Fini s’impegna con Berlusconi: «Uniti rivinceremo di sicuro»

Il leader di An: siamo in campagna elettorale, sottoscrivo quel che dice il Cavaliere rivendicando con orgoglio l’operato del governo

Gianni Pennacchi

nostro inviato a Telese (Bn)
La scelta di Gianfranco Fini è netta e chiara, senza ammiccamenti né concessioni alla fronda che agita gli infissi della Casa delle libertà. Chi è stato «e continua ad essere» vicepresidente del Consiglio, sottolinea senza evocare altri alleati con incarichi più prestigiosi del suo, «non può che sottoscrivere quel che Berlusconi dice» quando rivendica l’operato del suo governo. È sera quando il ministro degli Esteri lascia la festa del Campanile dopo aver discusso pubblicamente di Europa, di Irak, di integrazione e di xenofobia con Giuliano Amato e Ciriaco De Mita. E scendendo dal palco, Fini difende apertamente il premier da chi, nell’Udc, gli dà dell’«irresponsabile». Ma pensa probabilmente all’indomani, cioè oggi, quando in queste terme (sulfuree, tra l’altro) con Mastella si incontreranno Francesco Rutelli e Marco Follini: la sua ripulsa per ogni suggestione neo centrista scende dal palco ed è affidata alla platea ancor più che ai giornalisti, e suona tranquillizzante per Forza Italia e per la Lega.
Non che condanni l’Udc, Follini o men che meno Pier Ferdinando Casini, ci mancherebbe. Anzi, Fini non pronuncia nemmeno il nome di quel postdemocristiano che ha bacchettato il premier. Preferisce addossarsi il ruolo di paciere, mostrandosi disponibile ad un vertice con l’Udc per appianare le tensioni nella maggioranza: «Continuo a pensare che si debbano ascoltare le ragioni degli altri per arrivare a un momento unitario, come è sempre avvenuto in questi anni e come accadrà anche in questo frangente. Perché sono convintissimo che sia possibile garantire una maggioranza di centrodestra anche per la prossima legislatura». Però l’altolà alle tentazioni di costruire un Grande Centro, resuscitare in qualche modo la balena bianca, è indubitabile e gli viene quasi per inciso al microfono, dopo aver ricordato che «il miglior antidoto» contro la xenofobia, l’Italia lo ha assunto dalla sua storia di grande e sofferta emigrazione. Guarda Mastella, seduto in prima fila, e «a proposito di alternanza» scandisce: «Non mi preoccupa il legittimo tentativo di rafforzare il centro, specie se viene da chi è di centro. Mi preoccupa però il tentativo di dare vita a una democrazia dell’alternanza fra tre o più poli».
Sta con Berlusconi Fini, con lealtà e chiarezza. Ma si offre come ponte per ricucire con l’Udc e rafforzare l’alleanza di governo. Ancora ieri, ragionando sui collegi elettorali (475 sono quelli uninominali per la Camera) confidava che «in almeno cento, lo scarto era e resta di un paio di punti»; e ciò «vuol dire solo una cosa: si può vincere soltanto restando uniti e soltanto superando le diffidenze verso possibili nuovi ingressi». Per questo, Fini ha dato il via libera ai colloqui di Berlusconi con Alessandra Mussolini. E per questo difende la leadership del premier, cercando di pacificarne i rapporti con Casini e Follini. Per vincere anche l’anno prossimo.
Così, Fini il difensore difende a spada tratta tutti gli esponenti della Cdl. Anche Marcello Pera, vituperato da tutti nel dibattito termale per quella sua uscita sul «meticciato». Troppo facile crocifiggere il presidente del Senato per un «aggettivo sbagliato», dice il leader di An, Pera «non è un razzista», è semmai vittima di «una interpretazione scorretta», il suo torto sta nell’aver usato «una parola politicamente scorretta». Volete dunque scandalizzarvi perché Berlusconi agita lo spettro dei «comunisti al governo», chissà come se la caveranno nei rapporti con gli Usa? «Siamo già in campagna elettorale», ed è logico che il premier «difenda il suo operato, guai se così non fosse», tranquillizza Fini ricordando che comunque «questo governo si è caratterizato a livello internazionale anche per la qualità dei rapporti politici e personali tra Berlusconi e i grandi della Terra».
Sino alla formula che Fini affida lasciando Telese: «Innanzitutto, la coalizione deve rivendicare orgogliosamente quello che ha fatto. E chi è stato, e continua ad essere, vicepresidente del Consiglio, non può che sottoscrivere quel che Berlusconi dice quando ricorda che questo governo, in condizioni difficili, è riuscito non solo a garantire stabilità ma anche a fare riforme, oltre a migliorare la credibilità internazionale dell’Italia». Ancora, con decisione: «È tutto da dimostrare che con un’altra coalizione, oggi gli italiani sarebbero in condizioni migliori. Io non ho dubbi, credo che sarebbero peggiori. Quindi non vedo perché si debba bollare, come qualcuno fa, di atteggiamento irresponsabile il presidente del Consiglio quando, prendendo atto che siamo già in campagna elettorale, non ha fatto altro che dire: noi orgogliosamente andiamo al giudizio degli elettori, forti innanzi tutto di quello che abbiamo fatto».