Fini rifà An con i suoi fedelissimi in 24 ore

Il 28 alla direzione il leader indicherà «qual è il nostro percorso all’interno della casa comune»

Fabrizio de Feo

da Roma

Gianfranco Fini ridisegna Alleanza nazionale, scaccia via fantasmi e indugi e nel giro di ventiquattro ore dall’azzeramento dei vertici, presenta l’organigramma e la «rosa» dei suoi fedelissimi. Un’accelerazione che segna l’inizio del nuovo corso: quello segnato da un’infornata di dirigenti finora rimasti nelle seconde file e da un profondo restyling dell’elenco dei coordinatori regionali.
«Il partito non si guida da solo ma con un gruppo dirigente ristretto in questa fase. Vicepresidenti adesso non ce ne sono, avendo azzerato tutto», dice Gianfranco Fini, commentando il nuovo organigramma che dovrebbe restare in carica almeno «fino alle elezioni». «Ho nominato i coordinatori regionali. Spero di non aver dimenticato alcuna regione...» aggiunge scherzando. «In questo momento ravviso la necessità di rilanciare il partito e di guidarlo attraverso una riorganizzazione in periferia, e questo è il ruolo che hanno i segretari regionali che ho convocato per il 27 mattina. A tutti ho detto di prendersi agosto per fare la radiografia del partito. A settembre stabiliremo cosa fare».
Sul piano politico, spiega ancora il presidente di An, nella direzione nazionale convocata per il 28, «non a caso il giorno prima della riunione della Costituente della Cdl, farò una relazione per indicare il percorso verso il partito unico». E ai giornalisti che gli chiedono se ha avuto modo di parlare con Ignazio La Russa, Altero Matteoli e Maurizio Gasparri, protagonisti della chiacchierata in un caffè romano, il vicepremier replica: «Con Altero ho parlato, ma io parlo con tutti». Dunque, il caso è chiuso? «Il partito è governato dal presidente, ai sensi rigorosi dello Statuto. I partiti hanno delle regole, e il primo dovere è rispettare le regole che ci siamo dati», conclude Fini.
È chiaro che la mossa del vicepremier non è destinata a restare senza conseguenze. I cambi, infatti, sono decisamente «pesanti» perché disarticolano la geografia interna del partito. Tra le new entries compaiono antichi compagni di viaggio di Fini e amici e collaboratori più recenti e fidati. È certamente il caso di Marco Martinelli (nuovo responsabile organizzazione al posto di Altero Matteoli), compagno di immersioni del leader di An. Ma anche di Roberto Menia, ex leader del Fuan quando Fini era segretario del Msi-Dn, promosso oggi alla guida del dipartimento Propaganda oltre a essere confermato coordinatore regionale del Friuli-Venezia Giulia. Memorabile rimase, al congresso di Rimini, una scazzottata notturna tra i giovani guidati da Menia (finiano) e quelli guidati dall’allora segretario del FdG Gianni Alemanno (allora rautiano). Di antica data anche il legame strettissimo tra Fini e Donato Lamorte, da sempre alla guida della sua segreteria particolare e oggi promosso a capo della segreteria politica al posto di Carmelo Briguglio, plenipotenziario e mente pensante della Destra sociale, protagonista della raccolta di firme al documento pre-Assemblea nazionale. Fedelissimo del presidente di An è anche Andrea Ronchi, ex giornalista oggi deputato e neo-portavoce del partito.
Se agli enti locali resta saldamente al suo posto Giovanni Collino, molto stimato da Fini, approda al nuovo ruolo di responsabile per il programma elettorale Silvano Moffa. Non è, peraltro, la sua prima volta a via della Scrofa: fu capo della segreteria politica di Pino Rauti durante la breve stagione alla segreteria. La rivoluzione finiana si fa sentire anche nelle regioni: i coordinatori sono in maggioranza confermati (12 su 19, nella nota del presidente di An della Valle d’Aosta non si fa menzione), ma alcune delle new entries rompono decisamente con il passato.
Avviene così in Lombardia dove a Massimo Corsaro subentra Cristiana Muscardini, da sempre molto critica nei confronti di Ignazio La Russa. Stesso discorso in Puglia dove Alfredo Mantovano lascia il posto alla sua «competitor» Adriana Poli Bortone. In Campania coordinatore diviene il ministro della Comunicazione Mario Landolfi. Nel Lazio va via Roberta Angelilli, capogruppo degli eurodeputati, e al suo posto arriva Francesco Aracri. Meno appariscenti gli altri cambi: quello di Eugenio Minasso al posto di Giorgio Bornacin in Liguria, di Mario Delogu al posto di Carmelo Porcu in Sardegna, di Giovanni Dima al posto di Guglielmo Rositani in Calabria.