«Fini non spiega nulla»

Vorrei contestare l’affermazione dell’on. Maurizio Bianconi che riferendosi all’on. Fini, dice: «è come Badoglio, ha tradito il mandato elettorale». Badoglio, in tempi e attimi così drammatici, può aver sbagliato o no, ma non ha tradito il mandato elettorale perché le elezioni non c’erano e, laddove si erano svolte, erano state del tipo nazi-fascio-comuniste, vale a dire false, come avviene anche oggi sotto tutte le dittature. Quanto agli alleati tedeschi, fu proprio Hitler a tradire Mussolini e l’Italia, invadendo la Polonia senza avvertire, come invece avrebbe dovuto fare, visti gli accordi stipulati dallo stesso capo del fascismo. Mussolini avrebbe dovuto far svolgere democratiche elezioni dopo la proclamazione dell’impero e, probabilmente, avrebbe avuto la maggioranza, rientrando così tra le nazioni civili e democratiche. Ma non lo fece. Le manifestazioni di massa, care alle dittature, e alle quali spesso «si deve» partecipare, impressionano sì, ma non certificano la presenza di democrazia.
Firenze
222
Fini ha parlato ma non ha spiegato un bel niente. Nel 1999 avevano fatto valutare l’immobile ereditato a Montecarlo che secondo certi tecnici (?) valeva meno di 450 milioni di lire, circa 232mila euro. Sicuramente è rimasto indietro con l’orologio e bisogna fargli notare che siamo nel 2010. L’appartamento è stato venduto sul finire del 2008, cioè nove anni dopo. In un qualsiasi paese di provincia, l’acquisto di un immobile anche da ristrutturare dopo 9 anni è rivalutato di 9-10 volte, figuriamoci a Montecarlo. Di seguito, quando ha saputo che l’appartamento era in affitto al cognato ha esclamato: «La mia sorpresa ed il mio disappunto possono essere facilmente intuite». Lo immaginiamo sorpreso con disappunto. Ohhhh!
Giovanni Piero Clementi
Cameri (Novara)
222
Le pseudo spiegazioni di Gianfranco Fini, che i soli suoi accoliti, per bocca di Della Vedova, trovano esaustive e convincenti, hanno avuto almeno il pregio di farci acquisire alcuni punti fermi: a) perché hanno tardato tanto ad arrivare, visto che non solo non spiegano niente, ma anzi aggravano il quadro indiziario; b) il secondo aspetto è la scarsa considerazione che Fini ha dell’intelligenza e della dignità degli italiani. Resto anch’io convinto che tocchi solo ai giudici fare chiarezza sui fatti, ma sono le stesse dichiarazioni di Fini a presentarci un uomo in preda a una crisi di nervi, parafrasando il titolo di un film di Almodóvar, ostaggio nelle mani della famiglia Tulliani: il cosiddetto cognato gli ha caldeggiato e presentato la società immobiliare che si è occupata della transazione, mentre la compagna lo ha informato solo a cose fatte che l’appartamento era stato locato al di lei fratello. Non è che tra loro ci sia qualcosa da chiarire a livello di rapporti personali?
Danilo Bonelli
Scandicci (Firenze)
222
Di fronte alle precisazioni occorre fare mea culpa: Fini sarebbe stato raggirato dal cognato e forse da qualcun altro. Gli hanno fatto credere che l’appartamento fosse piccolo piccolo e fatiscente. Poi ci si è messo il cognato, che gli ha trovato un acquirente per quel rudere sito a Montecarlo. Alla fine dichiara che non deve rispondere di nessun reato, pur essendo da 30 anni e passa in politica? E che quel birbante del cognato prima ha trovato un acquirente, impresa improba dato il luogo e lo stato dell’immobile da vendere. Subito dopo però, la cara Elisabetta, reduce da una clamorosa vincita al Superenalotto, gli ha confidato a malincuore che il fratello aveva deciso di vivere in affitto proprio nell’appartamento fatiscente che egli stesso aveva faticosamente fatto vendere al cognato. Logico che Fini sia rimasto di sasso. Di fronte a una simile panzanella, perfino il più antiberlusconiano tra i procuratori romani non potrà rinunciare al vezzo di omaggiare il presidente della Camera. In fondo, un’iscrizione nel registro degli indagati non si nega a nessuno. Dato il contesto, corre l’obbligo di fare ammenda per i cattivi pensieri, le maldicenze e le malscrivenze sulla vicenda.
Antonio Campa
e-mail
222
Avremo forse peccato d’ingenuità votando Fini quando ancora era il rappresentante di un partito che non contava nulla. Forse lo facevamo solo per un ideale romantico, senza pretese, con le mani nette, ingenuamente appunto. Abbiamo continuato a votarlo apprezzando il passaggio nella casa voluta da Berlusconi che lo ha sdoganato da un passato scomodo. Ma oggi ci offendono le giustificazioni da lui addotte circa la casa di Montecarlo. Saremo ingenui, ma non scemi.
Silvana Fabiani
Sanremo (Imperia)
222
In vacanza all’estero cerco di mantenermi aggiornato con internet su quanto succede nel Belpaese, soprattutto sui problemi della maggioranza e sui prezzi delle case a Montecarlo. Il presidente della Camera Fini, mi sembra di capire, sta cominciando a chiarire, a spiegare. E dichiara, come se fosse appena riemerso da un’immersione nelle belle acque del Principato, di non sapere che nell’appartamento di Montecarlo abitasse il cognato. Ma questo qui a chi vuole darla a bere? Dall’alto della sua supponenza pensa che siamo tutti deficienti?
Giuliano Citterio
Milano
222
Fa scalpore la notizia del settantenne Jean-Paul Belmondo che pare sia plagiato da una bella trentacinquenne. Sarà, ma in fondo il grande Bebel non fa male a nessuno. Conosco invece un sessantenne, certo Gianfranco, che da quando si è messo con la sua giovane compagna ne sta combinando di tutti i colori, rinnegando ideali, amicizie e programmi elettorali. E non ha nemmeno la scusante del rimbambimento dovuto all’età.
Filiberto Emanueli
e-mail
222
Fini faccia un favore a se stesso e ai suoi ex elettori, tolga dalle vie di Milano il manifesto che mostra il suo volto semisorridente (eh, ci credo) affiancato dalla scritta: «Sì alla legalità. Via gli affaristi dalla politica». Io che in passato lo votai provo un profondo disagio sia quando appare la sua immagine in tv, sia quando sento la sua voce; lo trovavo un oratore eccellente, invece era solo un affabulatore.
Daniela Portaluppi
e-mail
222
La teoria della probabilità è quella branca della matematica che studia le possibilità di un evento casuale. Nel caso più semplice essa è data dal rapporto tra il numero dei casi favorevoli all’evento rispetto a quelli possibili. Nel caso di un «6» al Superenalotto è di circa uno a seicento milioni. Nel caso della vendita o dell’affitto di un immobile di Montecarlo, si può considerare l’evento casuale, dato che la vendita in teoria si fa al miglior offerente. In questo caso, la probabilità che vada a un compratore e/o affittuario è più complicata, ma sempre nell’ordine di uno a milioni. La probabilità congiunta di entrambi gli eventi casuali è data dal loro prodotto, un numero infinitamente piccolo. È lecito supporre che certe «giustificazioni» vadano oltre il principio di casualità.
Leone Meneghin
Venezia
222
Fini asserisce che «il bene rappresentava unicamente un onere per An» (spese di condominio ed altro). Ho letto bene più volte: un appartamento a Montecarlo rappresenta un debito? Alla faccia della crisi. Si vede che nell’ambito dei rimborsi elettorali valutati in milioni un affitto ottenibile a Montecarlo di 2.550 euro mensili resta proprio una volgare miseria. Bastava affittarlo, metterlo a reddito e non trovare puerili giustificazioni. Fa bene Storace a rivendicare i mancati introiti.
Walter Luini
e-mail
222
Il lettore Franco De Marco (il Giornale 9/8) ipotizza un futuro come nuova destra alla neonata formazione finiana, accreditandola addirittura di ideali e di eroe guida nella persona di Paolo Borsellino. Mi sembra esagerato. Intanto perché questa nuova destra il sig. Fini deve costituirla e non credo che ci riuscirà; e poi perché una destra c’è già: il Pdl. Che sarà pure il partito di una «repubblica padronale», come il lettore lo definisce, ma poiché Berlusconi non è eterno, sarebbe stato abbastanza scontato che la guida del partito sarebbe toccata a lui. Un po’ di pazienza e avrebbe potuto inserirvi tutti gli ideali guida desiderati. Ma poiché Fini ha avuto troppa fretta, come la gatta del proverbio, ha partorito gattini ciechi.
Carla Repossi
Milano
222
Ho 61 anni e da quando ho potuto votare sono sempre stato di destra (prima Msi, poi An, infine Pdl) e ho sempre seguito la politica con molto interesse. Queste ultime notizie, a me e a tutta la mia famiglia, ci hanno fatto arrabbiare e ora speriamo che Fini se ne vada subito, altrimenti ci penseremo noi elettori alla prima occasione. Non posso negare che il mio prossimo voto andrà alla Lega.
Lorenzo Magistris e Daniela Guarneri
e-mail
222
Rispetto alla vicenda Scajola, ben diversa è la pesantezza di comportamento dei parvenu Gianfranco Fini e fratelli Tulliani che si sono messi a tradire il testamento di una nobildonna e la fede di un partito di nostalgici puri, e a trescare con finanziarie off-shore messe su in paradisi fiscali. Quindi, quel titolone sul Giornale «Fini come Scajola» non mi è piaciuto: non sono sullo stesso piano.
Mariano Porro
Padova
222
Quello che mi fa più rabbia è che il sig. Fini pensi che il cittadino, anche se qualche volta è sprovveduto, creda alle sue verità.
Enzo e Gina Cercenà
e-mail
222
Premetto che io non credo alla buona fede del sig. Fini. Facciamo comunque finta di credere alla sua versione dei fatti. In questo caso come potremmo mai affidargli l’amministrazione dei nostri beni in Italia? Ci svenderebbe per trenta denari, incompetente e distratto come si è dimostrato.
Mario Cancelliere
e-mail
222
Il presidente Fini non si può dimettere perché se gli viene tolta questa «cadrega» non gli rimarrà nulla. Sono anch’io convinto, come molti, che se andassimo alle elezioni subirebbe una batosta colossale. Cosa che non si può permettere, non adesso perlomeno. Sono d’accordo con voi che, se fosse un uomo con gli attributi, visto che ha ammesso di essere rimasto sorpreso dello scherzo della compagna e del fratello di lei, dovrebbe lasciare la presidenza, ma non lo farà mai.
Renato Kuhar
e-mail