Fini spiazzato dalla mossa del Cavaliere

Il presidente di An sceglie la prudenza e rimanda a oggi il commento ufficiale. Ma in Via della Scrofa cresce il nervosismo. E Briguglio avvisa: "Sarebbe un errore far nascere una nuova formazione
da un dispetto&quot;. <a href="/a.pic1?ID=221542" target="_blank"><strong>Tensione ad Assisi, Cicchitto fischiato dalla platea di An</strong></a>

nostro inviato ad Assisi
Prima la bufera di Assisi, poi il ciclone Berlusconi che da Milano annuncia la nascita del partito del popolo. È una domenica ad alta tensione, elettrica, nervosa, frenetica, quella dei leader e dirigenti di Alleanza nazionale. Una giornata costellata da colpi di scena, da mosse e contromosse, in una partita a scacchi in cui l’attacco al «re» sferrato dal partito di Via della Scrofa, rischia di trasformarsi in un arrocco difficile da risolvere.
Di fronte al nuovo scenario la prudenza diventa la parola d’ordine. Gianfranco Fini accoglie con preoccupazione la mossa del Cavaliere e sceglie di non parlare, riservandosi di svelare il suo pensiero stamane, nella trasmissione «Panorama del giorno» di Maurizio Belpietro. Nel frattempo riunisce a cena alcuni uomini a lui vicini per delineare una strategia. Il messaggio è semplice: «Ora bisogna tenere a bada le emozioni del momento e pensare a ricomporre». Gli altri dirigenti seguono più o meno lo stesso copione. Altero Matteoli prende tempo. «Dobbiamo capire di cosa si tratta» dice il presidente dei senatori di An. «Ma evidentemente Berlusconi si è reso conto che bisognava cambiare strategia. Mi auguro sia una mossa che possa determinare una svolta rispetto alla situazione stagnante che abbiamo».
Chi si inoltra, seppure con circospezione, nel merito della mossa berlusconiana è Italo Bocchino. Il dirigente napoletano è tra coloro che più hanno affondato il colpo nel convegno di Assisi, rimproverando al presidente di Forza Italia di averlo costretto alla «disillusione» con lo scippo di Daniela Santanchè. Ora guarda con curiosità allo spariglio del Cavaliere. «Non è chiaro se si tratta di un appello plebiscitario con cui bypassare i partiti alleati o di un tentativo di dar vita a un percorso che coinvolga tutto l’elettorato. Se l’intenzione è positiva, cioè unire tutto il popolo della Casa delle libertà, avvicinandolo alle classi dirigenti, c’è un rapporto positivo di causa-effetto con quello che è successo in questi giorni. Se invece è un tentativo di costruirsi una sua Cdl bis allora dubito che questo avrà un patto positivo per il centrodestra. In fondo è ciò che aveva già tentato di fare con la Brambilla, fermandosi per l’opposizione interna nel suo partito».
Osserva con attenzione la mossa berlusconiana, Maurizio Gasparri, che vede nel movimentismo del leader azzurro la scintilla possibile con cui rimettere in moto la macchina del partito unitario. «Bisogna capire se la mossa di Berlusconi è la conclusione di tre giorni di mobilitazione con un annuncio a sorpresa che conquista le pagine e i titoli dei giornali. Oppure se è il tentativo di fare un restyling di Forza Italia e chiamarla in un altro modo, pretendendo che elettori di altri partiti aderiscano via mail. Oppure, ancora, il tentativo di fare il partito unitario. Ma per questo ci vogliono il dialogo e il confronto con gli altri, magari riaprendo la costituente del partito unitario». Gasparri si dice convinto che ci sia, innanzitutto, il desiderio di «rilanciare la propria azione, prescindendo dalle azioni degli altri partiti. Io sono di quelli pronti a lavorare a un processo di dialogo e di unità. Magari fosse la volta buona». Da Carmelo Briguglio, infine, arriva un «consiglio» per Berlusconi. «Il partito del popolo non può nascere da un dispetto: sarebbe un errore storico per il centrodestra. Il centrodestra, presente e futuro, non può prescindere da An che rappresenta milioni di italiani capaci di mobilitarsi».