Fini: "Gli italiani non voteranno i piccoli"

L’ex vicepremier: "Non ci saranno frammentazioni, avremo una maggioranza solida in tutti e due i rami del Parlamento"

da Roma

Veltroni come l’illusionista Houdini. «Vuol far sparire, magari nascondendolo nel pullman, quello che è il risultato di due anni di governo di centrosinistra». Gianfranco Fini arriva a Verona per un convegno sul fisco e non manca di far rilevare le incongruenze del partito concorrente. Anche perché il leader pd continua a parlare «come se al governo in questo momento ci fossimo noi: se bisogna rilanciare i consumi, intervenendo sull’eccessivo prelievo fiscale, sul deficit infrastrutturale e sul potere d’acquisto dei salari, Veltroni non è per niente credibile. Onestamente dovrebbe dire che al governo c’è stato Prodi, presidente del Pd...».
Non è importante che i programmi dei due maggiori schieramenti si assomiglino, prosegue Fini, «perché diversi sono i valori di riferimento». Il Pdl è «una grande formazione europea di centrodestra: poco interessa se viene definito di centro, di destra o di centrodestra. Appartiene alla famiglia politica in cui convivono per adesione ai medesimi valori i gollisti francesi, i conservatori britannici, gli eredi italiani della Dc. Abituiamoci a guardare i contenuti della politica». Con la vittoria alle elezioni, il Pdl perciò «riprenderà il cammino che è stato interrotto, con una strategia di rinnovamento del Paese». Del tutto differente è invece il dna dal quale proviene il Pd, prova ne sia che soltanto adesso «finalmente anche Veltroni ha capito che fra capitale e lavoro ci deve essere concordia e non lotta di classe. Evidentemente il tempo è galantuomo e si incarica di far aprire gli occhi a chi certe cose prima non le vedeva». Da questo ritardo derivano scelte non del tutto efficaci, come le liberalizzazioni fatte dal ministro Bersani, spiega, perché non si può «partire dai taxi o dai farmaci di banco: le liberalizzazioni che si devono fare sono quelle di alcune municipalizzate che gestiscono luce, gas e acqua».
Ottimista, Fini, sull’esito delle elezioni. A Veltroni che parla di risultato al Senato come di un «terno al lotto», il leader di An replica che magari è «Veltroni che dà i numeri al lotto: gli italiani non sono fessi e sanno bene che non ha senso votare chi in qualche modo non governerà mai. Questa è una partita che non finisce in pareggio, ma con una squadra che vince e l’altra che si deve riposare sul pullman, con il quale farà un altro giro per l’Italia. Un giorno c’è la bicicletta di Prodi, un altro il pullman di Veltroni, la verità è che sia la bicicletta che il pullman conoscono solo la retromarcia. Con loro si torna indietro».
Nessun dubbio sull’esito delle urne: «Non ci saranno frammentazioni, avremo una maggioranza solida alla Camera e al Senato. Escludo un pareggio con la successiva formazione di un governo di larghe intese: sono ipotesi di scuola a praticabilità zero». Del tutto «fantasiose», anzi una vera «sciocchezza» le ricostruzioni giornalistiche sul ritorno di Storace nel Pdl. La questione delle alleanze è chiusa, assicura Fini. Che risponde anche sul nodo delle «liste pulite», ovvero la non presentabilità di chi è stato condannato o ha procedimenti in corso. «Si è fatto molto rumore per nulla: nel nostro ordinamento è previsto in modo esplicito quando si perde la possibilità di essere eletti o di essere elettori a seguito di sentenze passate in giudicato. In questo caso, è chiaro che non si può essere né candidati né elettori. Nel nostro ordinamento si è innocenti fino al terzo grado di giudizio, ma ciò non vuol dire che i partiti non debbano sentire l’opportunità politica di valutare caso per caso. Un conto è un reato di opinione di tipo politico, un altro il reato connesso a particolari specie di reati infamanti o gravi».