Fini: "Il governo deve avere potere decisionale"

Il presidente della Camera invita il Parlamento a lavorare unito alle riforme necessarie per rendere l’iter delle leggi più veloce. Da qui la necessità che maggioranza e opposizione collaborino "in un confronto non cronicamente conflittuale". Napolitano: "Vigilerò"

Roma - Con l’auspicio di una riforma dei regolamenti parlamentari, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, è entrato oggi nel cuore del dibattito tra maggioranza e opposizione sul ruolo delle Camere e sui rapporti con il governo. L’iter delle leggi, ha spiegato, deve diventare più veloce senza che questo pregiudichi il ruolo del Parlamento. Anzi. Il Parlamento diventa forte proprio se il governo ha un effettivo potere decisionale.

I processi decisionali "La previsione in Costituzione di un elenco di diritti e di libertà tutelate dal Parlamento non permette, da sola, a una democrazia di funzionare", ha spiegato Fini aprendo alla sala della Lupa di Montecitorio il seminario dal titolo Il parlamento non è solo legislatore. Occorre, ha proseguito, che "anche i processi decisionali siano efficienti e rapidi, così da non determinare una grave lesione del circuito della responsabilità politica che costituisce il nucleo essenziale di una democrazia governante". Pertanto, ha sottolineato, "in una forma di governo parlamentare come la nostra, un Parlamento forte può esistere a condizione che coesista con un governo che, legittimato nella sua leadership dal risultato elettorale, sia dotato di effettivi poteri di decisione".

I regolamenti parlamentari A questo riguardo, per il presidente della Camera "forte è l’auspicio che, a Costituzione invariata, si intervenga sui regolamenti parlamentari in modo da velocizzare le procedure legislative e rendere più dinamico il rapporto con il governo, in un quadro, però, di autentico riconoscimento del diritto al controllo da parte dell’opposizione, quale controparte funzionale del governo in Parlamento". Citando Giuseppe De Vergottini, il numero uno di Montecitorio ha assicurato che "in una compiuta democrazia dell’alternanza l’opposizione è una vera e propria 'Istituzione costituzionale', una sorta di 'governo potenziale in attesa'". Del resto, secondo il presidente della Camera, "in un regime parlamentare, caratterizzato dall’alternanza tra schieramenti contrapposti, il compito assegnato al principio della separazione tra i poteri da Locke a Montesquieu non passa più attraverso la separazione del legislativo dall’esecutivo, quanto piuttosto dalla dialettica tra il continuum governo-maggioranza, da una parte, e opposizione, dall’altra".

Le funzioni non legislative È in questo scenario, ha proseguito Fini, che "anche il problema della 'sorte' delle funzioni non legislative delle Camere deve essere maggiormente approfondito, giacché tali funzioni, rappresentando la metà del complesso delle attività parlamentari, costituiscono un indicatore del grado di vitalità dell’istituzione parlamentare, che non può essere compresso oltre misura anche quando il pendolo del potere di decisione oscilla verso l’esecutivo". Proprio sul ruolo dell’opposizione Fini ha insistito molto dal momento che il ruolo del Parlamento "risulta 'centrale' in una logica complessa", sottolineando che "non è centrale solo perché concorre all’assunzione delle decisioni di governo con l’esecutivo" ma anche "in quanto deve verificare il corretto funzionamento democratico del sistema dei poteri".

Il dialogo tra maggioranza e opposizione Secondo Fini è proprio per far fronte a questo scopo che "maggioranza e opposizione devono interagire in Parlamento, in un confronto dialetticamente intenso ma non cronicamente conflittuale". Per il presidente della Camera, infatti, "l’opposizione deve soprattutto stimolare il Parlamento, quindi anche la maggioranza, a non dimenticare l’esigenza di controllare la consistenza democratica dell’azione dei pubblici poteri". "Nella relativa interazione si origina una dialettica che può essere virtuosa se si riescono a soddisfare contemporaneamente governabilità e garanzie", ha continuato Fini sollecitando il ritorno "allo spirito 'costituente' di alcune precedenti e importanti riforme regolamentari, così da contribuire a modernizzare il sistema Italia attraverso una parziale, ma opportuna, riorganizzazione del diritto parlamentare che, in ossequio a un classico insegnamento, dovrà sempre essere ispirata al rispetto di quei valori costituzionali in cui si invera la storia della democrazia italiana".

Napolitano: "Vigilerò" "Continuerò ad esercitare con rigore e trasparenza le prerogative attribuitemi dalla Costituzion", ha commentato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sottolineando che "in Italia si governa con leggi discusse e approvate dalle Camere nei modi e nei tempi previsti dai rispettivi regolamenti e solo in casi di straordinaria necessità e urgenza con decreti". Su questo punto, assicura che eserciterà con rigore le prerogative attribuitegli dalla Costituzione. In quanto alla mancata elezione da parte del Parlamento del giudice costituzionale, in sostituzione del dimissionario professor Vaccarella, il presidente Napolitano ha ribadito che non accadrà mai - sebbene la nomina possa ritardare per la mancanza di un accordo tra maggioranza e opposizione - che questa avvenga con una contrattazione tra partiti. "Non è mai accaduto e non accadrà neppure questa volta - ha, quindi, assicurato Napolitano - considero semplicemente ingiuriosa l’ipotesi che il Presidente possa piegarsi ad una simile, impropria e prevaricatoria contrattazione tra partiti".