Fini regala il Valium a Feltri. "Festeggi senza allucinazioni"

Roma - Caro direttore, giù le mani da quella boccetta. Non azzardarti a berne neppure un goccio. Sì, proprio quella appena arrivata da Roma che ora campeggia sulla tua scrivania. Sull’etichetta ha il nome d’un tranquillante - per nulla tranquillizzante -, «Valium», ma non è ben chiaro che cosa ci sia dentro. Timeo Danaos et dona ferentes. È avvelenata? Non lo so, non si hanno elementi per dirlo. Non ero presente quando, nella mefitica atmosfera natalizia che si respira qui a Montecitorio, al primo piano del Palazzo, stamattina il caro presidente Gianfranco Fini s’è rinchiuso con i suoi fidi. C’era di sicuro Bocchino, che ora canta come un gallo: «Fini non è diventato un pazzo comunista».

La Russa non c’era, ma era stato informato: acqua in bocca. La boccetta (non con la maiuscola) è uscita infiocchettata come una strenna alla quale tu, abituato alle beghe con noialtri, non avresti potuto resistere. Nota soltanto che alla fine hanno chiamato il più autentico, antidiluviano dei comunisti sulla piazza, Pasqualino Laurito, titolare della dalemiana agenzia Velina Rossa, per dargli la soffiata. Ti sia noto che l’adorabile Pasqualino viene dall’Albania di Hoxa e ogni mattina, appena sveglio, canta l’inno sovietico che conosce a memoria. A nanna ci va con l’Internazionale, «il più bell’inno tra tutti», dice. Così alle 11 Velina Rossa ha potuto rivelare il bel cadeau che t’era stato confezionato, e il biglietto ivi accluso: «Egregio direttore, per festività serene senza ossessioni e allucinazioni. Firmato: Gianfranco Fini». Capisco che si possa essere ingenui e fiduciosi nel prossimo. Ma il latore del messaggio ti dovrebbe pur dire qualcosa.

Non contento, il presidente della Camera s’è messo ad andare in giro per parrocchie. Dov’è finito? Nella chiesa di Tor Tre Teste, dove l’aveva invitato il parroco, don Cordino. Nomi che valgono più di un avviso.

Fini ha pronunciato l’intera salmodia ispirata dalla futura nascita del Bambinello. Per la serie: «siamo tutti buoni», l’inquilino di Montecitorio ha detto di sperare per l’anno nuovo la «collaborazione tra le istituzioni», così da «poter affrontare i problemi». Fatto il pieno di buonismo, ha potuto ricevere i promotori della campagna «Non aver paura, apriti agli altri...» (ma tu non aprire la boccetta, per carità). Perché la giornata fosse perfetta, Fini ha quindi telefonato a Berlusconi, per sincerarsi che la convalescenza stia procedendo. «Silvio, tutto bene? Stai al calduccio? Hai preso gli analgesici? Mi raccomando...».

Ora non si vorrebbero trarre conclusioni affrettate, ma fossi in te non appoggerei neppure il naso al collo di quella boccettina che pure guardi con cupidigia. Ti sei divertito, lo scherzo t’è piaciuto. Hai risposto da par tuo: «Bella trovata, ricambierò regalando a Fini del vino bianco, perché il rosso gli annebbia le idee, come abbiamo potuto constatare ultimamente ha esagerato e gli fa male...».

Quando però ho ricordato che l’altroieri - rispondendo a Laboccetta (tutt’attaccato, e qui le coincidenze sono davvero troppe) - hai spiegato che Gianfranco «è stato trasformato da qualcosa», ho avuto l’illuminazione. Ho capito il pericolo che corri con «quella» boccetta. Non è uno scherzo, è un tiro mancino. Non so come Fini se la sia procurata, se con regolare ricetta, dal fratello dottore o dalla strega Grimilde. Ma un Vittorio Feltri «commmunista» pure lui no, sarebbe davvero troppo.