Fini per non sparire arruola i neri (d’Africa)

Il Fli, in crisi di consensi, pesca tra gli immigrati: a Pontedera la
leader degli operai africani prende la tessera e altri si uniscono Come
lei anche romeni e albanesi. E da "alternativa" di destra il partito
diventa una brutta copia della sinistra terzomondista

Roma - La nuova destra di Fini assomiglia da matti alla sinistra. Non quella chicchettosa e salottiera del Pd ma quella un po’ no global e terzomondista del Sel. Non è né una critica né una panzana degli osservatori che vogliono male a Gianfranco. È la pura e sacrosanta verità se è vero, come è vero, che in Toscana il Fli ha imbarcato chi ieri, naturaliter, faceva il tifo per la falce e il martello. Precaria, operaia, extracomunitaria, in attesa del permesso di soggiorno, la camerunense Patience Le Ambor s’è infatti messa in tasca la tessera di Futuro e libertà. E non quella di Sinistra e libertà di Vendola.
È successo a Pontedera, provincia di Pisa, Comune celebre in tutto il mondo perché proprio qui hanno visto la luce milioni di Vespe. E l’operaia che ha deciso di abbracciare Fini e il finismo è proprio una tuta blu della Piaggio, storica azienda che qui nacque nel 1884. Lei, nera di pelle, tuta blu in terra rossissima, ha scelto il verde pisello dei Futuristi: scombussolamento cromatico e plateale testimonianza della fine delle ideologie. Lo ha fatto dopo nove anni di lavori precari e di richieste respinte per ottenere la carta di soggiorno nel nostro Paese. «La politica del Fli mi piace - dice la Cipputi finiana -. Mi ha convinto Fini quando l’ho sentito parlare in Tv soprattutto per il suo impegno a far ottenere la cittadinanza italiana in cinque anni agli immigrati che lavorano qui. Giusta anche la sua proposta di riconoscere come italiani i nostri figli che nascono nel vostro Paese».
Giovane, giovanissima, non ricorda la Bossi-Fini ma soltanto il Fini ultima moda. Ne ripete gli slogan al quotidiano il Tirreno: «Spero che la legge italiana possa finalmente cambiare. Basta con la politica di chiusura della Lega, anche noi immigrati che lavoriamo e paghiamo le tasse qui abbiamo diritto alla cittadinanza». Poi aggiunge: «Purtroppo anch’io ho dovuto fare i conti con il razzismo di certi italiani, non tutti ovviamente. Ma credo che serva un cambio di politica nell’immigrazione e i nostri figli sono italiani come gli altri bambini. Frequentano le stesse scuole e gli stessi centri sportivi». La pensa come lei il marito, pure lui tesserato al partito di Bocchino.
Nella terra della Piaggio c’è una piccola comunità di africani e molti hanno deciso di abbracciare il presidente della Camera. Come Florence Kemajou, casalinga 45enne. O Chick Valentine che dice: «Ho due bambini nati in Italia che non sono cittadini italiani e neppure camerunensi. Per andare in Svizzera a trovare i parenti con mia moglie dobbiamo fare a turno per restare con loro in città perché alla frontiera non li farebbero passare».
Insomma, a furia di sventolare le bandiere della sinistra Fini comincia a raccogliere il vento straniero. In provincia di Pisa dei 416 iscritti a Fli, 26 sono immigrati. Hanno la tessera: sette camerunensi, due filippini, due svizzeri, due albanesi, due greci, due senegalesi, due georgiani, due polacchi, un algerino, un romeno, un estone, un marocchino e un russo. Ma anche nelle altre regioni il finismo fa da calamita agli immigrati. In Veneto, dove gli stranieri sono quasi mezzo milione, il Fli piace perché rappresenta il baluardo anti Carroccio. Durante i comizi per le amministrative non mancano maghrebini, romeni e filippini. «Stranieri venite a noi» sembra il motto dei futuristi in crisi di consensi. Quindi ben venga l’arruolamento dei tanti immigrati che sognano di diventare italiani viaggiando su una nuova corsia preferenziale. Insomma, aprire, anzi, spalancare le porte agli stranieri.
Per rendere chiaro il concetto anche cromaticamente, i finiani fecero sfilare al congresso fondativo di Milano l’altissima, bellissima e nerissima Aminata Fofana. Già soprannominata «pantera nera dei Verdi» per via di quella candidatura mancata alla Camera con Pecoraro Scanio, la Fofana, natali nella Guinea, venne definita il «volto dell’integrazione di Futuro e libertà».