Fini: «Fazio si deve dimettere È un dovere istituzionale»

Il vicepremier: «Onestà intellettuale e rigore morale non sono in dubbio, ma l’ostinazione a non lasciare può far perdere credibilità all’Italia»

Adalberto Signore

da Roma

E due. Dopo Giulio Tremonti, pure l’altro vicepresidente del Consiglio prende nettamente le distanze da Antonio Fazio. «Il governatore di Bankitalia - dice Gianfranco Fini - ha il dovere istituzionale di dimettersi». Parole, quelle del ministro degli Esteri, che oltre a formalizzare la posizione di An sulla querelle in corso (posizione peraltro già nota), spostano nettamente la barra dell’esecutivo. Se Silvio Berlusconi è infatti in cerca di una mediazione, preoccupato dal fatto che non esistono gli strumenti tecnico-giuridici per intervenire, ora i suoi due vice sono schierati decisamente contro il governatore. Da tempo Tremonti, da ieri pure Fini (che comunque già nei giorni scorsi aveva manifestato le sue perplessità). «Il rigore morale e l’onestà intellettuale di Fazio - è la premessa del leader di An - non è mai stata messa in discussione, perlomeno da parte nostra, e credo che nessuno possa farlo». Poi, l’allungo: «Fazio, però, è uomo delle istituzioni, è un servitore dello Stato. E ci auguriamo quindi che prenda atto del suo dovere istituzionale di dimettersi, perché con l’ostinazione del governatore a non rimettere il mandato l’Italia rischia di perdere credibilità internazionale». Un invito, quello di Fini, morbido solo nei toni ma decisissimo nella parole, soprattutto una: «ostinazione». E che si va ad aggiungere pure alla dura presa di posizione del ministro dell’Economia Domenico Siniscalco. «L’appello del vicepremier, unito a quello del ministro dell’Economia e alle parole più che chiare del presidente del Consiglio - spiega il leader di An - dovrebbero essere più che sufficienti per il governatore per dimettersi».
D’accordo pure Francesco Storace, perché «non si può restare in paradiso a dispetto dei santi». «In questo caso - spiega il ministro della Sanità di An - credo che Fini abbia ragione. Arriva un tempo in cui ci si difende meglio liberi dal peso di un incarico così autorevole. Se il 90 per cento del Parlamento si pronuncia in questa direzione, un gesto di disponibilità anche Fazio lo può fare». Una linea condivisa da un altro esponente di An, Sandro Delmastro, secondo il quale «la protervia con la quale Fazio si sta relegando, con la sindrome di Berlino da maggio 1945, nel bunker di Bankitalia è fuori luogo, irritante ed inaccettabile». Insomma, dentro Alleanza nazionale resta solo Pietro Armani l’unica voce fuori dal coro. «Questo linciaggio mediatico, largamente eterodiretto e stimolato dall’estero, a cui è sottoposto il governatore - dice - è il modo migliore per convincerlo giustamente a resistere».
Più sfumata, invece, la posizione dell’Udc. Da New York, rispondendo alle domande dei giornalisti, il presidente della Camera Pierferdinando Casini dice di non voler fare commenti perché «mi sembra se ne siano fatti anche troppi in libertà». In difesa di Fazio, invece, si schiera ancora una volta Rocco Buttiglione, secondo il quale «il governo ha fatto quello che doveva fare». «Poi - spiega il ministro dei Beni culturali ai microfoni di Radio Radicale - ognuno ha titolo per avere sue visioni personali e per partecipare ad un dibattito. Ma l’esecutivo, che parla per atti e non per chiacchiere, quello che poteva e doveva fare lo ha fatto». «La Banca d’Italia - dice Buttiglione - fa parte del sistema delle banche europee regolato da norme precise che hanno la finalità fondamentale di proteggere l’indipendenza delle banche dalla politica. Molti chiedono al presidente del Consiglio di fare qualcosa, nessuno però ha ancora spiegato cosa debba fare, a meno che non gli si chieda di uscire fuori dalla legge, fuori dal sistema legislativo che protegge l’autonomia delle banche centrali europee in generale e della Banca d’Italia in particolare».
Forza Italia e Lega, invece, scelgono sostanzialmente la strada del silenzio. Tra gli azzurri, infatti, l’unica voce è quella di Luigi Grillo, presidente della commissione Lavori pubblici del Senato. «Questa colossale campagna denigratoria di aggressione morale che non ha precedenti nella storia repubblicana - dice il senatore di Forza Italia da sempre schierato al fianco di Fazio - deve finire».
Tace del tutto, invece, la Lega. Né Umberto Bossi, né tantomeno i ministri Roberto Calderoli e Roberto Maroni sono tornati sulla questione Bankitalia. La posizione del Carroccio, infatti, resta quella dei giorni scorsi, formalizzata a Berlusconi nella cena di Arcore di martedì scorso. La Lega è contraria a che il governo ponga in essere atti formali contro Fazio ma non è neanche disposta a tirare su trincee in sua difesa. E quindi ha demandato ogni decisione al premier. «Silvio - ha detto Bossi martedì - la scelta spetta a te».