An, Fini lancia l’operazione «Partito popolare»

«La discussione deve allargarsi al volontariato e al mondo accademico»

Fabrizio De Feo

da Roma

Gianfranco Fini fa sul serio. E dopo aver annunciato il nuovo cambio di marcia e l’aggiornamento dell’identità di Alleanza Nazionale, avvia le grandi manovre che dovranno condurre al traguardo del Partito Popolare Europeo. Le prime tappe di avvicinamento sono già segnate. «Chiederò al partito di dare vita a settembre a tre momenti di confronto con realtà esterne ad Alleanza Nazionale e al centrodestra come il volontariato, l’associazionismo, le parti sociali e i produttori di ricchezza, il mondo accademico e quello giornalistico. Mi pare che siamo partiti con il piede giusto. Si entra in una nuova era» annuncia il presidente di An alla fine della riunione dell’esecutivo.
«Sono molto soddisfatto - dice Fini - perché il dibattito è decollato e quindi l’obiettivo che ci eravamo posti è stato raggiunto. Naturalmente il dibattito continua perché non ho la presunzione di averlo esaurito in questa settimana». Su un punto, però, il leader di An ha le idee chiare: la discussione dovrà allargarsi al di fuori del perimetro di Via della Scrofa e della stessa Cdl affinché la svolta non rimanga stampata soltanto sulla carta del documento programmatico messo nero su bianco il 18 luglio scorso. Una linea che il partito, praticamente nella sua interezza, è pronto a sposare senza troppi distinguo attraverso le sue varie rappresentanze interne. La discussione, insomma, è avviata e domani pomeriggio e venerdì mattina i deputati e senatori di An si riuniranno a palazzo Marini per discutere del documento di Fini in un incontro organizzato da Silvano Moffa a cui l’esecutivo ha affidato il compito di studiare la nuova forma da dare al partito (Alfredo Mantovano si occuperà del codice comportamentale). Ieri, poi, è arrivato un entusiasta via libera alla svolta europea da parte delle donne di An, riunite all’Hotel Nazionale di Roma. È la coordinatrice rosa del partito ad offrire il pieno sostegno al leader, a proporre «un’internazionale delle donne moderate» e ad annunciare un incontro che si terrà in autunno in Spagna con le donne del Pp iberico per intraprendere un percorso comune. Coglie la palla al balzo Fini, che scherza: «Se mi volete vengo con voi...».
In questo clima di consenso allargato l’unica vera spina resta per il presidente di An quella di Francesco Storace. La frattura tra i due dirigenti, per il momento, è ancora distante da una ricomposizione. L’ex ministro della Salute ieri mattina in segno di protesta con il Secolo d’Italia ha deciso di disertare anche l’esecutivo di An. Motivo della mancata partecipazione «un incomprensibile corsivo di Flavia Perina (il direttore del Secolo, ndr)». «Nemmeno il più fazioso giornale di corrente avrebbe mai pubblicato un documento politico sotto il titolo: “Censura? giudicate voi”», scrive in una nota l’ex governatore del Lazio, facendo riferimento alla scelta compiuta dall’organo del partito che ieri ha pubblicato il testo integrale del documento redatto da Storace a Camaldoli, dopo la versione con alcuni tagli andata in pagina qualche giorno fa.
«Cercherò di capire le sue ragioni, ci parlerò personalmente, voglio che il partito sia unito» commenta Fini durante l’esecutivo. Poi, parlando con i giornalisti, aggiunge: «Da giornalista professionista, ritengo che il Secolo d’Italia non abbia sbagliato. Rispetto le opinioni di Storace ma il modo migliore per affrontare questo problema è far giudicare i lettori del Secolo». Ma Francesco Storace, contattato telefonicamente, spiega di non essere d’accordo: «L’opinione giornalistica è sbagliata. Un documento politico non si può intitolare Censura, giudicate voi. Mi dispiace che Fini confermi la linea già portata avanti dal suo portavoce che ha detto che ognuno ha lo spazio che si merita. Sono semplicemente dispiaciuto - continua l’esponente del partito di Via della Scrofa - di quanto sta accadendo e che non penso di meritare».