Fini sposa la battaglia del Fatto E s'improvvisa tribuno anti-casta 

La nuova frontiera dela sinistra è l'odio contro la casta. Ma a muovere questa battaglia sono politici come Fini e Di Pietro che in Parlamento ci stanno ormai da troppi anni. Il presidente della Camera sposa la battaglia del <em>Fatto Quotidiano</em> e promette: &quot;Metterò a punto le proposte di riduzione dei costi
e di trasparenza&quot;

Roma - Anti Cav, anti casta, anti politica. E' questa la nuova battaglia politica della sinistra che da Antonio Di Pietro a Gianfranco Fini, passando per il Fatto Quotidiano, viene mossa per screditare il governo e far crescere l'impopolarità contro i politici. Mentre un ex precario della Camera pubblica su Facebook i "segreti della casta", il presidente della Camera accoglie la battaglia lanciata dal quotidiano diretto da Antonio Padellaro e scrive una lettera per promettere imminenti tagli ai costi di Montecitorio. E' l'ennesimo tentativo di cavalcare la pancia del popolo antiberlusconiano per mandare a casa il governo: una ramanzina che stona se arriva da una carica istituzionale che da mesi non è più super partes come invece dovrebbe essere. Ma Francesco Storace non ci sta: "E' apprezzabile che Fini vesta improvvisamente i panni dell’anticasta. Peccato però che sia in fuga di fronte al giudice civile per la casa di Montecarlo".

Non è solito prendere la penna in mano e scrivere. Questa volta Fini l'ha fatto per inseguire la battaglia del Fatto contro la casta. "Condivido l’appello affinché il Parlamento faccia tutto quanto è in suo potere per convincere gli italiani che le Camere non sono il luogo dove una casta privilegiata si chiude a difesa dei suoi interessi - scrive il leader di Futuro e Libertà - sono certo che entrambe le Camere faranno la loro parte e, per quanto riguarda Montecitorio, insieme al Collegio dei Questori metterò a punto le proposte di riduzione dei costi e di trasparenza, che entro luglio saranno discusse dall’Ufficio di presidenza e votate in Aula prima della pausa estiva". Una risposta all’editoriale di Furio Colombo di venerdì dedicato all’intoccabilità dei costi della politica rispetto alla manovra "di classe" che ricade pesantemente "sui pensionati e sui poveri, sulle madri e sugli ammalati". "Il parlamento - aveva scritto Colombo - ha l’ultima occasione per restare agganciato ai sentimenti del paese, invece che apparire contraddizione, privilegio e ostacolo". "Le possibilità di farlo - risponde Fini - ci sono. C’è materiale per tagli significativi. Va verificato se c’è la volontà di farlo".

Come Fini anche Di Pietro non aspetta un momento di più a cavalcare i mal di pancia degli anti casta. E promette ciò che meglio riesce: una manifestazione di piazza per contestare il governo. "Se la casta continuerà a difendere i suoi privilegi ci sarà una ribellione sociale di enormi proporzioni - tuona il leader Idv - per questo io propongo di scendere in piazza alla fine di settembre per una manifestazione unitaria di dimensioni mai viste e con una mobilitazione senza precedenti". Contro la casta al potere: è lo slogan dell'ex pm che la casta la conosce bene, dal momento che è in politica ormai da diversi anni. "Per l'eliminazione delle province, dei rimborsi elettorali, dei voli e delle auto blu, per il dimezzamento dei parlamentari, per l'abolizione dei vitalizi, per il blocco delle consulenze, e per la lotta all'evasione fiscale - continua Di Pietro - parliamone, discutiamo e organizziamoci: sarà l'inizio di una nuova stagione, finalmente, nell'interesse dell'Italia e non di pochi privilegiati".

Mentre è caccia all’identità del precario che lavorava a Montecitorio e che ha aperto una pagina su Facebook per svelare tutti i privilegi (nascosti e non) della casta, l'opposizione prova a usare quest'odio contro la politica come leva per far traballare il governo. In realtà, fa sorridere che questa battaglia sia portata avanti da politici - come Fini e Di Pietro - che fanno parte della casta politica ormai da innumerevoli anni.