Fini: "Nessuno insostituibile, ma Berlusconi è il collante di tutti"

Roma - «Berlusconi è un grande comunicatore e soprattutto, anche se nessuno è indispensabile, è il collante di tutti noi - dichiara il leader di An Gianfranco Fini -. Talvolta viene descritto in modo caricaturale ma gli italiani hanno fatto giustizia di questa rappresentazione che lo vuole un pò imbonitore e un pò simpatica canaglia. In realtà Forza Italia è il primo partito italiano da 10 anni e non si può certo definire Berlusconi un fenomeno da baraccone. Qualche volta lui vede più lontano e questo è accaduto ad esempio quando unì il centrodestra mettendo insieme Lega e Movimento Sociale».

Quanto al futuro del centrodestra Fini ribadisce che «dipenderà dai leader di questi movimenti politici. Dovranno decidere se partecipare a un soggetto unitario che unisca i valori e i principi o di avere più soggetti politici che rischiano di evidenziare più ciò che divide rispetto a ciò che unisce. Il centrosinistra sta facendo un tentativo di unirsi, un tentativo che spero abbia successo, e spero che il centrodestra - conclude - decida di mettere in evidenza proprio ciò che unisce e non ciò che divide».

Non esistono in politica eredi designati o delfini, sono gli elettori o gli iscritti a decidere chi sarà il leader del proprio schieramento. Questa l'opinione del leader di An, Gianfranco Fini, che, durante la registrazione de "L'infedele" ha affermato che, a proposito della successione all'interno della Casa delle libertà, «non esistono eredi designati o delfini, le leadership nascono sul campo da parte degli elettori o degli iscritti». Fini ha poi posto l'accento sul sistema «gerontocratico» della politica italiana, sottolineando però che Berlusconi, che ha 70 anni e Prodi che ne ha due di meno sono «delle personalità mature».

«Non considero il referendum sulla legge elettorale una iattura o una catastrofe, mi auguro che il Parlamento faccia una buona legge e lavoro per questo, ma se ciò non accadrà al referendum il mio voto sarà sì», ha aggiunto il presidente di An: «Il punto più importante e più valido è quello che porta il premio di maggioranza dalla coalizione ad una lista. La mia preferenza per una legge in Parlamento è data dal fatto che il referendum risolverebbe il problema solo per un attimo, perchè c'è il concreto rischio che tutti si uniscano in una lista ma poi formino dal giorno dopo dei gruppi parlamentari distinti. Per evitare questo è necessario anche intervenire sui regolamenti parlamentari».