Fini: "Nessuna staffetta a Palazzo Chigi"

Il leader di An nega la possibilità di una staffetta con Berlusconi: "I
delfini stanno in mare, non in politica". Intanto pensa a vincere le elezioni e annuncia: "Nel programma del Pdl ci sarà la legalità"

Roma - Nessuna staffetta per Palazzo Chigi. "I delfini stanno in mare, non in politica. Ognuno si deve conquistare ciò che è alla sua portata, ma non confidando nell’eredità, nel delfinato, oguno fa quel che può in ragione di quello che riesce a raggiungere". Intervenendo a Uno mattina, il leader di An Gianfranco Fini mette subito in chiaro le continue voci di una sua futura corsa per Palazzo Chigi.

Nessuna staffetta Il leader di An preferisce non andare al di là di una semplice battuta. Ma la sua risposta a chi pensa che possa sostituire il Cavaliere a palazzo Chigi (magari tra un paio d’anni) è fin troppo chiara. "Pensiamo a vincere le elezioni", dice il numero uno di via della Scrofa chiudendo anche all’ipotesi che l’Italia si comporti come la Francia e dia vita a un governo all’interno del quale ci sono sia esponenti della maggioranza che dell’opposizione. "È vero - sostiene Fini - che io ho una simpatia per Sarkozy, ma la Francia ha un sistema dove il presidente della Repubblica nomina lui i ministri e può chiedere a qualche esponente dell’opposizione: vuoi governare con me?. L’Italia ha tutto un altro sistema".

Pugno duro sulla legalità Fini poi torna a chiedere di limitare i benefici della "legge Gozzini": "Nel programma del Pdl, come punto qualificante per la destra, ci sarà la legalità: penso alla limitazione dei privilegi dei plurirecidivi". E conclude: "Secondo noi un anno di galera deve essere un anno di galera, altrimenti la gente non crede più allo Stato. Io, ovviamente, non sto proponendo i lavori forzati come avviene in America, tuttavia credo che se condannassimo i colpevoli a risarcire il danno procurato avremmo effetti migliori".

Candidature al di sopra di ogni sospetto In linea con quanto già annunciato ieri dall'azzurro Sandro Bondi, anche Fini torna a parlare di "liste pulite". La premessa è che "prima di scagliare la pietra bisogna pensarci tre volte", ma di massima è necessario presentare "candaditure che vanno al di sopra di ogni sospetto". Il leader di An parla di "opportunità o meno" nei criteri di valutazione per la compilazione delle liste e ribadisce che comunque la situazione andrà valutata caso per caso. In linea di massima, nessuna esclusione dalle liste per gli indagati ma per i condannati in primo grado, con la consapevolezza che vi possono essere errori giudiziari, ma che il Parlamento non può essere un refugium peccatorum. "I partiti - spiega - devono valutare la opportunità o meno di candidare persone che hanno dei problemi con la giustizia", ma "per problemi con la giustizia non intendo il fatto di essere indagati, perchè può capitare a tutti e uno è indagato e poi magari viene prosciolto qualche tempo dopo". Fini pensa a "quei casi in cui ci sono state condanne in primo grado, che probabilmente saranno annullate in appello, ma di fronte alle quali un partito deve dire forse non è opportuno che ci sia questo candidato". "Non sono un giustizialista ma al tempo stesso credo occorra fornire agli elettori dei candidati che siano come la moglie di Cesare: al di sopra di ogni sospetto - continua - ci sono purtroppo tanti innocenti che vengono condannati, dei colpevoli che vengono dichiarati innocenti, il rischio dell’errore giudiziario c’è sempre, ecco perchè prima di scagliare la pietra e mettere alla gogna qualcuno bisogna sempre pensarci tre volte".