«Fini? È importante, ma senza Berlusconi non esiste il partito»

Roma«Non enfatizzerei le critiche che compaiono sui blog».
Ministro Fitto, Gianfranco Fini è stato però preso di mira.
«Sì, ma derubricherei l’intera questione a piccole fibrillazioni, portate avanti da singoli appartenenti al partito».
In questo caso di Forza Italia.
«Sinceramente non perderei altro tempo su questa faccenda. Fini è un leader nazionale che ha contribuito in maniera determinante, negli anni, alla definizione dei principali passaggi politici del centrodestra. E oggi è un punto di riferimento. Concentriamoci sull’aspetto davvero importante».
Prego.
«Siamo a pochi giorni da un appuntamento storico, perché sta per nascere il più grande partito del nostro Paese».
Compatti e obiettivo comune?
«Il clima è quello giusto e il grande soggetto unitario, che dovrà essere la cinghia di trasmissione dell’azione di governo, non nasce dal nulla».
Si riferisce al noto “predellino”?
«Il Pdl nasce il 2 dicembre 2006, con l’eccezionale movimento di piazza ad indicare il percorso. A seguire, vi sono stati passaggi molto importanti: il discorso di Silvio Berlusconi in piazza San Babila e il responso elettorale».
Come dire, il Popolo della Libertà si è già espresso?
«Certo. Abbiamo chiesto fiducia agli italiani con il simbolo del Pdl e preso un numero di voti abbondantemente superiore a quello delle singole sigle».
Solito ritornello: Berlusconi presidente per alzata di mano o voto segreto?
«La sua forte leadership rappresenta un punto di riferimento fondamentale per tutti. Senza di lui il progetto non si sarebbe mai potuto realizzare. Al tempo stesso, nel Pdl confluiranno diverse anime, con tanti esponenti politici pronti a portare in dote la loro storia».
Ripeto il ritornello...
«Secondo me, in prospettiva, è ragionevole, legittimo chiedere strumenti democratici per scegliere il leader. Oggi, però, mi pare un “non problema”. Non ci sono altri candidati ed eleggeremo Berlusconi, indicato già come presidente da milioni di italiani».
Ci saranno spifferi o correnti nel Pdl?
«Non penso ci sia questo rischio. Va bene, se dovremo discutere e confrontarci su temi specifici. Ma dico no a correnti, così come sono sempre concepite, con una logica sbagliata di potere».
Dibattito sì, interessi di bottega no?
«Stiamo per approvare lo Statuto, che dovrà contenere, oltre alle regole, il nostro richiamo valoriale. Dobbiamo dunque sintonizzarci sui contenuti programmatici e legarli alle esigenze dei cittadini. Così potremo raggiungere l’obiettivo lanciato dal premier, superando il 50% dei consensi, limite potenzialmente alla nostra portata».
Libertà di coscienza o ordine di scuderia?
«La libertà di coscienza sui temi etici, come detto da Berlusconi, è un valore chiaro. Su alcune questioni, come la difesa della vita, si potrà trovare una sintesi, come avvenuto per il caso Eluana. In Cdm, ad esempio, fummo tutti favorevoli al decreto. E riprendendo quanto detto da Sandro Bondi al termine della riunione, fu un passaggio fondamentale nella strada per il Pdl».
A proposito di Bondi, le piace l’ipotesi dei tre coordinatori?
«Denis Verdini ha svolto un lavoro non semplice, difficile, di confronto continuo con An e i partiti minori. Lui, Bondi e Ignazio La Russa hanno le carte in regola per costituire un’ottima terna, un gruppo di grande esperienza».
Il Pdl impari dal Carroccio, dice il Cavaliere.
«La militanza è uno degli aspetti decisivi. La Lega ha dimostrato che bisogna rapportarsi il più possibile con il territorio, per spiegare la propria azione».
Europee, ministri candidati: sì o no?
«Se l’obiettivo è far scendere in campo i ministri, personalmente sono pronto. È anche vero che la nostra diretta candidatura potrebbe rallentare l’azione di governo. In ogni caso, la decisione spetta a Berlusconi».
Michela Brambilla presto ministro. Va allargata la squadra di governo?
«Tema delicato. Da una parte, viste mole di lavoro e oggettive difficoltà che s’incontrano nel rapporto con le Commissioni parlamentari, l’aumento dei componenti sarebbe giustificata. Dall’altra, però, vista la crisi economica, la scelta potrebbe essere strumentalizzata, in primis dal demagogico Pd».
Piano casa. Tutto ok con le Regioni?
«Bisogna confrontarsi, perché il tema impatta con le loro competenze. Stiamo definendo un incontro nella Conferenza Stato-Regioni. In quel contesto, Berlusconi si è detto disponibile ad illustrare di persona il piano».