Fini: "Inutile votare i piccoli partiti" Casini attacca: "Siete alla frutta"

Il leader di An si appella agli italiani affinché non disperdano il proprio voto nei "partitini". Poi avverte Casini: "Gli elettori dell'Udc non ti seguiranno". E sul Pdl assicura: "L'Italia ha bisogno di un unico partito di centrodestra". La replica del leader Udc

Roma - "Io credo che il riferimento al voto utile sarà ben presente nella testa degli elettori: sono certo che non voteranno per quei partiti presenti sulla scheda solo per onor di firma ma hanno nessuna possibilità di governare". Dai microfoni di Radio Anch'io, il leader di An Gianfranco Fini inquadre le prossime elezioni come uno "scontro" tra Pdl e Pd assicurando che l’elettore non voterà "per il partitino che è presente solo per onor di firma".

Il voto utile Fini a tutto campo in vista delle prossime elezioni. Ma con un passaggio importante: la struttura del Popolo della Libertà e l'imminente scontro con il Partito democratico. "In questa campagna elettorale - sottolinea il leader di alleanza nazionale - ci si sta confrontando come se il referendum si fosse già svolto: i partiti spesso vanno più veloci delle leggi. Si va verso grandi schieramenti e il confronto è tra il Pdl e il Pd. Ci sarà quella semplificazione da parte degli elettori che non voteranno per chi non ha la possibilità di governare".

Replica Udc "Penso che sono alla frutta. Se all’inizio della campagna elettorale, a due mesi dal voto debbono far ricorso all’argomento del voto utile e non parlare dei loro programmi e di ciò che propongono agli italiani, vuol dire che hanno pochi argomenti". Così Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc, replica a Fini e Berlusconi che invitano a non sprecare il voto destinandolo ai piccoli partiti.

Il futuro del Pdl Sull’unificazione con Forza Italia nel Pdl, in Alleanza Nazionale "si discuterà per tutto il tempo che sarà necessario". Fini ribadisce di "non aver cambiato idea" rispetto alle critiche da lui avanzate dopo il "discorso dal predellino" di Berlusconi: "Ero e resto contrario ad una confluenza. Oggi è diverso: discutiamo di liste, programmi e regole. Faremo un congresso per discutere finchè sarà necessario". In caso di posizioni divergenti all’interno del Pdl, si deciderà a maggioranza. "Ecco cosa è cambiato rispetto a San Babila": "Io non ho cambiato idea: a San Babila dissi di no ma oggi la condizione è diversa perché Berlusconi mi ha chiesto di contribuire a creare insieme un nuovo partito, e questo è cosa del tutto diversa dal confluire in un partito già deciso". In ogni caso, il processo che porterà allo scioglimento di An dovrà vedere ancora delle tappe, e avverrà nel rispetto della democrazia interna: "Non posso fare nulla senza il consenso degli iscritti. In autunno ci sarà il congresso e lì si verificherà se ci sono le condizioni per un nuovo soggetto politico con Forza Italia e altri". Per questo il partito "discuterà per tutto il tempo che sarà necessario". Ma ai nostalgici del simbolo che non sarà più sulle schede, Fini dice: "Una identità legata solo ai simboli è una identità debole. Quella di An è legata a valori e programmi". "L’Italia ha bisogno di un unico grande partito del centrodestra", ammette Fini guardando avanti e dicendo addio "ai simboli gloriosi ma del secolo scorso".

Un centro diviso Non lascia indietro il leader dell'Udc Casini, colpevole di aver abbandonato la vecchia alleanza e aver frammentato ulteriormente la scena politica. Una scelta che sicuramente non piacerà agli elettori centristi. "Penso che molti degli elettori dell’Udc voteranno per il Pdl", spiega Fini senza tuttavia nascondere che i tre partiti di centro - Udc, Rosa Bianca e Udeur - potrebbero confluire in un solo soggetto. "Al momento - dice Fini - se si è disuniti al centro diventa difficile poter aspirare ad unire gli italiani per presentarsi depositari di un messaggio politico".

No a liste sull'aborto Fini invita, poi, a "non usare un dramma come l’aborto per fare liste elettorali". Lo dice guardando all’iniziativa di Giuliano Ferrara che invita il Pdl al collegamento con la sua lista "Aborto? No, grazie". "Ferrara - osserva - sarebbe un ottimo candidato sindaco di Roma e forse anche un ottimo sindaco. Ma mi auguro che rinunci all’idea di una lista elettorale fondata su una questione così drammatica come l’aborto. Io sono contrario all’aborto, ma è sbagliato usare questo dramma per fare una lista, anche se Ferrara è animato da serietà nel combattere contro l’interruzione anticipata delle gravidanze". Proprio per questo, il leader di An si augura che "non ci sia un apparentamento" dal momento che, alla fine, non ci saranno quelle liste.