Fini: "Inquietante, Visco lasci". Ora la Cdl vuole Prodi in Aula

An giudica "sconcertante" il riserbo del Quirinale, Forza Italia invoca "l’immediata verifica" in Parlamento, l’Udc chiede che "si vada in fondo alla vicenda". Ma Casini sceglie il "no comment"

Roma - Se l’Unione cerca di far calare la nebbia sulla vicenda Unipol-Visco, la Casa delle libertà non ci sta. E a ventiquattrore dalle rivelazioni de il Giornale sulla testimonianza resa dal generale Roberto Speciale, cerca di tenere alte la pressione e l’attenzione dell’opinione pubblica. Non c’è, però, soltanto l’indignazione a dominare i commenti del centrodestra. Le forze della Cdl avanzano anche due precise richieste politiche: le dimissioni di Vincenzo Visco e un intervento di Romano Prodi nelle aule parlamentari per chiarire i controversi contorni del caso.
«È una vicenda inquietante: o si contesta al comandante generale della Guardia di finanza Roberto Speciale di aver detto il falso oppure la deposizione di Speciale è un atto di accusa nei confronti di Visco che in questo caso deve rassegnare le dimissioni» attacca Gianfranco Fini. «L’unica cosa che non si può fare - aggiunge - è quello che ha fatto Prodi che parla di propaganda, di mistificazione giornalistica, di linciaggio mediatico. Se fa così vuol dire che ha qualcosa da nascondere. Lo stesso Di Pietro lo ha capito, perché anche lui parla di vicenda inquietante che va chiarita». Sempre dalle fila di An una critica forte e circostanziata viene rivolta alla Procura di Milano. «Sconcerta» che dalla procura di Milano, da Palazzo Chigi e dal Quirinale non ci sia alcun seguito alla vicenda che ha coinvolto il viceministro dell’Economia e il comandante della Guardia di finanza, dice il senatore Alfredo Mantovano. «L’autorità giudiziaria milanese informa che non vi sono anomalie di rilievo penale e per questo non ha nemmeno aperto le indagini. Vuol dire che un esponente di governo può tranquillamente imporre il trasferimento immediato di alti ufficiali di un corpo di polizia al comandante dello stesso corpo di polizia senza che della questione debba interessarsi alcun pm». Il presidente del Consiglio, prosegue il senatore, «ha da tempo sancito che per lui il caso non esiste: se quella carica fosse coperta da Berlusconi, queste spallucce farebbero invocare il golpe; riferito a Prodi, va tutto bene. Il Capo dello Stato finora ha mantenuto un completo riserbo. Questo silenzio equivale a confermare che è tutto nella regola? Basta saperlo: domani potrebbe essere normale che il ministro dell’Interno ordini al capo della polizia il trasferimento di un questore che indaga su vicende sgradite, anche solo politicamente, al primo». L’intervento del Quirinale viene invocato anche da Francesco Storace, mentre Maurizio Gasparri ricorda la condanna subita da Visco per abusi edilizi a Pantelleria.
La linea della fermezza e della trasparenza viene richiesta a gran voce anche dall’Udc che con il segretario Lorenzo Cesa chiede a Prodi e Visco di chiarire. «Il silenzio e gli imbarazzi di Palazzo Chigi sono eloquenti. Le qualità morali, la lealtà allo Stato e il senso di equilibrio e responsabilità del generale Speciale sono al di sopra di ogni dubbio. Se le cose restano così, le dimissioni di Visco appaiono inevitabili». Una richiesta di «andare a fondo sulla vicenda» sposata anche da Carlo Giovanardi e da Rocco Buttiglione mentre Pier Ferdinando Casini si trincera in un rigoroso «no-comment».
Forza Italia, a sua volta, sposta il tiro soprattutto sulla necessità di trasferire dalle agenzie di stampa alle aule parlamentari il «caso Visco-Speciale». «È una vicenda gravissima, dai contorni inquietanti e imbarazzanti per il governo, che necessita di un immediato chiarimento e di una verifica in Parlamento» dice Renato Schifani. Fabrizio Cicchitto ritorna, invece, a manifestare le proprie perplessità per l’operato della magistratura. «Quello del procuratore generale di Milano è un malaccorto soccorso rosso nei confronti del ministro Visco» scrive in una nota il vicecoordinatore di Forza Italia. «Che un ministro intervenga in modo assillante sul comandante generale dell’arma della Guardia di Finanza per richiedere il trasferimento di alcuni ufficiali allo scopo di proteggere la sua parte politica certamente ipotizza un comportamento irregolare, probabilmente sul piano giuridico, sicuramente sul piano politico. Se un fatto del genere avesse riguardato un ministro del governo Berlusconi - prosegue - avremmo avuto l’intervento della magistratura e forse anche quello di alti livelli istituzionali».