Fini ospite, ma resta il gelo con D’Alema

Firenze. Due ore e mezzo in casa Ds, con all’inizio la stretta di mano con il segretario Piero Fassino, che lo ringrazia dal palco per la presenza, e alla fine, ma solo alla fine, quella con il ministro degli Esteri Massimo D’Alema. Due ore e mezzo al termine delle quali il leader di An Gianfranco Fini (nella foto con il ministro Cesare Damiano), dice che adesso per il centrodestra «non avrebbe senso non assumere iniziative», con una considerazione positiva sul Pd: «Per chi, come me, è un convinto sostenitore del bipolarismo, la nascita del Pd è un fatto positivo». A Firenze, spiega, ha trovato «l’accoglienza che aspettavo, con la piena consapevolezza che siamo avversari», non nemici. Anche se resta il gelo dovuto ai recenti screzi, scontro in Parlamento sul caso Mastrogiacomo in testa. D’Alema e l’ex ministro degli Esteri si ignorano fino alla fine, anche quando si trovano seduti a pochi metri. Fini sfoglia l’Unità, il Manifesto e il Riformista, la casa questo passa, annuisce spesso sull’intervento del segretario Cgil Guglielmo Epifani, ascolta Giuliano Amato, fra i primi a salutarlo. Non può fermarsi per la chiusura di Fassino. Solo quando Fini si alza per andarsene D’Alema va a stringergli la mano. Per il Pd, dice Fini, «mi sembra che qui ci sia più passione che al congresso della Margherita».