Fini esulta: «Ha colto nel segno» Casini si sgancia: noi voteremo sì

Calderoli (Lega): finalmente Silvio ha tirato fuori i «maroni», la missione di pace è «’na vera sola»

Adalberto Signore

da Roma

Coglie nel segno Piero Fassino, che solo pochi minuti dopo l’intervento di Silvio Berlusconi dal palco di Gubbio ha già le idee chiarissime. «Sul Libano - spiega da Caorle - lui e Fini sbagliano, ma sono convinto che Casini non li seguirà». Una lettura, quella del segretario dei Ds, che di lì a poche ore si dimostrerà impeccabile. Perché se dal leader di An arriva un deciso plauso alle parole del Cavaliere, la presa di distanze dell’Udc è altrettanto netta. Con il segretario Lorenzo Cesa prima e Pier Ferdinando Casini poi che confermano la previsione di Fassino e allargano il solco che ormai da tempo divide i centristi dal resto della Casa delle libertà. Anche la Lega, infatti, è decisamente schierata al fianco di Berlusconi.
La pausa estiva, dunque, non risolve i contrasti interni al centrodestra e ripropone la dicotomia di sempre. Con un passo in più, visto che presto arriverà il momento di votare in Parlamento la missione in Libano, con il rischio che la spaccatura sia formalizzata da un passaggio istituzionale che non potrà non avere strascichi.
Per An è Gianfranco Fini a dare la linea. «Berlusconi - fa sapere - ha colto nel segno indicando la via per contrastare il governo Prodi in un’opposizone inflessibile, non pregiudiziale, da svolgersi nel confronto con le categorie e se necessario nelle piazze». E ce n’è anche per il segretario dei Ds, che accusa la Cdl di «non avere senso dello Stato». «La stizzita paternale di Fassino - attacca Fini - la rinviamo al mittente». Pure secondo Maurizio Gasparri «il voto sul Libano non è scontato» perché «chiediamo che si voti un ordine del giorno che esprima un giudizio complessivamente positivo sulle missioni militari di pace, ieri in Irak e Afghanistan, oggi in Libano».
Ancor più netta la posizione della Lega, l’unico partito che nel voto in Commissione sulla missione in Libano aveva scelto la strada dell’astensione. «Meno male - dice Roberto Calderoli - che dopo Bossi, che aveva giustificato il fatto per motivi economici, qualcun altro ha il coraggio di dire le cose chiaramente». «La missione in Libano è solo un modo - spiega il vicepresidente del Senato e coordinatore delle segreterie del Carroccio - per imbrigliare Israele e trovare un accordo con i terroristi. Detta alla romana - chiosa - ’na vera sola...». E pure sul richiamo all’opposizione dura Calderoli è d’accordo con Berlusconi: «Finalmente ha tirato fuori i maroni, evidentemente le vacanze gli hanno fatto bene. Noi in piazza già ci stiamo da tempo, vorrà dire che ci ritroveremo lì». E pure Roberto Cota, deputato e segretario della Lega Piemonte, applaude «un Berlusconi finalmente combattivo». «La Lega - spiega - lo vuole così. E sul Libano non dice nulla di strano: il governo non può pretendere di non avere una maggioranza e superare i suoi problemi grazie alla benevolenza dell’opposizione. Se non sono in grado di governare il Paese è bene che vadano a casa».
In tutt’altro modo, invece, la vede l’Udc. Che - Fassino a parte - prima per bocca di Cesa e poi di Casini prende decisamente le distanze da Berlusconi. «Per quanto riguarda la missione in Libano - dice il segretario centrista - proporrò ai gruppi parlamentari dell’Udc di Camera e Senato un voto coerente e conseguente a quello già espresso in Commissione insieme agli altri alleati del centrodestra». Parole cui segue l’avallo diretto di Casini, ieri a Teheran in qualità di presidente dell’Unione Interparlamentare. «Allo stato - spiega il leader dell’Udc - non vedo le ragioni per cui si dovrebbe cambiare una posizione già espressa in Commissione, che ha portato gran parte del centrodestra a votare “sì” all’invio dei nostri militari. Che sono in Libano in adempimento di una risoluzione dell’Onu e con il beneplacito di Israele e Stati Uniti».
Sostanzialmente d’accordo Francesco D’Onofrio, capogruppo centrista al Senato. «Se il decreto sulla missione - spiega - non prevede regole d’ingaggio diverse da quelle indicate dall’Onu non vedo come si possa votare diversamente da quanto fatto in Commissione. Non sarebbe un “no” al governo, ma alle Nazioni Unite». Non ha dubbi neanche Marco Follini. «Rispetto l’opinione di Berlusconi - dice l’ex segretario dell’Udc - ma resto della mia opinione. Voterò a favore della missione». Come pure il vicecapogruppo alla Camera Maurizio Ronconi secondo il quale «Berlusconi e Fini non potranno contraddire la loro esperienza internazionale» e dire «no» ai «nostri alleati storici».