Fini pizzica il centrodestra: «Mi danno del comunista»

CRITICO Se la prende con la classe dirigente e con il partito: «Pochi piani per il futuro...»

RomaRivendica il diritto di intervenire nel dibattito politico «in base ai miei convincimenti in assoluta libertà». Il «tintinnar di manette» delle inchieste giudiziarie non lo scompone più di tanto, e attende di vedere «quel che accadrà» per decidere del suo futuro. Ma di sicuro il Pdl non gli garba, «non sa progettare il domani», ed è l’intero sistema politico da rifondare, a cominciare dalla classe dirigente. «E se dico le stesse cose che dice la cancelliera tedesca Angela Merkel mi danno del comunista».
È un «compagno» Fini a tutto tondo, quello che ieri, di buon umore, scherza pure sui colleghi: «Ho letto che hanno proposto di fare un test a punti agli immigrati per il permesso di soggiorno. Tipo: conoscono la Costituzione? Trenta punti... Ma a me piacerebbe farlo alla Camera: perché quelli delle Iene saranno pure impietosi, ma ci sono una buona parte dei parlamentari che non conoscono neppure i primi cinque articoli della Costituzione».
Il presidente di Montecitorio non si ritiene uno speaker all’anglosassone: «Cerco di svolgere al meglio il ruolo istituzionale che mi hanno dato e, come i miei predecessori, intervengo in assoluta libertà nel dibattito politico. Faccio ciò che ritengo giusto, e le critiche che mi giungono da destra e da sinistra stanno forse a significare che sto svolgendo in modo dignitoso il mio ruolo di arbitro». I progetti per il futuro ci sono, «ma non credo che si debba agire nel rispetto del proprio desiderio o obbiettivo. Ho avuto più di quel che pensassi, poi vedremo...».
Sul partito Fini non rinuncia a indicare strade alternative. «Le famiglie politiche del centrodestra in Europa - osserva - sono molto più attente a certe novità. Ho guardato i punti toccati dalla Merkel davanti al Cdu... se dicessi al Pdl di discutere delle stesse cose, mi direbbero: “sei diventato comunista!”». Secondo il leader pidiellino «non si può dire: “ma chi se ne importa di certe cose, ci sono le Regionali e non ci conviene”, perché nel frattempo la storia cammina. Non mi scandalizza la propaganda, ma alla nostra politica serve più strategia e meno tattica. Altri Paesi hanno problemi e baruffe peggiori dei nostri: non sono l’Eldorado e noi non siamo lo scantinato, ma lì si discute, mentre noi siamo in un ritardo politico-culturale».
Il problema, per Fini, anche alla luce del «tema della trasparenza e della legalità nella pubblica amministrazione», sta nella selezione della classe dirigente dei partiti. «Deve farci riflettere sul fatto che oggi chi si avvicina alla politica non lo fa con il senso della missione ma per carriera. Non ho nessuna nostalgia dell’epoca dei comitati centrali, ma bisogna pensare a forme di partecipazione e di selezione della classe dirigente diverse. Io sono un politico di professione, ma la politica non è carriera, bensì impegno civile verso l’altro». È l’intero sistema politico malato, per il presidente della Camera, e occorrerebbe prendere atto che il «bipartitismo americano non è nella tradizione italiana». Il Pdl non è «in difetto ad altri partiti» rispetto a «una discussione sul futuro», ha replicato Sandro Bondi, coordinatore del Pdl. «Anzi sono convinto che il nostro partito abbia espresso una vera e propria egemonia culturale nel prevedere gli eventi e nel rispondere alla crisi che ha investito l’intera economia internazionale».