Fini: "Piaga stupri, no a connotazioni etniche"

Il presidente della Camera per l'8 marzo: "Non possiamo limitarci a una stretta repressiva, che pure è utile", Benedetto XVI: "La dignità della donna sia sempre più valorizzata". La Carfagna: "Attenti a non creare allarmismi". Il sindaco di Roma Alemanno: "Serve una rivolta sociale"

Roma "La violenza sulle donne è da un lato una piaga sociale e dall'altro una vera e propria emergenza civile" ma "non ci può essere una connotazione etnica dietro lo stupro". Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, intervenendo alla manifestazione per l'8 Marzo al teatro Brancaccio di Roma. Fini ha sottolineato l'esigenza di una "convergenza bipartisan" che deve essere "un valore aggiunto della politica su questioni che attengono la dignità della persona". E poi, echeggiando le parole dette ieri dal Capo dello Stato, ha esortato a non dare connotazioni etniche agli episodi di stupro: "E' giusto - ha spiegato Fini - titolare 'donna stuprata da romeno', ma bisogna fare lo stesso quando a commettere la violenza è un italiano".
Per un impegno corale delle istituzioni contro la violenza sulle donne non possiamo concentrarci solo su nuove leggi, "non possiamo limitarci a una stretta repressiva, che pure è utile, ma occorre avere più attenzione per la violenza quotidiana e silenziosa, quella che avviene tra le mura domestiche e che provoca ferite ma anche un grande senso di ingiustizia". Occorre, ha detto ancora, "far sentire alla donna che il suo grido di dolore viene ascoltato". Bisogna dunque, secondo il presidente della Camera, occuparsi della violenza quotidiana, e per fare questo serve "un'azione culturale e l'impegno di tutti, ma anche l'impegno degli opinion leader": Fini ha invitato a "porre maggiore attenzione ai messaggi distorti", a quelli che comunicano uno scarso rispetto nei confronti della donna e del suo corpo.

Il Papa: difendere la dignità della donna Anche il papa, durante l'Anglus, ha lanciato un appello in occasione dell'9 marzo. Benedetto XVI ha detto di pregare per tutte le donne "perché siano sempre più rispettate nella loro dignità e valorizzate nelle loro positive potenzialità". "La data odierna ci invita a riflettere sulla condizione della donna e a rinnovare l'impegno, perché sempre e dovunque ogni donna possa vivere e manifestare in pienezza le proprie capacità ottenendo pieno rispetto per la sua dignità".

La Carfagna: misure per le madri lavoratrici Oggi in Italia il tasso di occupazione femminile è "tra i più bassi in Europa": lo ha sottolineato il ministro delle Pari opportunità, Mara Carfagna, spiegando che il governo sta lavorando per fare in modo che le donne non siano costrette a lasciare il lavoro quando hanno dei figli. "Siamo studiando delle iniziative insieme con gli altri ministeri competenti - ha spiegato il ministro - il mio ministero si farà carico di un pacchetto di misure per le madri lavoratrici, affinché sia più facile conciliare i tempi di vita e di lavoro. Le donne sono al centro dei pensieri di questo governo". "E' dalle donne - ha insistito - che bisogna partire per rialzare le sorti del nostro Paese". Il ministro ha quindi espresso l'auspicio che "il prossimo anno possiamo ritrovarci di nuovo qui per riflettere sui nuovi traguardi che avremo raggiunto a favore delle donne".

"Non creare allarmismi" Gli episodi "dolorosi" di violenza sessuale delle ultime settimane fanno preoccupare, ma "compito delle istituzioni è quello di non creare allarmismi che possono essere dannosi per le donne", ha detto la carfagna. Il ministro ha citato i dati del Viminale, che dicono "che nell'ultimo anno la violenza sulle donne ha avuto un decremento significativo". Ha però aggiunto che "anche solo un atto di violenza impone una risposta ferma e decisa delle istituzioni, ed è quello che il governo ha fatto". "Noi vogliamo - ha aggiunto Carfagna - che chi commette una violenza sconti la pena in carcere dal primo all'ultimo giorno. Non si può avere nessuna pietà quando si tocca la dignità delle persone. La parola d'ordine è tolleranza zero".

Alemanno: serve una rivolta sociale Roma è una città "ferita da troppi episodi di violenza sulle donne", un fenomeno che deriva anche dallo scontro tra due culture: una cultura arcaica e una cultura moderna. "Contro tutto ciò oggi lanciamo una rivolta sociale di questa città: le donne non devono più essere ferite". Il sindaco Alemanno ha elencato quattro filoni sui quali il Comune intende muoversi: la certezza della pena, la questione del degrado urbano, la tutela delle donne che subiscono violenza sessuale in casa e, appunto, la "battaglia culturale". Alemanno ha ribadito che quando uno stupratore viene individuato, non ci può essere alcuna clemenza, e ha reso noto che il Consiglio comunale di Roma ha approvato una mozione per la quale il Comune si costituirà parte civile in tutti i processi che riguardano reati contro le donne. Quanto al degrado urbano, Alemanno ha sottolineato che la sicurezza non può essere un valore solo per le classi agiate: "Chi ha soldi si può difendere da solo, può assumere una polizia privata". La sicurezza invece, ha insistito, è "un valore sociale e di libertà, non legato a una cultura della repressione. E non è né di destra né di sinistra". Quanto alla violenza tra le mura domestiche, il sindaco si è impegnato a "rafforzare tutti i servizi, come i centri di ascolto, affinché le donne non possano sentirsi mai sole". Infine, la battaglia culturale: Alemanno ha parlato di "incontro perverso tra culture antiche e moderne che negano la dignità della persona umana. Bisogna combattere contro queste culture nefaste. Roma non sarà mai libera - ha concluso - nel momento in cui ogni persona deve rinunciare alla propria identità per vivere".