Fini: «In An non ho fatto rispettare le regole»

«Non ho paura degli amici di partito, con loro si discute. Squali? Ci sono anche quelli innocui. Mi arrabbio con Montezemolo: adesso dice “basta aiuti di Stato”, prima chiedeva soldi per la Fiat»

Fabrizio de Feo

da Roma

Una scossa al centrodestra che «deve crederci» e andare compatto al voto per vincere e governare per i prossimi cinque anni. Un dribbling alle polemiche innescate dall’azzeramento dell’organigramma di An. E una stoccata «all’amico Montezemolo» che dice «basta con gli aiuti di Stato alle imprese ma dimentica quando veniva a chiedere soldi come presidente della Fiat».
Gianfranco Fini apre l’ultima settimana di un luglio per lui incandescente parlando al Caffè della Versiliana. Un salotto estivo in cui è inevitabile lanciarsi in una panoramica a tutto campo sui temi caldi della politica. Il momento, però, è delicato. Nuovi appuntamenti decisivi bussano alla porta - su tutti la Direzione di An convocata per giovedì e il battesimo della costituente del partito unico venerdì - ed è necessario misurare le parole ed evitare di alzare ancora la temperatura. Un esercizio di prudenza che il leader di An non ha difficoltà a compiere senza inciampare in errori.
«Le nomine in An? Se abbiamo avuto dei problemi è perché le regole non le ho fatte rispettare come avrei dovuto» dice il vicepremier. «Mi sono avvalso di una potestà che lo statuto concede al presidente. Non ho rimosso coloro che erano legittimati a ricoprire incarichi ma soltanto coloro che avevano un incarico fiduciario. La tempistica è un’illazione: non andrò mai oltre il potere che lo statuto mi dà. Non credo di meritare il rimprovero di andare al di là di quelle che sono regole interne». «Presidente, ma ha più paura degli squali o dei compagni di partito?» gli chiede Cesara Buonamici. Fini, amante delle immersioni subacquee, non ha difficoltà a districarsi nella matassa della piccola provocazione. Prima, però, fa una precisazione: «Vede ho fatto un sacco di svolte, ma la parola compagni mi è rimasta qui. Diciamo amici di partito. Io non ho paura degli amici di partito, con loro si discute. Mi fermo qua. Quanto agli squali bisogna vedere, ci sono anche quelli innocui».
Esaurita la pratica An, Fini si concentra sulla prospettiva delle Politiche del 2006. «Sono convinto che le prossime elezioni il centrodestra le possa vincere. Ci dobbiamo credere, dobbiamo impegnarci per spiegare, convincere e sgomberare il campo da dubbi ed equivoci. È un dovere. Chi ha detto che in avvenire il centrodestra debba fare opposizione? L’avvenire è quello di governare per altri cinque anni». Sulla complessa partita della legge elettorale, il ministro degli Esteri non ci sta al gioco proporzionale sì, proporzionale no. «La legge elettorale è un termometro per misurare il consenso, non esiste una legge elettorale che abbia connotati di valore. È il bipolarismo che è un valore. Ci sono leggi proporzionali che garantiscono il bipolarismo. Il bipolarismo è la più grande conquista degli italiani degli ultimi dieci anni. Sarebbe pericolosissimo tornare indietro». Se Fini usa il fioretto per quasi tutto il dibattito, un affondo lo riserva al presidente di Confindustria. «Mi arrabbio con il mio amico Luca Cordero di Montezemolo quando dice basta con gli aiuti di Stato alle imprese perchè quando veniva a chiedere soldi come presidente della Fiat questo concetto non l’aveva in testa». In serata sarebbe poi arrivata la replica del leader di Confindustria: «Con tutta l’amicizia che ricambio, credo sia impossibile ritrovare nei miei interventi la frase che mi attribuisce il presidente Fini».
L’ultima battuta del vicepremier è riservata a un argomento che il ministro degli Esteri ha vissuto recentemente sulla propria pelle: quello del gossip applicato alla politica. «Bisogna tenere conto del fatto che ci sono persone che l’undicesimo comandamento proprio non sanno dove sta». Il leader di An assicura di non far parte di quella categoria: «Per me, l’undicesimo comandamento è il primo».
Se Fini evita di soffiare sul fuoco che ancora brucia nel suo partito, altri dirigenti si soffermano sulla proposta di istituire un segretario rilanciata da Gianni Alemanno. Se Ignazio La Russa si chiude in un rigoroso no-comment e Mirko Tremaglia torna a lanciare un appello per la «chiusura della stagione delle correnti», Francesco Storace afferma di «aspettarsi un chiarimento con Fini». Mario Landolfi, invece, scaccia via ogni accusa di «cesarismo» rivolta a Fini. Bocciano la proposta-Alemanno tanto Roberto Menia quanto il responsabile Enti Locali Giovanni Collino: «Se vogliamo continuare a farci male, possiamo anche farlo rilanciando l’esigenza di varie figure nel partito». Favorevole, invece, il «sociale» Carmelo Briguglio. «È una soluzione ragionevole, largamente praticata nell’ordinamento interno dei partiti di maggioranza e di opposizione, dall’Udc ai Ds, che non può essere letta in chiave polemica ma funzionale e costruttiva».