Fini ha steccato: la sua destra non esiste più

Caro Granzotto, 1,36%. La percentuale del partito di Fini a Latina. Nemmeno il 2% a livello nazionale. Perbacco...
Simone Locci
Lucca

Piffero di montagna, caro Locci. Tale s’è mostrato Gianfranco Fini, che andò per suonare e fu suonato. Poverino. Anzi, poverini: lui, l’eminenza grigia e il fido Bocchino. Dalla loro Waterloo (per sopravvivere politicamente si dovranno mettere agli ordini di Pierferdinando Casini, sempre che Casini se li voglia aggregare. Il «Che fai? Mi cacci?» ormai perseguita il presidente della Camera) si può comunque trarre un’indicazione interessante: Lega a parte, pur con tutti i mugugni, le lune storte e i mal di pancia l’elettorato di destra si riconosce in Berlusconi e nella sua azione di governo. Non c’è una finiana «nuova destra» o «vera destra» (ovviamente moderna ed europea, ci mancherebbe) che tenga. Così come non tiene la «terza gamba», polverizzata dalla sentenza elettorale. La destra ha dunque l’incommensurabile vantaggio di identificarsi in una formazione politica, quella e quella sola. Forza della quale non dispone la sinistra, divisa tra il giacobinismo perbenista di un Veltroni o di un Bersani; il giovanilismo dei Matteo Renzi e delle Serracchiani; il girotondismo chic, bamboccesco ma assai danaroso dei Palavobis; il «tutti ladri e mascalzoni (meno noi)», tutti «vaffa (meno noi)» dei grillini; il marxismo col birignao di Vendola, la Carolina Invernizio di Bari; il tintinnio di manette dei Di Pietro e dei De Magistris; il veterofemminismo di potere delle Bindi e delle Finocchiaro e infine, ultima cotta «sinceramente democratica», il bagaglio eversivo, le manfrine sessantottine, le fisime multietniche e l’ipocrisia culturale di Giuliano Pisapia. Alla bisogna (ovvero per tentare di battere la destra) tutte queste anime possono - lo hanno già fatto - orgiasticamente ammucchiarsi ai fini elettorali. Potrebbero anche spuntarla: ma non governare il Paese perché ciascuna ha un’idea sua di come farlo. Però su come disfarlo, quelli lì si trovano sempre d’accordo.
Non dobbiamo - non possiamo - consentirglielo. Cominciando con lo sbarrare la strada a Pisapia e a De Magistris, esponenti della sinistra più spregiudicata e spavalda. Senza dire del suicidio sociale nel consegnare due città come Milano e Napoli in quelle mani, il loro eventuale successo avrebbe un risvolto negativo anche in seno alla maggioranza, alimentando le ambizioni di peones e caporalmaggiori con la fissa del «distinguersi» per poter con più agilità saltare poi sul carro dell’eventuale vincitore. Già ce ne sono che battono la fiacca in modo vergognoso, ci mancano solo i frondisti della domenica. La partita in gioco è molto alta e tornando a quanto detto prima, anche i renitenti alla leva se la possono giocare senza turarsi il naso. Procedura che andava bene quando la predicò Indro Montanelli, ma del tutto fuori luogo oggi. Alla destra berlusconiana, come del resto alla Lega, non ci sono quelle alternative rappresentate, allora, dai partitini «laici». Il risultato dei finiani ne è la prova provata. Dunque, o di qua o di là.

Ps: poscritto importante. Suor Maria Regina, della missione di Dubbo, in Etiopia, manda a dire che il pulmino ancora non è arrivato, ma l’acqua sì. Dopo aver scavato - con macchinario proveniente da Addis Abeba - fino a 162 metri, il pozzo della missione è ora operante. Acqua ottima, fresca e abbondante. Il paese è in festa e non parliamo delle suorine. Che ringraziano e ricordano nelle loro preghiere i generosi donatori del Giornale. Uno per uno.