Fini: Premier leader? A volte monarca assoluto

Una stoccata a Berlusconi, poi sulle riforme: "Percorso tortuoso e lento. Il cambiamento delle regole riguarda tutti, non solo una parte". Caso Englaro e bioetica: "La politica non pretenda di decidere sulla vita e la morte"

Roma - Una stoccata alla leadership di Berlusconi. "Talvolta accade che Berlusconi confonda la leadership con la monarchia assoluta": risponde così il presidente della Camera, Gianfranco Fini, nel libro di Bruno Vespa alla domanda se riconosca la leadership del Cavaliere. "Certo che la riconosco. Non è stato Berlusconi l’artefice della lunga transizione italiana? Ma bisogna mettersi d’accordo su che cosa s’intenda per leadership. Se la intendiamo come la intendono quasi tutti i vocabolari politici, non c’è nessuna discussione. Se la si intende, invece, come monarchia assoluta, allora no. E talvolta - conclude - accade che Berlusconi confonda la leadership con la monarchia assoluta".

Le riforme "Il percorso reale delle riforme si è rivelato tortuoso e lento. Ancora oggi il Paese si sente in mezzo al guado di una trasformazione a metà, a lungo promessa e mai completamente attuata. Quella che servirebbe è una grande stagione costituente". Così Gianfranco Fini affronta il tema dele riforme nel suo libro "Il futuro della libertà. Consigli non richiesti ai nati nel 1989", pubblicato da Rizzoli e presentato alla stampa parlamentare a Montecitorio.

Lettera ai giovani "Per realizzarla - scrive il presidente della Camera in una lunga lettera accorata alla 'generazione F', cioè alla generazione del futuro - sarebbe necessario in primo luogo un rinnovamento della cultura e del lessico stesso della politica". La riforma che Fini giudica "la più importante non c’è dubbio che sia la questione del rinnovamento istituzionale.

Le regole riguardano tutti "Perché - sottolinea - il cambiamento delle regole riguarda tutti, non solo una parte. Perché la Costituzione segna il perimetro della casa comune degli italiani . Perché è necessario riscoprire il patriottismo costituzionale come valore che cementa la coesione sociale non meno che quella politica".

Bioetica: il caso Englaro "Talvolta la politica è sorprendente - argomenta Fini toccando il delicato tema della bioetica -. Non si interroga ad esempio abbastanza sul come frenare le morti sulla strada o le morti bianche nei luoghi di lavoro, poi però pretende di avocare a sé il diritto tremendo e assoluto di decidere della vita e della morte delle persone in stato vegetativo irreversibile, laddove sarebbe più giusto affidarsi alla volontà dell’essere umano che vi è direttamente coinvolto". "Il caso di Eluana Englaro - continua il presidente della Camera - ci ha dimostrato in modo eclatante che la politica italiana tende ancora a presentarsi, nei momenti di più aspro confronto, non secondo le linee contemporanee del fare, ma secondo le linee novecentesche dell'essere, vale a dire le linee in definitiva rassicuranti ma immobili, dell'identita". Non cerca di essere giudicata per ciò che realizza, ma per ciò che rappresenta. E che cosa c’è di più potente, di più evocativo, di più immaginifico, di più mobilitante e allo stesso tempo di più fuorviante che proporsi come il "partito della vità contro il partito della morte?".