Fini: i Ds hanno tifato per Unipol perché volevano l’egemonia su Bnl

Il leader di An sfida Fassino a «Porta a Porta: «Avete perso l’aureola». Il segretario della Quercia: «Il premier mette in dubbio la mia onorabilità»

Massimiliano Scafi

da Roma

Sorrisi prima del via e una stretta di mano per i fotografi. Ma subito dopo il gong lo scontro è ruvido, aspro, abrasivo. Gianfranco Fini attacca: «C’era un tifo che vedeva impegnata la sinistra affinché la Bnl diventasse organica alla Quercia, come la Legacoop e l’Unipol». E affonda: «Ma questi sono rapporti che finiscono per creare egemonia perché è evidente che un partito come i Ds, qualora avesse acquisito il controllo di una grande banca, ne avrebbe avuto interesse al di là del piano puramente economico». Piero Fassino replica: «Contro di me una campagna di veleni. Io non avevo alcun interesse né economico né politico». Poi rilancia: «Berlusconi, che mette in discussione la mia onorabilità, perché non parla alla gente dei suoi processi, dei reati caduti in prescrizione? Possiamo sperare in un clima meno incivile?». Il vicepremier alza le spalle: «Non sei credibile. Tu pensi che se Consorte fosse diventato il numero uno di Bnl avrebbe privilegiato le cooperative o i piccoli risparmiatori?». Il segretario diessino allarga le già larghe braccia: «È del tutto normale che uomini politici incontrino esponenti del mondo della finanza. Che dovremmo fare, chiuderci in convento?».
F contro F, a «Porta a Porta» il duello si scalda. Fassino sventola una fotocopia del Giornale all’epoca del caso Telekom Serbia. «Contro di me - sostiene - Berlusconi usa le tecniche della propaganda nazista, quella di Goebbles. Calunnia calunnia, qualcosa resterà. Già in passato il Giornale ha scatenato una campagna contro di me e Prodi che si è rivelata completamente falsa». Fini gli chiede se è nervoso. Nessun nervosismo, ribatte, però rilancia l’idea del complotto mediatico: «L’aggressione degli ultimi 15 giorni nei nostri confronti ha mascherato il fatto che nelle indagini su Fiorani sono coinvolti sei o sette esponenti del centrodestra. I loro nomi sono stati pubblicati sui giornali, ma io adesso non li farò, perché non si sputtana la gente così».
Eccola, insiste il leader della Quercia, la diversità dei Ds. «Sì, siamo diversi perché noi non usiamo le inchieste come forma di lotta politica». «Allora ti consiglio di rileggerti l’Unità», lo interrompe il ministro degli Esteri. «Qualche giorno fa - prosegue Fassino - è arrivata la notizia di un provvedimento giudiziario contro un importante ministro di An. Ma noi non abbiamo commentato, non c’è una parola mia o di D’Alema o di Veltroni, che forse lo avrà come avversario nella competizione per il sindaco di Roma». «Gianni Alemanno - risponde Fini - ha dato una lezione di stile rinunciando all’immunità parlamentare per consentire il prosieguo delle indagini, anche perché l’ipotesi di reato è inconsistente».
Politica poca, programmi ancora meno anche se Fini spiega che «con Berlusconi e Casini siamo d’accordo, chi prende più voti governa. Per cui se An avrà anche un solo voto in più di Fi sarò indicato io capo del governo». Gran parte del faccia a faccia viene comunque monopolizzato dal caso Unipol. Fassino appare soddisfatto quando arriva la precisazione degli avvocati di Consorte che dicono che i famosi 50 milioni sono «nella disponibilità» dell’ex presidente Unipol e sono affidati a due fiduciarie. «Noi non c’entriamo niente - dice il segretario -. Deve essere chiaro a tutti. I magistrati chiedano quello che devono chiedere, a me importa che non c’entriamo niente». Di quei soldi quindi «Berlusconi può domandare a Gnutti, o a Consorte stesso, non a me: prima di tirare in ballo la mia onorabilità, spieghi agli italiani dei suoi processi e delle leggi ad personam». Conclusione: «Non ho fatto pressioni su nessuno, la mia telefonata a Consorte era solo per informazione. Bernheim? Ha 80 anni ed è uno degli esponenti più autorevoli della finanza europea. Berlusconi dice che ci sono andato a pranzo con D’Alema. Qual è l’accusa?».
Su questo punto Fini è d’accordo: «Il presidente delle Generali l’ho incontrato anch’io diverse volte, in tempi non sospetti. Comunque voi avete perso l’aureola della diversità di berlingueriana memoria». E sulle Coop aggiunge: «Non vanno criminalizzate ma dare scalate per diventare banchieri è tradirne lo spirito». Quanto al clima, «è indubbio che dovrebbe essere più sereno ma è anche vero che in passato ci sono stati mesi, anni in cui la sinistra ha scatenato campagne di insulti e accuse verso il centrodestra e Berlusconi, accuse che 99 volte su 100 si sono rivelate solo propaganda politica, per cui chi è causa del suo mal pianga se stesso». E poi attenzione a non confondore il tifo «con il dodicesimo uomo in campo». Domanda finale: «Perché il segretario di un grande partito vuole sapere se una scalata è andata in porto, c’era un piano o solo curiosità? Che vantaggio pensava di trarne? Maliziosamente posso rispondere che i Ds che godono del sostegno legittimo di Legacoop e Unipol avrebbero avuto un interesse obiettivo a controllare una banca attraverso un uomo di fiducia come Consorte».