Fini: nessuna spia per Unipol La sinistra si deve vergognare

Il vicepremier replica ai sospetti lanciati dai ds sull’utilizzo dei Servizi segreti: «Accuse infamanti»

Antonio Signorini

da Roma

«L’opposizione si dovrebbe vergognare di questa accusa. Si vergognino perché se arrivano a questo livello di bassezza non dicano poi di tenere i toni bassi». Il controspionaggio preventivo dei Democratici di sinistra non va giù al vicepremier e ministro degli Esteri Gianfranco Fini, che ieri ha commentato con parole durissime l’affondo lanciato giovedì dal senatore diessino Massimo Brutti durante l’audizione del segretario generale del Cesis, prefetto Emilio Del Mese, nel corso della quale l’esponente della Quercia ha denunciato un possibile utilizzo nella «campagna di aggressione politica nei confronti dell’opposizione, di pubblici ufficiali infedeli o peggio di settori degli apparati».
Un’accusa, quella della sinistra contro il governo, che Fini definisce «infamante e che merita di essere respinta con sdegno». E che porta il vicepresidente del Consiglio a rilanciare con forza le critiche al partito guidato da Piero Fassino. Nel mirino del leader di An ci sono i rapporti con le cooperative e il «tifo» per l’operazione Unipol-Bnl. E lo spunto lo danno le argomentazioni di chi, all’interno dell’Unione, proprio sulle Opa ha preso le distanze dai Ds. «Prodi e Rutelli - ha detto Fini - hanno ragione a dire “meno male che non è nata la finanza rossa”. Se lo dicono loro perché non dovremmo dirlo noi agli italiani? E fanno bene gli alleati a chiedere ai Ds quale era il loro interesse nella vicenda».
La tesi di Fini sull’intreccio politica-affari è la stessa del premier Silvio Berlusconi. An imputa alla Quercia in particolare «la filiera di potere» che soprattutto in certe regioni «finisce per condizionare il mercato».
Il ministro degli Esteri non vede comunque il pericolo di un periodo pre-elettorale compromesso da veleni. «Non scandalizziamoci se la campagna elettorale, data la posta in palio, è anche molto aspra. È evidente - ha osservato Fini - che dicono tutti che la campagna elettorale deve essere rispettosa e non si devono alzare i toni, ma io non conosco Paese al mondo dove la campagna elettorale sia fatta con toni soft». Da ridimensionare anche la polemica sulla data delle elezioni. «Ho letto con una certa sorpresa il dibattito che si è sviluppato dopo la discussione che abbiamo fatto ieri in Consiglio dei ministri, perché la legge è chiara. Nessuno contesta la data delle elezioni del 9 aprile - ha spiegato - ma si può sciogliere il Parlamento il 29 di gennaio o anche una settimana dopo». Tutto dipende da una valutazione «connessa alla opportunità di avere una settimana in più di lavoro parlamentare per verificare se alcune leggi, credo importanti, possano essere approvate».
C’è poi da pensare al dopo elezioni. E An intende rimettere in piedi il progetto del partito unico. Secondo Fini occorre «riprendere il filo di quel partito unitario del centrodestra di cui parlammo con Pier Ferdinando Casini e Silvio Berlusconi prima della competizione elettorale e che poi abbiamo temporaneamente messo in disparte». Il vicepremier risponde anche a una domanda, nel corso della trasmissione Conferenza stampa su Raiuno, su quale sia la soglia di voti conquistati alle prossime elezioni al di sotto della quale si dimetterebbe: «Francamente non ci ho pensato, anche perché sono convinto che le elezioni vadano bene, o comunque abbastanza bene. E comunque subito dopo le elezioni, quale che sia il loro esito, An terrà il suo congresso nazionale in cui trarremo le conclusioni della campagna elettorale».
Tra i momenti più difficili di Fini leader di partito c’è stata la sconfitta del referendum sulla procreazione assistita. Ma la linea del vicepremier sulle questioni di coscienza non cambia. Fini si dice «personalmente convinto che sbagliano i partiti che danno una linea obbligatoria ai propri iscritti» sulle decisioni che riguardano le libertà civili. Su queste «sarà un bel giorno quando ci si confronterà in Parlamento senza aprioristiche divisioni tra maggioranza e opposizione». La droga non fa parte di questi temi e Fini annuncia il rilancio della proposta di An per combattere il consumo di sostanze stupefacenti. «Stiamo mettendo a punto un emendamento che contiene le tre parti salienti del provvedimento presentato da An sulla droga da inserire nel decreto anti-doping per le olimpiadi di Torino 2006», ha annunciato. Tra gli argomenti sui quali Fini vede un consenso ampio c’è l’energia nucleare. E rileva «che ora anche nel centrosinistra qualcuno capisce che il nucleare non è il demonio».