Fini: giusto che i figli di immigrati possano studiare il Corano a scuola

Il leader di An: «Gli extracomunitari sono un’opportunità, non un rischio». Reazioni favorevoli nel partito, «ma ci vuole reciprocità». Caute Forza Italia e Udc

Luca Telese

da Roma

L’ultimo strappo di Gianfranco Fini è in una intervista che Panorama pubblica nel numero di oggi. Il giornalista gli chiede: «E se un bambino musulmano volesse studiare il Corano a scuola?». E lui: «Penso che avrebbe tutto il diritto di farlo, come materia facoltativa».
Insomma, il presidente di An aggiunge un ennesimo tassello al suo nuovo corredo identitario. E così, dopo le note dichiarazioni sulla possibilità di concedere il diritto di voto agli immigrati, e la presa di posizione contro il «conflitto di civiltà» (affidata all’ormai celebre stroncatura del film «fallaciano» di Renzo Martinelli Il mercante di pietre) oggi consegna alle cronache un’altra opinione destinata ad aprire il dibattito. In sintonia con i leader più innovativi delle destre europee, da Cameron a Sarkozy, ma distante dai programmi delle destre tradizionaliste o xenofobe. Le parole di Fini sull’insegnamento del Corano sono parte di un ragionamento complesso e articolato. Spiega il leader di An: «L'Italia soffre di un problema demografico, abbiamo bisogno di immigrati, che sono un'opportunità, non un rischio. A patto che si integrino. Integrazione vuol dire innanzitutto garantire agli immigrati dei diritti, il diritto di credere nel loro Dio e di professare il loro culto. Vuol dire rispetto delle loro tradizioni e della loro storia. Al tempo stesso, da loro si deve pretendere che accettino la nostra cultura e adempiano precisi doveri». E poi, precisando: «Ovviamente questo discorso vale per chi entra in Italia con regolare permesso di soggiorno e contratto di lavoro, non per i clandestini, che vanno espulsi». Un ragionamento non prescindente dai valori che secondo lui gli immigrati devono rispettare in Italia, e che il leader di An elenca: «Separazione tra la sfera religiosa e la sfera pubblica».
Un ragionamento integrato e bilanciato dalle parole del portavoce, Andrea Ronchi: «Proprio perché siamo contrari ai ghetti che alcuni estremisti vogliono costruire in Italia, possiamo ipotizzare l’idea che il Corano entri nelle nostre scuole. Siamo contro le scuole coraniche dove si semina la pianta dell’odio religioso, siamo contro i ghetti etnici alla via Anelli, siamo per una scuola italiana che insegni ad ogni cittadino diritti e doveri».
E se interpellato a caldo Francesco Storace chiede tempo («Dichiarazioni tanto impegnative non possono essere commentate solo sulla base di un'anticipazione. Voglio prima leggere Panorama per verificare se le ha pronunciate veramente») c’è anche chi non è d’accordo, come il deputato di Forza Italia Maurizio Lupi: «Con tutta la stima e l'affetto che ho verso Gianfranco Fini ritengo che abbia detto un'enorme stupidata». Favorevoli invece il senatore di An Riccardo Pedrizzi, e Ignazio La Russa: «C'è una proposta di Fabio Torriero, che abbiamo fatto nostra: rendere obbligatorie per gli extracomunitari le nostre scuole pubbliche: se viene esclusa la possibilità di scuole coraniche, allora si capisce perché è positiva la proposta di Fini». Cauto l’Udc con D’Alia («E le altre confessioni? Questi sono argomenti da maneggiare con cura») e Buttiglione: «Fini ha ragione ma occorrono insegnanti con titoli riconosciuti dall’Italia»).