Fini scuote Berlusconi: ma è "gelo" da Forza Italia

Il leader di An invita il Cavaliere a "tornare a fare politica" ma gli
azzurri replicano: "Siamo impegnati ogni giorno a fare opposizione". A un mese dal voto il centrodestra è ancora lontano dalla convergenza

Roma - Una cosa più di altre certifica il difficile momento di transizione del centrodestra. Non tanto le azioni o i gesti, come l’incontro tra Umberto Bossi e Romano Prodi o il fatto che da dopo lo strappo con l’Udc sull’Afghanistan i vertici comuni di quel che resta della Cdl (la nuova Cdl per dirla con le parole di Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi) siano tornati rapidamente nel dimenticatoio. Quel che davvero dà la misura dell’affanno è il fatto che da ieri - proprio come accadde nel centrosinistra tra il 2002 e il 2003 - i leader dell’opposizione hanno preso a parlarsi per interposta persona. E cioè attraverso i giornali. Con Fini che in un’intervista a Repubblica prova a dare una «scossa» al Cavaliere affinché «ricominci a fare politica», negando categoricamente che con il leader di Forza Italia ci sia mai stato del «gelo» nonostante nei giorni scorsi fossero proprio gli uomini più vicini all’ex ministro degli Esteri ad accreditare una certa distanza e soprattutto «la lunga assenza di contatti, pure telefonici». E con Bossi che esclude «terremoti politici in vista» ma manda a dire ad alleati e avversari di essere pronto a «trattare anche con il diavolo» pur di trovare un modo per bloccare il referendum, confermando che la Lega è «in piena fase movimentista».
Insomma, considerando pure l’ormai nota posizione dell’Udc sulle due opposizioni, a un mese esatto dalla tornata amministrativa che vedrà al voto oltre dieci milioni di italiani il centrodestra sembra alquanto lontano dal trovare il bandolo della matassa. Con Berlusconi che continua a restare in silenzio, tenendosi fuori dalla bagarre e accreditando la tesi di una «svolta tattica». Insomma, visto che ognun per sè e Dio per tutti, pure il Cavaliere - mutuando il linguaggio del Senatùr - avrebbe deciso di avere mani libere. Soprattutto in vista del referendum sulla legge elettorale e degli smottamenti che causerà la nascita del Partito democratico.
Così, nonostante la sollecitazione arrivata da Fini, neanche ieri l’ex premier è voluto intervenire in prima persona. Il leader di An parla di un Berlusconi «meno attivo» e chiede che si torni a «stare in campo» senza «cedere un solo millimetro alla maggioranza nell’iniziativa politica». Considerazioni su cui si dice d’accordo Roberto Maroni che rivendica per la Lega il primato nell’iniziativa. D’altra parte, è stato proprio l’ex ministro del Welfare a organizzare l’incontro Bossi-Prodi e rilanciare la stagione movimentista del Carroccio. Insomma, «con l’invito di Fini non possiamo che essere d’accordo» visto che «l’abbiamo anticipato nei fatti».
Per Forza Italia parla invece Sandro Bondi. Secondo il quale «l’esortazione di Fini» a «contrastare nella battaglia quotidiana le scelte sbagliate della maggioranza coincide con i compiti affidati da Berlusconi al partito». Secondo il coordinatore azzurro, dunque, quanto chiede il leader di An è sostanzialmente superfluo perché lo fa già Forza Italia. Che, aggiunge Bondi, presto «metterà a punto una proposta articolata su immigrazione e cittadinanza».
Si chiama invece fuori Pier Ferdinando Casini che non vuole polemiche. «Ora - dice il leader dell’Udc - pensiamo alle amministrative, di tutto il resto parleremo dopo». Mentre il segretario della Dc per le Autonomie Gianfranco Rotondi rilancia la Federazione con Forza Italia e An. Polemica, invece, Daniela Santanché, da tempo in rotta con Fini. «Come fa a dire che i partiti riflettono solo su se stessi - ironizza la deputata di An - quando da anni evita il confronto congressuale?». Insomma, «proprio lui rimprovera Berlusconi...».