Fini: ricucire con Casini Ma l’Udc respinge l’invito

Il leader di An: con Casini ci ritroveremo insieme La replica: finge di non capire i problemi che poniamo

Fabrizio de Feo

da Roma

Il match a distanza, la partita a scacchi tra ciò che resta della Casa delle libertà e i «ribelli» dell’Udc continua senza sosta. E ogni giorno le dichiarazioni si intrecciano in una sequenza di strappi, puntualizzazioni, ricuciture, richiami all’unità del centrodestra da una parte e rivendicazioni di un modello alternativo di opposizione rispetto a quella dura e pura attuale dall’altra.
Questa volta la scintilla viene accesa da Gianfranco Fini. Il presidente di Alleanza nazionale, ospite de La7, chiarisce il suo punto di vista nei confronti dell’Udc. E detta il suo vaticinio: «Con Casini ci ritroveremo assieme». «Continuo a considerarlo un amico, anche se confermo che ha sbagliato a non partecipare alla manifestazione del 2 dicembre. Nel senso che se fossimo stati tutti sul palco la sinistra non avrebbe avuto un solo argomento con cui replicare alla manifestazione». Casini come Bossi vecchia maniera che prima rompeva e poi trattava? «Non credo che Casini sia felice di questo paragone - risponde Fini -. L’Udc ha dichiarato a Palermo la strategia per un centro alternativo alla sinistra. Io non credo sia destinata ad avere successo perché gli elettori sono molto più bipolari dei dirigenti politici». Quanto alle prossime elezioni amministrative in cui i centristi hanno annunciato che decideranno caso per caso, Fini precisa: «Va ricordato che alle amministrative si vota con una legge elettorale a doppio turno e, quindi, con una sorta di elezioni primarie tra eventuali candidati all’interno però della stessa coalizione».
C’è un altro tema che a Fini sta a cuore: quello del referendum sulla legge elettorale che punta a ridurre drasticamente la frammentazione partitica. Il numero uno di Via della Scrofa ribadisce la volontà di percorrere fino in fondo quella strada. «Mi auguro che il referendum sulla legge elettorale si svolga» auspica Fini. «A quel punto tutti dovranno assumersi le loro responsabilità e dire se sono d’accordo o no. Per parte mia confermo che si tratta di una scelta opportuna perché favorisce le aggregazioni, spingendo verso un bipolarismo meno variegato dell’attuale». Fini rivela di averne parlato con Silvio Berlusconi e di aver trovato un forte interesse sul tema da parte del Cavaliere: «Siamo entrambi d’accordo sul dare grande attenzione al referendum. Soprattutto perché è evidente che cambiare la legge elettorale mediante il ricorso al voto referendario avrebbe conseguenze politiche di primaria importanza. Il referendum mette in evidente difficoltà le componenti più radicali delle coalizioni, in particolar modo Rifondazione comunista, Comunisti italiani e Verdi». Quanto ai problemi che potrebbe avere l’Udc se il referendum passasse, secondo Fini «non ci si può lamentare di un’imposizione se a deciderla è la maggioranza degli italiani. E comunque la federazione di centrodestra sarebbe la risposta giusta».
Le lamentele, però, arrivano eccome dal fronte centrista. Lorenzo Cesa, segretario del partito, ad esempio, ribatte che «se fallirà la strategia dell’Udc Prodi governerà tranquillo tranquillo per cinque anni. Spero che Fini non se lo auguri. In realtà mi sembra che il leader di An faccia finta di non capire i problemi posti dall’Udc. Lo comprendo, è più facile mistificare le nostre posizioni che contrastare gli argomenti di chi chiede un profondo cambiamento del bipolarismo e anche della rappresentanza dei moderati». E una dura replica sulla legge elettorale arriva anche da Luca Volontè. «La confusione di Fini è allarmante». La chiosa finale, però, è per Rocco Buttiglione che, dopo le bordate dialettiche degli ultimi giorni, getta un ponte verso gli (ex) alleati. «Senza l’appoggio dell’Udc, Berlusconi non va lontano. Ma d’altra parte nemmeno l’Udc senza Berlusconi».