Fini: saranno i moderati a far cadere Prodi

«Ora anche i rampolli di nobili famiglie si accorgono che il Prof ha fregato le imprese»

Gianni Pennacchi

da Roma

L’urgenza e il peso dello stato presente delle cose, costringe spesso in un cono d’ombra le prospettive e lo sguardo al futuro. Così anche Gianfranco Fini ieri, nella relazione d’apertura all’Assemblea nazionale di An, s’è trovato a calcar l’accento sui temi della battaglia politica da ingaggiare hic et nunc contro il governo dell’Unione. Non che abbia relegato la trasformazione del suo partito e l’approdo al Ppe a questione marginale, anzi. Ha chiesto ai 500 del parlamentino interno radunato all’Ergife di discutere i grandi temi strategici della svolta - contenuti in quel documento presentato a luglio che delinea la «Fiuggi due» - non solo oggi ma già nella tarda serata di ieri, «della partita non mi interessa nulla» li ha esortati offrendo il buon esempio.
Però i riflettori, almeno per questa prima giornata, son puntati sulle proposte di lotta che il leader della destra lancia agli alleati del centrodestra, contro la Finanziaria e le nuove norme sull’immigrazione che il governo Prodi ha in cantiere. Prima fra tutte, una grande manifestazione della Casa delle libertà da tenersi a Roma alla fine di novembre, quale risposta «all’eventuale ricorso alla fiducia e a blindature», con la lezione a Pier Ferdinando Casini che dire no alle proteste di piazza «è una masturbazione mentale». Per difendere poi la legge Bossi-Fini, An annuncia di esser pronta anche a raccogliere le firme per un referendum che cancelli le correzioni con le quali il centrosinistra vorrebbe snaturarla.
Secondo Fini questa Finanziaria fornisce la prova del fallimento governativo del centrosinistra. Con un orecchio agli interventi dei giovani industriali riuniti a Capri, il presidente di Alleanza nazionale ha sottolineato come «perfino i rampolli di nobili famiglie si accorgono che il governo Prodi dà delle fregature alle imprese»; e ora chi «comincia ad avvertire momenti di malessere è innanzitutto Confindustria», quegli industriali che a Vicenza nella platea anonima applaudivano Silvio Berlusconi, «ma la prima fila, fino a qualche giorno fa, era quella che applaudiva Romano Prodi». La conclusione è che quanto «è stato fatto dal governo di centrodestra risalta come valido e vincente dopo appena cinque mesi di governo di centrosinistra». Fini ammette un «errore di prospettiva» fatto nei mesi scorsi dal centrodestra, ed ora corregge il tiro: «Non è la sinistra radicale a poter in futuro mettere a rischio la tenuta di Prodi, il suo tallone di Achille, il luogo politico dove entrerà in crisi è il centro moderato. Mastella e la Margherita si sono illusi di essere capaci di fermare lo statalismo che oggi è vincente».
Il concentrato dello statalismo è incarnato nella Finanziaria per l’anno prossimo, dunque se il governo farà ricorso «a voti di fiducia e a blindature con cui il centrosinistra tentasse di rifiutare ogni modifica sostanziale alla manovra finanziaria», la risposta sarà «una grande manifestazione di tutti i partiti del centrodestra». L’Udc storce il naso? Fini risponde con fermezza: «Lo dico con la brutalità di cui sono capace: pensare che i cortei possano compattare la maggioranza è una masturbazione mentale», perché «l’opposizione si fa appoggiando chi protesta, si fa presentando proposte alternative e se necessario si fa anche nei luoghi in cui i lavoratori si riuniscono». Insiste, poiché «è stupido dividersi tra chi sostiene la lotta in piazza e chi gli emendamenti in Parlamento: ormai la protesta nel Paese c'è già, basti pensare alla manifestazione dei professionisti che An sostiene con forza». Dunque è ufficiale, la proposta di manifestare a Roma alla fine di novembre è contenuta nell’ordine del giorno approvato dall’Esecutivo di An prima che si riunisse l’Assemblea nazionale.
Nell’Odg, anche l’opposizione ai cambiamenti che il ministro Giuliano Amato sta preparando per le politiche sull’immigrazione. An è determinata a «promuovere iniziative popolari per coinvolgere i cittadini nella difesa della legge Bossi-Fini», e se la battaglia parlamentare non si rivelasse sufficiente, è pronta «anche a iniziative referendarie per abrogare le norme eventualmente varate dalla sinistra al posto di quelle vigenti». Fini mette in guardia contro «la fretta eccessiva» nel voler concedere la cittadinanza italiana, evoca un tragico episodio dell’estate, «quel padre che ha sgozzato la figlia e che probabilmente aveva tutti i requisiti per essere cittadino», per scandire e ribadire: «Il problema non sono i 5 o i 10 anni, che lingua parli o se conosci i primi articoli della Costituzione, ma se c'è anche nei comportamenti il senso di appartenenza a una comunità. Non è una battaglia di corto respiro, ma riguarda il futuro stesso dell'Italia».