Fini prima inciampa su Mancino poi tenta di rimediare a Ballarò

EQUIVOCO Il portavoce: «Un lapsus, intendeva dire Ciancimino jr». Ma i dubbi restano

RomaManda in tilt la maggioranza, dopo pranzo, pizzicato in un fuori onda difficile da mandar giù. Per il passaggio sul Cavaliere «confuso» tra consenso e immunità, convinto com’è di essere «monarca assoluto», così come per lo scivolone su Nicola Mancino, inserito «per errore» nella lista fornita dal pentito di mafia Gaspare Spatuzza. Poi, dopo cena, on air, si collega via telefono con Ballarò e prova (forse) a smorzare i toni, senza arretrare però d’una virgola sulle sue posizioni.
La lunga giornata di Gianfranco Fini inizia con i fischi pidiellini e si conclude con gli applausi del pubblico (poco pidiellino, a onor del vero) di Giovanni Floris. Ma andiamo con ordine, partendo dal video galeotto, «filtrato» in alcune sue parti, messo in rete da Repubblica.it. Il punto in questione è delicato. E il passaggio chiave, «rubato» all’inquilino di Montecitorio lo scorso 6 novembre, durante un convegno a Pescara su Paolo Borsellino, che scatena per ore stupore e preoccupazione nel Pdl, riguarda il «riscontro scrupoloso» da effettuare sulle dichiarazioni del pentito. Una potenziale «bomba atomica». Già. Perché Spatuzza - riferisce Fini al procuratore capo della città abruzzese, Nicola Trifuoggi, seduto al suo fianco sul palco, mentre prende la parola il pm Antonino Di Matteo, che al processo «Borsellino ter» sostenne sostanzialmente che con le dichiarazioni del pentito Cancemi era sufficientemente provato che Berlusconi era il mandante della strage del ’92 in via D’Amelio - «parla apertamente di Nicola Mancino». Ovvero, del «vicepresidente del Csm», oltre che del capo del governo.
Boom. A Montecitorio ci si interroga: come può sapere Fini che Spatuzza avrebbe fatto pure il nome di Mancino, visto che i verbali sono pieni di «omissis»? È un fiorire di congetture. E tocca a lui, in prima persona, chiarire con il diretto interessato l’equivoco commesso. A Mancino, così, Fini spiega di aver fatto confusione, attribuendo al pentito Spatuzza quanto detto da Massimo Ciancimino sulla presunta trattativa Stato-mafia (vedi il famoso papello). «Gli chiedo scusa», commenta in tv. E lo spiega a chiare lettere pure il suo portavoce, Fabrizio Alfano: «Il presidente della Camera si riferiva a quanto emerso dagli organi di informazione nel corso delle ultime settimane, relativamente alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, tra cui Brusca, Ciancimino e Spatuzza, in ordine alle quali intendeva sottolineare, a garanzia delle Istituzioni, la necessità di riscontrare con il massimo scrupolo l’attendibilità delle loro parole».
Insomma, Fini fa ammenda con Mancino, che a caldo commentava con ironia: «Io sono contro le bombe atomiche». Salvo poi aggiungere: «Ignoro il contenuto delle dichiarazioni di Spatuzza sul mio conto». In ogni caso, «ribadisco l’assoluta mia estraneità a ogni forma di coinvolgimento nella presunta trattativa Stato-mafia, che, se avvenuta, non è stata mai portata alla mia conoscenza». Incidente chiuso? Forse.
Intanto, a Ballarò, Fini spiega la sua linea. «Come risulta evidente dal filmato, le cose che dico in privato le dico anche in pubblico». In ogni caso, «sono convintissimo che Berlusconi non c’entri nulla con la mafia». Detto questo, «c’è un pentito che lo chiama in causa» e «la magistratura deve esprimere il massimo impegno e il massimo scrupolo per verificare le dichiarazioni dei pentiti».
In definitiva, tornando al premier, «Berlusconi ha il diritto di governare, ma ha anche il dovere di rispettare gli altri poteri: la magistratura, il Parlamento e tutti gli organismi di garanzia, dalla Corte Costituzionale al capo dello Stato». Adesso, rimarca, «non mi si dica che è una novità, perché - ribadisce - queste cose le ho dette a lui in privato e in pubblico in mille circostanze». Per capirci, «non ho nulla da chiarire e su questo non cambio opinione». Applausi, per il momento solo sulla terza rete.