Fini presidente della Camera: "Ora è finito il dopoguerra. Sono di parte ma garantirò tutti"

Il leader di Alleanza nazionale: "Basta odio è l’ora
della pacificazione".
Poi elogia il 25 aprile e il 1˚ maggio. <a href="/a.pic1?ID=258539" target="_blank"><strong>Dal ghetto a Montecitorio</strong></a>, la lunga marcia di Gianfranco il &quot;freddo&quot;<br />

Roma - Lucciconi e cravatta rosa. I primi li scatena negli amici di sempre non appena inizia a parlare. La seconda la indossa su un completo grigio chiaro: gioco cromatico che esalta l’abbronzatura. Mancano pochi minuti alle 12, Gianfranco Fini diventa il 13˚ presidente della Camera, parla per 14 minuti e riceve 18 applausi. Da tutta l’Assemblea.

Piero Fassino commenta «Fini ci rappresenta tutti». «Con la mia elezione - commenta il presidente ai microfoni del Tg1 - è finito il Dopoguerra». È emozionato quando sale sullo scranno più alto di Montecitorio. E lo confessa in tv: «sarei ipocrita se dicessi che non mi sono commosso». Così come ammette di «essere anch’io, come chi mi ha preceduto, un uomodi parte, fortemente convinto della bontà dei valori che hanno ispirato il mio impegno politico. Ho tuttavia ben chiaro - aggiunge - che il primo dovere è il rigoroso rispetto del principio di assoluta parità di diritti fra tutti i deputati».

Come Schifani, ritiene che quella appena iniziata debba essere «una legislatura costituente». Mentre per rispondere alle spinte dell’antipolitica, osserva che «la società civile deve avvalersi di istituzioni più snelle ed efficienti». Esprime stima e rispetto per tutte le alte cariche dello Stato: dal Senato alla Corte Costituzionale; ma su tutte, al capo dello Stato. Sentimenti che da Granz, Napolitano ricambia fino al punto da giudicare come «certamente non di parte» l’intervento di Fini.

Ed un «deferente omaggio » lo rivolge anche a Benedetto XVI, «guida spirituale della larghissima maggioranza del popolo italiano ed indiscussa autorità morale per il mondo intero». A questo punto, l’emozione è già esaurita. Fini si è sciolto. Legge il discorso (cosa rara per lui che ha sempre fatto interventi “a braccio“) con voce ferma. Ed affronta di slancio uno dei passaggi più delicati dell’intervento: quello sulla Chiesa. «La laicità delle istituzioni - spiega - è principio irrinunciabile della nostra come di ogni moderna democrazia parlamentare. Ed è proprio nel nome di tale principio che il Parlamento deve saper riconoscere il ruolo della religione cristiana nella difesa della identità culturale della nostra Patria».

“Patria“: termine di confine per la Lega. Ma che Fini ripete dopo gli applausi... «nella difesa dell’identità culturale della nostra Patria, della nazione italiana, nazione di cui è simbolo la bandiera tricolore esposta in quest’aula ed alla quale rendo omaggio. È in essa che si riconosce il nostro Popolo». E qui arriva la parte più “politica“ dell’intervento. Indica il 25 aprile ed il 1˚ maggio come date di riferimento per gli italiani. «Celebrare la ritrovata libertà dell’Italia e la centralità del lavoro nell’economia è un dovere a cui nessuno si può sottrarre» (sull’argomento lavoro chiede «uno sforzo comune perché finisca la «tragedia delle morti bianche»). Giornate - prosegue - in cui si onorano valori autenticamente condivisi da tutti gli italiani», nel segno della «ricostruzione di una memoria condivisa» e di «una pacificazione nazionale fra vincitori e vinti».

Se la memoria collettiva ha permesso questi passi in avanti - ricorda Fini - è stato grazie a due presidenti della Repubblica: Cossiga e Ciampi. Una vena di pessimismo attraversa la relazione di Fini quando si afferma che «la nostra libertà corre pericoli ed è davvero minacciata». E la minaccia è rappresentata «non certo dalle ideologie del secolo scorso, ormai sepolte dal Novecento che le ha generate. L’insidia maggiore - osserva - viene dal diffuso e crescente relativismo culturale, dall’errata convinzione che libertà significhi assoluta pienezza di diritti e pressoché assenza di doveri e finanche di regole». Per Fini, sventare questi rischi è compito della Politica. Così come per la famiglia e la scuola è obbligo difendere un altro valore a rischio: la perdita di autorevolezza dello Stato, che genera insicurezza nei cittadini. Da qui, il ringraziamento a magistratura, forze di Polizia e Forze armate. Ed un augurio di buon lavoro a tutti i deputati «soprattutto a chi è entrato per la prima volta in quest’aula».