Fini al Pdl: "Uscire da subalternità con la Lega"

L'invito del presidente della Camera: "Il Pdl deve configurarsi uscendo dalla subalternità, tra l’originale e la fotocopia, si acquista
l’originale". Ma non rinnega l'alleanza. Poi boccia la possibilità di formare una corrente interna al Pdl: "C’era An che aveva il 12 per cento..."

Roma - Il Pdl non deve "buttare a mare" l’alleanza con la Lega, ma "uscite dalla subalternità". A sottolinearlo è stato il presidente della Camera Gianfranco Fini, presentando l’ultimo numero di Charta minuta. Il Pdl "deve configurarsi uscendo dalla subalternità", ha sottolineato, "tra l’originale e la fotocopia, si acquista l’originale". Questo, ha chiesto retoricamente, "vuol dire buttare a mare l’alleanza? Assolutamente no". Il Pdl, ha insistito, "deve darsi una dimensione nazionale". E ha avvertito: "Ci sono due modi di vincere le elezioni: giocando sugli errori altrui o sulle proprie convinzioni proprie. Silvio Berlusconi ha vinto lanciando un sogno, è sul quel terreno che il Pdl si gioca la sua credibilità".

No alle correnti interne al Pdl Fini non intende formare una corrente nel Pdl. "Vi pare che tutto quello che stiamo cercando di fare sia finalizzato a far nascere una corrente?", ha detto parlando dell’impegno, a volte controverso, proprio della sua fondazione. "C’era An che aveva il 12 per cento, la sua dialettica, la sua organizzazione - ha ricordato il presidente della Camera - e con un certo travaglio interno si è deciso di chiudere il Novecento, 50 anni di onorata storia repubblicana aderendo al Pdl". Dunque, secondo il numero uno di Montecitorio, "se è così ricoverateci, ci tenevamo stretta An e il suo 12 per cento". Invece, ha ribadito Fini, "non c’è alcun desiderio di far nascere una corrente". Tuttavia Fini ha respinto la logica del pensiero unico. "In una fase post-ideologica, come si può pensare che ci sia ortodossia ed eresia".