Fini: «Hamas ha rotto la tregua impossibile revocare le sanzioni»

da Roma

Formalmente, tutto bene. Cordiali ed affettuosi gli incontri avuti a Roma in due giorni dal presidente dell’autorità palestinese Abu Mazen, tanto con i rappresentanti del governo che dell’opposizione. Una conferma dell’impegno italiano a lavorare per la pace, compiacimento per la formazione del governo di unità nazionale tra Hamas e Fatah, soddisfazione per le rassicurazioni giunte dall’ospite sulla «eccezione» - come l’ha chiamata - della rottura della tregua da parte delle brigate Ezzedin Al Qassam, braccio armato di Hamas.
Sotto il pelo dell’acqua, però, già s’intravede la divaricazione delle posizioni nel nostro Paese rispetto all’evolversi della situazione medio-orientale. E se Prodi martedì sera, prima della cena con il presidente dell’Anp aveva assicurato che l’Italia si assumerà «un impegno molto forte» nei confronti della commissione europea affinché riprendano al più presto gli aiuti finanziari Ue ai palestinesi, ieri Gianfranco Fini - giusto al termine di un suo lungo colloquio con Abu Mazen - ha tenuto a far presente che proprio la rottura della tregua «rende impossibile per la comunità internazionale, e in particolare per l’Italia, avviare quegli aiuti economici che nei confronti del governo palestinese sono possibili solo se Hamas riconosce il diritto di Israele di esistere».
Il presidente di Alleanza nazionale non ce l’aveva certo con Abu Mazen, di cui ha anzi tenuto a riconoscere «una garanzia per chi vuole la pace e il riconoscimento di Israele nel suo diritto ad esistere». Né è parso rivolgersi al premier e ai «duri» di Hamas che di fatto hanno avallato la rottura della tregua con lanci di missili e bordate di mortai. Quanto semmai è parso rivolgersi proprio a Romano Prodi che si era fatto garante dell’impegno a risolvere la questione anche senza che le richieste fatte ad Hamas sul riconoscimento di Israele siano state soddisfatte. Tant’è che non ha evitato una punzecchiatura al premier, notando come la sera precedente Prodi avesse cambiato il tiro, decidendosi a tirare in ballo la sua preoccupazione per la rottura della tregua, dopo che il suo assordante silenzio sul tema nel corso del suo intervento al ricevimento offerto dalla ambasciata di Gerusalemme a Roma aveva creato non poche «perplessità».
Per Fini insomma - ma la pensano allo stesso modo anche Forza Italia e Udc - finché non sarà chiaro ed esplicitato il riconoscimento di tutto il governo palestinese sul diritto all’esistenza di Israele, resta impossibile che la Ue possa dare il via libera alla ripresa del flusso di aiuti finanziari verso Gaza e i territori. Prodi invece ha assicurato il massimo dell’impegno in questa direzione. Così che il tema - in discussione prossimamente a Bruxelles - potrebbe venire a costituire un contenzioso aspro sul terreno della politica nazionale. Favorevole alla ripresa degli aiuti, nella maggioranza, si è detto anche Diliberto che a sua volta ha incontrato Abu Mazen il quale lo ha invitato a far visita al Parlamento palestinese. Il numero uno del Pdci si è augurato comunque che «l’atteggiamento prudente del presidente dell’Anp prevalga sulle spinte più radicali» e ha chiarito il suo sì alla ripresa dei finanziamenti rilevando che «le sanzioni non servono certo alla pace».
Più prudente Fassino, che ha a sua volta annunciato un viaggio in Palestina - e Israele - per il prossimo mese di giugno, in quanto capo della speciale commissione dell’Internazionale Socialista per il Medio Oriente. A suo modo di vedere quel che serve è «lavorare per evitare una escalation» e in questo senso ha giudicato positivamente il piano saudita che riconosce Israele e cui Gerusalemme guarda con un certo interesse. Il leader dei Ds ha chiarito di aver chiesto ad Abu Mazen di lavorare per il proseguimento della tregua e di aver ricevuto assicurazioni in tal senso dal presidente dell’Anp. Il quale, prima di ripartire da Roma è tornato ad auspicare che il lancio di missili di martedì mattina possa costituire «una eccezione che non si ripeterà» ed ha anche chiarito di voler affrontare i colloqui quindicinali con il premier israeliano Ehud Olmert con «sempre maggiore impegno» alla ricerca di accordi e di pace.