Fini: "Riforme condivise per ridare ali all'Italia"

Appello del presidente della Camera a maggioranza e opposizione perché percorrano la via del dialogo "nell'interesse nazionale". Poi avverte dei danni che le mancate riforme colpirebbero il Paese: "A nulla varrebbero i
tentativi di ognuno di addossare all’altro la responsabilità"

Reggio Emilia - Fare subito le riforme nell’interesse nazionale, partendo da quelle su cui già esiste condivisione. A Reggio Emilia in occasione del 212esimo anniversario del Primo Tricolore, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha invitato maggioranza e opposizione a lavorare per quelle riforme necessarie a "restituire le ali all’Italia". "Continuo a pensare che oltre che auspicabile, la comune assunzione di responsabilità tra governo e opposizione sia anche possibile - ha sottolineato Fini - è notorio che non mancano ipotesi di riforma che hanno registrato larghissimo consenso, anche in tempi recenti. Non tradurle in realtà sarebbe un grave errore per tutti e a poco varrebbero i tentativi di ognuno di addossare all’altro la responsabilità".

L'appello al dialogo Il numero uno di Montecitorio ha sottolineato la necessità di uscire dalla "anomalia italiana", per cui il nostro paese può essere descritto come "il calabrone che riesce a volare a dispetto delle leggi della fisica". Bisogna sfruttare la "tendenza alla ricomposizione che, nonostante difficoltà e incomprensioni, cresce nella nostra società. L’anomalia italiana non può più essere un pretesto per l’immobilismo. Occorre tradurre questo sentimento positivo in profonde riforme anche di carattere istituzionale. Riforme per la cui realizzazione è fortemente auspicabile una comune assunzione di responsabilità tra maggioranza e opposizione". Per il presidente della Camera è possibile realizzare la riduzione del numero dei parlamentari, superare il bicameralismo perfetto, fare il federalismo e non solo quello fiscale ma anche quello istituzionale, realizzare una moderna democrazia governante. Non fare questo sarebbe "miopia. Se non è più il tempo dell’Italia 'calabrone' è scaduto anche il tempo dell’Italia ’crisalidè quella della transizione che non finisce mai. I prossimi anni dovranno essere il tempo dell’Italia 'farfalla'". "Nel nome dell’interesse nazionale - ha concluso Fini - è evidente che si deve avere la volontà e la capacità di fare quelle riforme sulle quali, almeno in teoria, tutti si è d’accordo. Basta tornare alla passata legislatura e vedere quello che fu l’accordo registrato sulla cosiddetta bozza Violante per avere l’esempio che se si vuole si può".

Tricolore simbolo per i nuovi italiani Il Tricolore e la Costituzione possono essere due simboli dell’integrazione degli stranieri nel nostro paese, dei nuovi cittadini italiani. "Il problema dell’integrazione degli stranieri - ha aggiunto Fini - passa sia attraverso i requisiti necessari per la cittadinanza ma anche per l’adesione ai valori di fondo della nostra società e simbolo di questi valori è la bandiera tricolore, al pari dell’inno nazionale, della conoscenza della lingua italiana e della Costituzione repubblicana". Fini ha voluto ancora una volta ricordare anche l’impegno fuori i confini nazionale dei nostri militari: "Oggi il tricolore è una garanzia di libertà e di pace anche in luoghi molto distanti dall’Italia, dove i nostri soldati offrono il loro contributo in paesi attraversati da tensioni e conflitti".

Contro chi brucia le bandiere di Israele "Ci sono diversi modi per dimostrare di voler distruggere uno Stato: scriverlo nel proprio statuto, come ha fatto Hamas, o dando fuoco a una bandiera. Non credo che ci sia una differenza significativa", ha detto il presidente della Camera. "Bruciare una bandiera, di Israele come di qualsiasi altro Paese, è intollerabile, perchè sta a significare la volontà di distruggere quello Stato. Ma attenzione, perché la volontà di distruggere lo Stato di Israele è scritta anche nello statuto di Hamas e questo lo dico a coloro che spesso in Italia sembrano dimenticarlo. Bruciare una bandiera non è soltanto un reato, ma un atteggiamento che merita ferma condanna, perchè dà vita a politiche di tipo terroristico". Riferendosi alla situazione di Gaza, Fini ha sottolineato la necessità "un appello alla ragione per giungere al cessate il fuoco. L’obiettivo di due popoli e di due Stati è l’unica possibile via d’uscita da questo conflitto".