Fini: via da An l’assessore che vuole la garrota per i gay

Durissimo il leader: vergogna, Prosperini si dimetta La replica: «Era solo un’iperbole in difesa del Papa»

da Milano

«Camel e barcheta e te turnet a ca’», ovvero cammello, barchetta e tornatene a casa. Ma questa volta è stato l’assessore regionale di An Pier Gianni Prosperini a ricevere l’invito che lui rivolge abitualmente agli immigrati nello sketch politico famoso tra i telespettatori della Lombardia e i navigatori di youtube, dove i suoi filmati sono cliccatissimi e ben oltre i confini della Val Padana. A chiederne pubblicamente le dimissioni il presidente del partito, Gianfranco Fini, dopo che in un’intervista con Stefano Lorenzetto pubblicata domenica scorsa dal Giornale Prosperini (ex rautiano e ex leghista approdato in An) ha evocato la pena di morte da eseguirsi con «garrota Apache» per i manifestanti del corteo per i diritti dei gay che hanno sfilato mostrando il fotomontaggio del Papa con il dito medio alzato. Una richiesta simile («o smentisci o ti dimetti») gli è arrivata in via privata anche dal presidente della Regione, Roberto Formigoni. Tanto più che L’Unità ha sbattuto il mostro in prima pagina, estremizzando il concetto nell’inquietante titolo «garrotiamo tutti i gay» che ha scatenato indignate reazioni dell’Unione in consiglio regionale.
Prosperini è incredulo che qualcuno abbia potuto prenderlo sul serio («la mia era un’iperbole in difesa del Papa»), si è affrettato a diramare una precisazione politically correct («non ho nulla contro i gay e sono contrario alla pena di morte») e rimane in trepidante attesa delle decisioni di Fini: «Se, dopo aver letto la mia smentita, mi chiederà ancora le dimissioni, ubbidirò». Il presidente di An ha usato parole incandescenti («Si vergogni e si dimetta, di dirigenti come lui la destra italiana non sa che farsene»), ma l’assessore spedito in Consiglio regionale da ventimila preferenze rivendica la più completa ortodossia: «Io leggo Il Secolo d’Italia e poi lo traduco nei miei toni e nei miei modi forti. Non sono mai uscito dalla linea del partito».
E la garrota, lo strumento di tortura preferito dall’Inquisizione? «È evidente che si tratta di un’iperbole, tanto è vero che la garrota apache è un’invenzione che si trova solo nei fumetti di Tex Willer. Avrei potuto dire: “puniamoli con il soffio del drago” ma preferisco Tex a Dragon Lance». E il cammello e la barchetta con cui vuole mandare a casa gli extracomunitari? «Ma non tutti gli extracomunitari, come ripeto sempre in tv in Italia possono rimanere quelli che condividono i nostri valori e osservano le nostre leggi. Anche in questo non sono mai uscito dalle linee del partito. Uso toni forti perché siamo in un momento di debolezza e voglio che la gente reagisca, sennò siamo finiti».
A intercedere per lui è il capogruppo di An alla Camera, Ignazio La Russa. «Spezzo una lancia in suo favore ma non lo giustifico, perché ha compiuto un errore madornale. Gli ho anche rivolto un richiamo amichevole e informale a concordare contenuti e toni delle sue trasmissioni con il partito». E il corpulento scudiero del cattolicesimo lumbard ancora una volta si dice pronto a obbedire: «Se me lo chiede An...».