Fini: "Pdl scelga linea o rischia di galleggiare"

&quot;Non va bene che ognuno coltivi il proprio orticello e che ogni ministro voglia salvare se stesso e le proprie competenze a scapito di altri&quot;, lo ha dichiarato il presidente della Camera. Sulla riforma delle pensioni: &quot;Bisogna fare qualche cosa&quot;<br />

Roma - "Non va bene - ha proseguito Fini - che ognuno coltivi il proprio orticello e che ogni ministro voglia salvare se stesso e le proprie competenze a scapito di altri". Dal presidente della Camera arriva una esortazione al confronto e alla discussione all’interno del Pdl: "che all’interno del Pdl non si affronti il tema di come riformare il Welfare, l’economia o le pensioni - ha detto Fini - io lo contesto". Per un partito che ha raggiunto in Italia un consenso "che poche volte si è visto nella storia", si impone di trovare una soluzione ai problemi "che sono in agenda da 10 o 15 anni". "Le elezioni Regionali - ha spiegato Fini - saranno l’ultimo appuntamento elettorale importante della legislatura. Poi il Pdl ha davanti un arco di tempo in cui discutere di questi temi e mettere in campo delle proposte, altrimenti sarà difficile spiegare perchè, con la maggioranza che abbiamo, alla fine della legislatura saremo ancora alle prese con gli stessi problemi in agenda".

"Pensioni, bisogna fare qualcosa" Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, auspica un intervento sulle pensioni nonostante riconosca ai ministri Sacconi e Tremonti che la riforma previdenziale è meno urgente che in altri Paesi. "Quando i giovani che oggi pagano diventeranno padri - ha detto Fini durante la tavola rotonda Placata la bufera, torniamo al libero mercato - rischiano di dover scoprire che hanno pagato molto per le generazioni precedenti e prendono poco per se stessi. Non si può non parlare di questi temi. Qualcosa bisogna fare". Incalzato dalle domande del deputato del Pdl Benedetto Della Vedova, il presidente della Camera ha aggiunto che Sacconi e Tremonti "hanno ragione quando dicono che non abbiamo la stessa urgenza di altri Paesi di riformare le pensioni, ma questo equilibrio è destinato inevitabilmente a rompersi, magari fra dieci anni". Fini ha sottolineato, in particolare, il contributo sempre più importante che viene dato in Italia dai lavoratori immigrati per il pagamento delle attuali pensioni. "Ci si accorge o no di questo contributo? Vorrei che nel Pdl se ne discutesse", ha aggiunto, auspicando che venga trovata una sintesi tra le diverse anime di ex liberali, di Alleanza nazionale, di ex democristiani o ex socialisti.

"Flessibilità non può essere precarietà" Il presidente della Camera Gianfranco Fini, che ad un convegno a Milano ha parlato della necessità di riforme in economia, ha contestato che la flessibilità del lavoro diventi "precarietà assoluta". "Abbiamo discusso per anni - ha detto - e abbiamo versato anche qualche lacrima, penso a Biagi e a D’Antona, per la riforma del mercato del lavoro. Non vorrei però che la parola flessibilità sia diventata sinonimo di essere sottopagati e per i giovani di aspettare una vita prima di trovare un lavoro stabile". "Oggi - ha aggiunto il presidente della Camera - rischiamo di passare da un estremo all’altro. Il sistema che c’era prima contro quello di adesso, dove la parola flessibilità equivale a precarietà assoluta e dove il lavoro flessibile è equiparato allo sfruttamento legalizzato".

"Processo breve, passerà..."
Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha risposto con una battuta ad una domanda sull’approvazione definitiva o meno in Parlamento del provvedimento sul cosiddetto processo breve. "Il verbo è al futuro, è una ipotesi" è stata la sua risposta durante la tavola rotonda organizzata dall’associazione Libertiamo e dal deputato del Pdl Benedetto Della Vedova. Sollecitato in seguito sullo stesso tema Fini ha ribadito che si trattava di una battuta.

"Pensare alle nuove generazioni" "Tra i temi da affrontare nel 2010 - ha affermato - quello del welfare mi sembra di particolare importanza anche perchè si tratta di una sfida culturale". Fini ha ricordato che, per esempio, anche il presidente degli Stati Uniti Barak Obama ha messo nel suo programma riforme che garantiscano i più deboli: "oggi parte dell’Occidente guarda - ha spiegato - a un sistema di welfare che noi in Europa già avevamo. Nel 2010 credo che sarebbe necessario discutere di un welfare che sia compatibile con la società in cui viviamo. Penso non solo al welfare delle garanzie ma a quello che oltre a mantenerle pensi anche alle opportunità". Il presidente della Camera ha quindi ricordato che l’attuale welfare nato sul modello di società del ’900 garantisce principalmente i lavoratori che perdono il lavoro, i disabili ed altri soggetti deboli: "oggi - ha spiegato - soggetti altrettanto deboli se non di più sono diventati i giovani. Vogliamo allora ragionare su un welfare che dia loro delle opportunità?". Ciò non vuol dire, secondo Fini, immaginare un welfare "allargando i cordoni della borsa ma tenendo presente la tirannia del bilancio".