Fini: «No al diktat del centrosinistra»

Alleanza Nazionale: «Non ci sono pregiudiziali sul nome, ma è inaccettabile la logica del prendere o lasciare dell’Unione»

Fabrizio De Feo

da Roma

Un no per l’unità della Casa delle libertà e contro i diktat dell’Unione. Alleanza Nazionale rompe il filo della trattativa sul nome di Giorgio Napolitano, dopo aver tentato di tessere la tela del dialogo il giorno prima. E di fronte alle resistenze di Silvio Berlusconi e della Lega si attesta sulla linea emersa nella Casa delle Libertà.
«Alleanza Nazionale ha deciso di non votare Napolitano», annuncia Gianfranco Fini al termine del terzo scrutinio per il Quirinale. E questo «non solo - spiega - per salvaguardare l’unità della Cdl» ma anche perché non si può accettare la logica del «prendere o lasciare» con cui è stata formulata la candidatura dall’Unione. «Per An - chiarisce Fini - non è in discussione il profilo istituzionale del senatore Napolitano né esiste una pregiudiziale negativa per la sua appartenenza politica. Sappiamo - aggiunge il leader del partito di Via della Scrofa - che altri amici della Cdl hanno, a riguardo, opinioni diverse che rispettiamo anche se non le condividiamo».
Su un altro punto An mette un punto fermo: non ci sarà alcun candidato del centrodestra. «Voteremo scheda bianca come tutta la Cdl» chiarisce il presidente di Alleanza nazionale. «Continueremo a confrontarci ma margini per arrivare all’unità della Cdl su Napolitano non li vedo. Mi sembra che ormai sia tutto definito e che Napolitano verrà eletto con i soli voti della maggioranza».
Fini ha le idee chiare anche sul possibile «soccorso bianco» che potrebbe scattare alla quarta votazione, ovvero sull’ipotesi che alcuni centristi possano appoggiare la candidatura del senatore a vita diessino. «Sarebbe un errore gravissimo dividere la Cdl». Ma quello della spaccatura tra partner della coalizione non sarebbe un rischio concreto, perché nella decisione dell’Udc non c’è «nulla di diverso» da quanto sottolineato da An nel comunicato ufficiale. «Si tratta di sfumature» conclude Fini. «Il fatto politico rilevante è che non c’è un candidato contrapposto ma che la Cdl voterà scheda bianca».
La scelta di Alleanza Nazionale matura alla fine di una riunione dell’esecutivo del partito, convocato per fissare una linea di condotta complessiva. Un’assemblea che si svolge in un clima disteso e in cui Fini spiega come l’ipotesi di dividere la Cdl sul nome di Napolitano equivalga a una sorta di suicidio, oltre che a una assurdità dal punto di vista politico. «Per noi l’importante era bloccare la candidatura di Massimo D’Alema» dice il ministro degli Esteri dimissionario. «Forse contribuire all’elezione del presidente della Repubblica ci avrebbe concesso maggior potere contrattuale ma certo a poche settimane dalle amministrative non possiamo spaccarci, oltretutto per votare un diessino. In questo momento dobbiamo tenere conto dell’opinione pubblica. E il bene della coalizione è un valore assoluto».
L’unico a sollevare qualche perplessità ma senza adottare toni polemici, è Francesco Storace che lunedì aveva invitato il suo partito a convergere su Napolitano. Alla fine l’ex governatore del Lazio spiega pubblicamente le sue ragioni. E annuncia che si adatterà senza problemi alla scelta dell’esecutivo di An, anche se teme il ritorno della candidatura di D’Alema, cioè «il regime». «Non voterò Napolitano ma mi dispiace» dice Storace. «La preoccupazione che ho è che alla fine prevalga D’Alema. Mi pare di capire che Fini abbia tenuto a cuore più l’unità della coalizione che altro. Anche se non sono certo che condivida l’atteggiamento di Berlusconi. Io penso fosse più importante concorrere all’elezione del capo dello Stato. Ma il partito ha deciso in modo diverso». L’ex ministro della Salute, inoltre, apprezza il fatto che «An non abbia una pregiudiziale negativa legata all’appartenenza politica. È una posizione sbagliata - spiega - significa erigere vecchie barriere. E poi, se fosse così, non si capisce perché nella rosa della Cdl sia stato inserito Amato».