Fini: "Mi opporrò all'abuso dei decreti" Schifani: "Ma così il lavoro è più proficuo"

Il presidente della Camera replica al premier sul ricorso ai decreti: "L'eventuale abuso determinerebbe il diritto della Camera di far sentire la propria
voce". Schifani: "Non ravviso elementi di
discrasia rispetto al passato, anzi un’accelerazione
nell’attività legislativa"

Roma - "Il ricorso ai decreti legge rientra tra le prerogative del governo. Un eventuale abuso di questo strumento non solo determinerebbe valutazioni di tipo politico, ma anche il diritto della Camera di far sentire la propria voce". Nell’Aula di Montecitorio il presidente Gianfranco Fini risponde al premier Silvio Berlusconi che, ieri alla conferenza sui rifiuti a Napoli, aveva fatto sapere di essere intenzionato a "usare il più possibile i decreti". Tema su cui è intervenuto anche il numero uno di Palazzo Madama, Renato Schifani, plaudendo "l'accelerazione dell'attività parlamentare".

L'intervento di Fini Fini interviene, sollecitato dall’Aula, sull’uso della decretazione d’urgenza, spiegando che un caso di "abuso della decretazione d’urgenza comporterebbe non solo una valutazione politica, ma anche il diritto dovere da parte della Camera dei Deputati di far sentire la propria voce". Ier, infatti, Berlusconi aveva annunciato che userà "il più possibile i decreti" dal momento che "un governo in cui il premier ha solo il potere di estendere l’ordine del giorno del consiglio dei ministri, ha come possibilità di intervento solo la sua autorevolezza personale, la sua capacità operativa o l’utilizzo degli strumenti di cui dispone, come i decreti legge e la fiducia". Da qui la ferma intenzione del presidente del Consiglio di "procedere con un decreto legge su ogni materia" che riterrà "necessaria, anche imponendo al Parlamento di approvarlo".

Il rapporto tra poteri Secondo il numero uno di Montecitorio, è infatti certo che "fino a quando non sarà modificata la Costituzione, ed è mio auspicio che ciò possa avvenire entro questa legislatura, è evidente che il rapporto tra Governo e Parlamento è chiaramente indicato. E nessuno può pensare di comportarsi diversamente". Il presidente della Camera ha, quindi, ricordato che "la questione del funzionamento del sistema politico è complessa ed antica e interseca più livelli di intervento". Fini ha ricordato che la decretazione d’urgenza è una "prerogativa concessa al governo" proprio dalla Costituzione ed è "altrettanto evidente che un eventuale abuso della decretazione comporterebbe non soltanto valutazioni politiche, ma anche da parte della Camera il diritto-dovere di far sentire la propria voce". Fini ha, poi, assicurato che di tali questioni si occuperà quanto prima l’Ufficio di presidenza di Montecitorio, anche per studiare le ipotesi di modifica del regolamento della Camera, che "potrebbero garantire che l’equilibrio tra efficienza delle istituzioni e centralità del Parlamento, fino a quando la Costituzione non sarà modificata, venga non soltanto declamato, ma garantito".

L'appoggio di Schifani Si dice "sereno" il presidente del Senato sul lavoro dell’Aula e sul rapporto tra governo e Parlamento. Il presidente è intervenuto in Aula, in occasione del voto finale sul Dl Alitalia, dopo che il presidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda, ne aveva richiamato l’attenzione sulle parole del premier. "Senza nulla togliere alla precedente legislatura - ha detto Schifani - e al lavoro sempre improntato a grande equilibrio del presidente Franco Marini, segnalo che nei 150 giorni di questa legislatura, quest’aula ha tenuto 62 sedute in luogo delle 42 precedenti, con un solo voto di fiducia a fronte dei 5 della precedente legislatura". "La mia serenità - ha aggiunto il numero uno di Palazzo Madama - nasce dalla consapevolezza del lavoro fatto fin qui". Schifani ha, quindi, fatto notare come sia il presidente della Repubblica "con la sua saggezza" a decidere se firmare o meno un decreto legge e quindi se il governo può ricorrere a questa corsia preferenziale o meno. Per Schifani non c’è, quindi "alcuna anomalia". "Lo stesso presidente del Consiglio si è rimesso per la decretazione d’urgenza alla valutazione del capo dello Stato sulla riconoscibilità degli elementi di urgenza per i provvedimenti sottoposti alla sua attenzione", ha continuato Schifani ribadendo che "tutti confidiamo nella saggezza e capacità di equilibrio del presidente e la fondatezza della decretazione di urgenza è devoluta, in ogni caso, alla valutazione finale del capo dello Stato".

Il lavoro di Palazzo Madama "Il sottoscritto - ha aggiunto Schifani - non avverte segnali di anomalie. Senza nulla togliere al proficuo lavoro della precedente assemblea presieduta con saggezza dal presidente Marini, ma sappiamo bene che le motivazioni erano di carattere politico, la mia serenità nasce dal lavoro di questa legislatura". Il numero uno di Palazzo Madama ha, poi, snocciolato un pò di numeri sull’attività del Senato. L’assemblea del Senato ha svolto 61 sedute nei primi 150 giorni della legislatura contro 42 della precedente; le sedute hanno assorbito 137 ore contro le 147 precedenti; 1 voto di fiducia contro i 5 della precedente legislatura; sono state discusse 5 mozioni delle opposizioni contro 1 della precedente legislatura; sono state tenute 3 sedute con question time contro 1 della precedente legislatura. Le commissioni sono state riunite 375 ore contro 289. Nel complesso, ha aggiunto Schifani, sono state approvate 2 leggi ordinarie contro le precedenti 3. "Voglio dire - ha aggiunto Schifani - che in questa legislatura abbiamo approvato quattro ratifiche contro nessuna della precedente. Vorrei ricordare anche all’opposizione che il Regolamento del Senato - ha spiegato - prevede spazi appositi d’aula per discutere i disegni di legge dell’opposizione e tutte le volte che l’opposizione segnalerà iniziative esse saranno garantite. Questi dati - ha concluso il presidente del Senato - inducono la presidenza a manifestarsi serena perchè non ravvisa elementi di discrasia rispetto al passato anzi un’accelerazione dell’attività parlamentare".

Gasparri: "Decreti usati per le emergenze" "Respingiamo ogni critica al mittente. Il governo Berlusconi ha fatto uso dei decreti, ma per risolvere le emergenze, dall’Alitalia alla sicurezza", ha replicato il presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri alle critiche sollevate dall’opposizione. "I numeri sono chiari - ha sottolineato - il governo Prodi aveva usato molto di più i decreti ed aveva già in questo stesso spazio di legislatura, quando governava nella precedente, richiesto cinque volte la fiducia al Senato, mentre noi l’abbiamo richiesta una sola volta. L’aula del Senato non è mai stato il passivo luogo di ascolto di decisioni altrui. E comunque il decreto è uno strumento che la Costituzione prevede e che il capo dello Stato per primo deve verificare nella sua necessità ed urgenza, oltre a farlo il Parlamento". Gasparri ha, quindi, lanciato una sfida politica: "Il nostro gruppo ha presentato tempestivamente una riforma del regolamento del Senato, analogamente è stato fatto alla Camera". Oltre alle riforme di ordine costituzionale, infatti, Gasparri si augura che si possa trovare un accordo anche sui regolamenti per migliorare la qualità del lavoro parlamentare. "E questo lo possiamo fare tutti insieme, il Pdl al Senato è pronto da subito".

Gli attacchi di Udc e Pd Il ricorso alla decretazione d’urgenza e ai voti di fiducia da parte del governo, ha rilevato il leader centrista Pierferdinando Casini, delinea "una deriva che porterà nella prossima finanziaria a fare un emendamento per l’abolizione degli enti inutili, fra cui il parlamento". "Per Berlusconi il Parlamento è un inciampo alla sua azione di governo", estremizza il capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro chiedendo al premier stesso di discutere il tema sollevato a Palazzo Madama. "L’esigenza che il Parlamento e, in questo caso il Senato, restino luogo della rappresentanza popolare è un’esigenza che il Pd ha sempre sostenuto anche quando era maggioranza", sottolinea Anna Finocchiaro che ricorda come al tempo dell’approvazione della finanziaria durante il governo Prodi "abbiamo accettato di fare oltre mille votazioni piuttosto che ricorrere al voto di fiducia". Sulla stessa linea il partito di Di Pietro. "Se le leggi le fa solo il governo, siamo di fronte ad uno svuotamento della democrazia - commenta il capogruppo dell’Idv, Massimo Donadi - il Parlamento ormai sta diventando una scatola vuota" e se questo avviene «la democrazia sarà meno forte".