Fini non accetta un segretario e sfida Alemanno per blindare An

Tramonta l’ipotesi di un nuovo nome, la fiamma potrebbe uscire dal simbolo

Fabrizio de Feo

da Roma

Gianfranco Fini tira dritto per la propria strada. Respinge la «mozione del segretario», ovvero la richiesta avanzata da alcuni esponenti di primo piano del partito, Gianni Alemanno in testa, di creare una sorta di diarchia al comando con l’istituzione di una nuova figura politica che si occupi esclusivamente di Via della Scrofa. E spariglia le carte rilanciando sul partito unico.
Unica concessione alla protesta interna: la nomina di un coordinatore unico, con la designazione del fedelissimo Altero Matteoli, uomo da sempre in prima fila nell’organizzazione interna del partito. Il messaggio è chiaro: il leader di An non accetta quello che considera come un commissariamento e rimanda la palla nella metà campo avversaria, invitando la Destra Sociale, con l’aggiunta dell’ala cattolica rappresentata da Alfredo Mantovano e Publio Fiori, a uscire dal perimetro dell’opposizione verbale e passare dalle parole ai fatti, a costo di andare alla «conta» interna. Un momento di rottura che An non è mai riuscita a consumare fino in fondo, visto che, come ricorda Maurizio Gasparri, nel partito si è fatto spesso ricorso alla politica dei «proclami pubblici e degli accordi privati». Stavolta, però, è diverso. La sfida si gioca in campo aperto, senza scontri sotterranei o unanimismi di facciata. E l’era dell’intoccabilità finiana, quella dei plebisciti e delle acclamazioni concesse a un leader che ha portato An fuori dal ghetto politico del postfascismo, si appresta a chiudersi il prossimo 2 luglio, nel grande show-down dell’assemblea nazionale. Salvo sorprese il copione sarà il seguente. Fini leggerà il suo documento, invitando all’unità interna. Ricucirà il tessuto dei valori cattolici incrinato dallo strappo referendario ma aggiungerà che un aggiornamento delle ragioni profonde del partito è reso obbligatorio dal cammino verso la casa comune del centrodestra. Alemanno gli opporrà un documento di minoranza che sancirà la nascita dell’opposizione interna: un unicum nei partiti del centrodestra. Nessuno spettro di scissione all’orizzonte. Il domicilio della destra resterà quello di An e le due linee convivranno nello stesso contenitore. Il ministro, con ogni probabilità, riuscirà a portare con sé circa un terzo del partito. Fini, invece, potrà contare sui fedelissimi di Nuova Alleanza (Altero Matteoli e Adolfo Urso) e, salvo sorprese, anche su Destra Protagonista, a meno che l’inedito dialogo tra Gasparri e Alemanno, avviato nei giorni scorsi, non produca risultati clamorosi. Ma i tempi non sembrano maturi per passare dal disgelo a una vera alleanza politica, nonostante i malumori che tuttora sopravvivono nella corrente di maggioranza. Malumori che porteranno Gasparri e La Russa a chiedere garanzie di più collegialità per il futuro.
Fini, insomma, risulterà vincente. Ma la stabilità futura della sua leadership sarà strettamente collegata al risultato elettorale delle Politiche del 2006. I commenti di giornata fotografano bene l’andamento del dibattito. C’è la dichiarazione di guerra di Publio Fiori che lancia «ufficialmente la candidatura Alemanno a segretario o coordinatore, sulla base di un documento che rivendica l’intangibilità dei valori del cattolicesimo politico. Sappiamo di essere minoranza, ma è troppo comodo stare tutti in una maggioranza che diventa solo gestione spartitoria del potere». C’è la promessa di fedeltà di Mirko Tremaglia che dice: «Io Fini lo critico ma non gli volto le spalle». Il pieno appoggio politico al leader, assicurato da Adolfo Urso. La presa di posizione del ministro della Salute Francesco Storace che sconsiglia Alemanno di accettare la segreteria di An. Ma anche la garbata rivendicazione del diritto al dissenso del capo della segreteria politica, Carmelo Briguglio che prevede, in vista dell’Assemblea, «un confronto libero il cui sbocco non ha un esito preordinato o scontato. Una novità molto positiva per il futuro di An». E se Teodoro Buontempo sottolinea la necessità di avere un segretario politico, Maurizio Gasparri risponde secco: «Con chi sto tra Fini e Alemanno? Dalla parte mia e sono indifferente alla proposta di creare un segretario».
Sullo sfondo qualcosa si muove sull’ipotesi di un nuovo simbolo. Se la proposta di un nuovo nome per il partito – Forza Nazionale - è abortita sul nascere, sul logo che sarà apposto sulla scheda elettorale si sta valutando l’ipotesi di un aggiornamento. Il nuovo simbolo avrebbe caratteri pieni, tutti maiuscoli con sfondo tricolore. Due le versioni: una con la fiamma del Msi, l’altra senza.

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