Fini lancia il Polo: "Uniti e si torna al governo". Prodi piange: "Insulti"

Il leader di An: "Siamo noi l’alternativa alla casta e vogliamo diventare il motore della Cdl". Il premier sarcastico: "Manifestazione
prevalentemente
di offese: finite
quelle sono
andati a casa"

da Roma

Dopo undici anni Gianfranco Fini riporta la destra in piazza sotto le insegne esclusive di An per consegnare un fragoroso avviso di sfratto a Romano Prodi. E alla prova dei fatti e dei numeri incassa una vittoria politica forse inattesa nelle sue dimensioni. «Siamo cinquecentomila», dice Altero Matteoli. «È la più grande manifestazione della destra dal dopoguerra», sostiene Gianni Alemanno. E c’è chi tira un sospiro di sollievo perché «era tanto tempo che non facevamo qualcosa di nostro. Per fortuna è venuta tanta gente».
Alla fine il numero uno del partito di via della Scrofa - accolto in piazza al grido: «Lo vuole la gente, Fini presidente» - può esprimere tutta la propria soddisfazione: «Questa è la manifestazione di chi - esclama dal palco - pretende legalità e sicurezza, vuole ordine e giustizia e non ne può più di Romano Prodi». La sintesi è puntuale ma di slogan, durante il suo intervento, ne vengono coniati altri. «Siamo noi il popolo della libertà», «uniti torneremo presto al governo», «siamo noi l’alternativa alla casta». «È una bella festa di popolo - commenta il leader di An - c’è davvero tanta voglia di esprimere dissenso nei confronti di un governo che non ha più risposte, non garantisce la sicurezza e fa pagare tasse troppo alte soprattutto rispetto ai servizi che offre». Insomma, «un corale atto d’amore di un popolo che a pieno titolo possiamo chiamare il popolo delle libertà». La manifestazione è utile anche a restituire centralità politica ad An. «Noi - spiega Fini - vogliamo diventare il motore della Cdl e tornare al governo. Penso che non manchi molto». «Siamo in una fase storica in cui tanti pensano che la politica sia una cosa sporca, una casta che rappresenta una palla al piede, dobbiamo avvertire l’orgoglio di rappresentare un’alternativa» raccomanda. «Noi non siamo sul banco degli imputati, è di altri la responsabilità». Poi, una bella raffica di critiche al governo. A cominciare dal fatto che «la sinistra non crede nella sicurezza e nella legalità» (annunciati anche emendamenti alla Finanziaria per destinare più risorse alla sicurezza). Il bonus di 150 euro per i cittadini più poveri viene definito «una volgare elemosina»; la sinistra viene definita «un’alleata della grande finanza»; il generale Roberto Speciale, ex capo della Guardia di finanza, è stato cacciato via da un esecutivo «che non rispetta la divisa». Dopo aver dato voce alla protesta c’è spazio anche per la proposta: la riduzione delle aliquote Irpef e il quoziente familiare; ma anche il superamento della legge Gozzini, l’esclusione di ogni beneficio per i recidivi e una maggior tutela per le vittime dei reati.
Il tutto corredato da un accorato appello all’unità, l’unico mastice con cui la Cdl può «cacciare Prodi», ma anche unità nel partito per evitare tendenze centripete, dopo le tensioni con Alessandra Mussolini e la rumorosa fuoriuscita di Francesco Storace: «Il partito ha dimostrato unità», perché si è capito che «non è tempo di personalismi o frazionismi, ma di unità e di azione». Che il colpo sia andato a segno e abbia lasciato il segno lo testimonia il commento di Romano Prodi. «Era una manifestazione prevalentemente di insulti, hanno finito gli insulti e sono andati a casa». Un po’ poco per chi ha portato in piazza il dissenso e ha acceso i riflettori sull’impopolarità del governo.