Fini sbugiarda Prodi sulla Cina «Roba da matti, ha le amnesie»

Laura Cesaretti

da Roma

Romano Prodi attacca, Gianfranco Fini replica e tra Unione e maggioranza lo scontro si infiamma a colpi bassi di accuse psichiatriche.
Il Professore ha parlato ieri in quel di Traversetolo, al convegno organizzato dalla corrente Dl di Arturo Parisi, e per criticare la politica economica ed estera del governo ha tirato fuori uno dei suoi cavalli di battaglia preferiti, la competition con la Cina. «Non fanno nulla, roba da matti», esordisce. La sua idea è che il sottosviluppato Mezzogiorno d’Italia potrebbe esser messo in grado di attirare investimenti asiatici, ma manca una strategia italiana: «I cinesi chiedono un interlocutore solo, una seria politica delle infrastrutture, servizi linguistici eccetera. Lo possiamo fare, ma l’Italia va preparata, e su questo vedo un encefalogramma piatto da parte del governo. Non sono mai andati in Cina, e nemmeno in India, su questo non fanno nulla... roba da matti».
Encefalogramma piatto? Piuttosto «amnesia» prodiana, reagisce il ministro degli Esteri definendo «singolari affermazioni» quelle del candidato premier dell’Unione: «L'attenzione e la presenza anche fisica del governo italiano con le visite del presidente del Consiglio, del ministro degli Esteri e quelle ripetute del viceministro per le Attività produttive, Urso con centinaia di imprenditori - prosegue Fini - stanno lì a testimoniare l'esatto contrario. Davvero, come dice Prodi, roba da matti». Il Professore però non molla: Fini e Urso saranno anche andati in Cina, ma il premier? «Il governo dica quante volte Berlusconi è andato in Cina», è il guanto di sfida lanciato a Palazzo Chigi. Ma come, s’indigna a quel punto il portavoce di Forza Italia Bondi, Prodi non ricorda di «aver fatto un viaggio in Cina e una conferenza stampa congiunta proprio con Berlusconi, condividendo la stessa linea del governo sui dazi»? La sua memoria evidentemente «vacilla», urge cura di fosforo: «Come dice delle falsità e delle banalità Prodi non le dice nessuno. In questo senso è davvero un fuoriclasse». Va ancor più sul pesante il viceministro Urso, che accantonata la psichiatria tira in ballo la pandemia: «A noi risultava che i cinesi avessero sconfitto e brillantemente la Sars - afferma - ma le parole di Prodi ci devono far ricredere: ha i sintomi del pericoloso virus che, evidentemente, ha contratto proprio nel suo recente viaggio in Cina». Quanto a sintomi, forse Urso ha confuso Sars e Bse (o sindrome della mucca pazza), ma il succo politico è un altro: «Prodi ha scoperto la Cina troppo tardi e ora pretende di dare lezioni a tutti. La verità - aggiunge - è che stiamo lavorando con fermezza e responsabilità per recuperare il tempo perduto proprio da Prodi quando era presidente Ue».
Macché Sars, l’analisi di Prodi è «lucida», controbatte il verde Paolo Cento, è la Cdl che ha «reazioni isteriche» e che scambia «i tour inutili e inefficaci del governo in Cina con azioni concrete di politica economica ed estera».
Prodi però non attacca solo sulla Cina: l’intera politica estera «delle amicizie personali e delle pacche sulle spalle» di questo governo è sotto accusa, e il Professore ci tiene a sottolineare che in questa materia c’è «un vero bipolarismo» tra due visioni radicalmente diverse, e dunque intese trasversali e apporti bipartisan non serviranno alla sua coalizione, o almeno questo è il suo avviso ai centristi. Attacca Pera e i suoi timori di «meticciato», la Lega e le sue tendenze xenofobe: «Non possiamo avere un ruolo in Europa invocando la purezza della razza, parlando di forcolandia o di meticciato». E sull’Irak annuncia: «Ritireremo le truppe sostituendole con una missione civile», perché «la democrazia non si esporta sulle punte delle baionette».