Fini stacca le correnti ma firma il compromesso

«La candidatura di Berlusconi è una questione chiusa». E annuncia che il partito andrà al voto con il proprio simbolo

Fabrizio de Feo

da Roma

È un’altra giornata di fuoco per Gianfranco Fini. Un’altra puntata di quella guerra di posizione intrapresa con i suoi «colonnelli» che regala sempre nuove scintille, sia pure stemperate dal pressoché inevitabile abbraccio finale.
Questa volta il teatro del faccia a faccia allargato è la riunione della direzione nazionale del partito, la prima dopo l’azzeramento delle cariche fiduciarie. Un appuntamento vissuto da molti come una sorta di nuova resa dei conti dopo il primo affondo portato nel corso dell’Assemblea nazionale. Se all’Ergife, però, la partita era stata giocata soprattutto sui nervi, questa volta Destra sociale e Destra protagonista, le due correnti un tempo avversarie e ora quasi saldate in una nuova creatura comune, portano fatti e, soprattutto, firme. Fin dal mattino, infatti, le due componenti presentano un ordine del giorno che detta una linea precisa sul partito unico e sui valori da portare nella Costituente, e richiama il presidente a procedere con collegialità su «tutte le grandi questioni elettorali, organizzative e territoriali». Il tutto corredato da una postilla: la richiesta di avviare sperimentalmente l’elezione diretta dei coordinatori regionali, così da disinnescare la tentazione di nuove nomine in solitaria. Niente di nuovo sotto il sole, se non fosse che sotto il documento compaiono 55 firme rispetto ai 108 aventi diritto di voto. Un modo per dire «o si fa come diciamo noi, oppure andiamo alla conta».
Gianfranco Fini accetta la sfida. Il ministro degli Esteri chiude, innanzitutto, la questione della premiership di Silvio Berlusconi per il 2006. «Su questo tema non c’è nessun problema neanche con l’Udc. Anzi questa questione era già stata chiusa nel corso del pranzo con Berlusconi e Casini alla Camera». Poi spedisce un messaggio sulla legge elettorale. «An non rinnegherà mai il valore del bipolarismo». Questo non significa chiudere le porte al proporzionale. Ma «se non si può fare una riforma elettorale adesso si migliori quella che c’è. Dobbiamo decidere al massimo entro il 15 settembre». Parole chiare anche sul partito unico. «Il nostro assenso al partito unitario senza il simbolo di An sulla scheda potrebbe giungere solo con un congresso nazionale straordinario». Restano da affrontare le questioni di partito. Fini annuncia che nei primi giorni di settembre procederà alla nomina dell’esecutivo politico «senza alcun riconoscimento delle correnti interne». E rivela che An parteciperà al massimo livello alla costituente con una delegazione di cui faranno parte ministri, capigruppo e dirigenti del partito.
La relazione che pure contiene alcune aperture non stempera, però, i fuochi e le asperità polemiche. Ignazio La Russa sale sul palco e illustra i contenuti dell’ordine del giorno. Fini non ci sta. E replica: «È roba da Bisanzio. Non avrei alcuna difficoltà ad accettarlo ma solo se fosse accettato da tutti e scomparisse il riferimento all’elezione diretta dei coordinatori regionali». Il livello dello scontro sembra salire, tanto più che Gianni Alemanno, dal palco, rimprovera a Fini di non aver fatto riferimento all’assemblea programmatica, «che deve essere fatta in autunno perché An non deve essere l’anima rassegnata del centrodestra». A quel punto il leader di An cerca di intervenire ma il ministro lo zittisce con decisione. Alemanno condanna anche la sostituzione di Mantovano in Puglia e prende le difese di Ignazio La Russa, esautorato dalla gestione del partito in Lombardia. La situazione rischia di precipitare. Francesco Storace interviene in una inedita veste da pompiere e rassicura il leader: «Nessuno deve pensare che ti vogliamo togliere i poteri». Alla fine arriva la proposta di mediazione arriva dallo stesso presidente di An: «Se si ritiene che i segretari regionali debbano essere scelti con procedure diverse faremo una sessione ad hoc della prossima assemblea nazionale». La proposta convince e la direzione si può chiudere con la votazione unitaria della relazione di Fini. Un epilogo che Maurizio Gasparri «legge» così: «È una soluzione che segna il superamento degli schemi correntizi e dei riflessi obbligati di un tempo. Fini ha accolto i nostri rilievi e insieme abbiamo costruito la piattaforma con cui difendere i valori di An nella costituente del partito unico».