Fini: il Sud è decisivo Industriali del Pd lontani dalla realtà

Il numero due del Pdl: "Al Nord il risultato è già scritto. Colaninno non ha nulla a che vedere con gli imprenditori del meridione che lavorano 14 ore"

Roma - Ma quale Nord. Il pullman del Pd batte le città padane, Veltroni corteggia gli imprenditori settentrionali ma per Gianfranco Fini è tutto inutile. «Lì - sostiene - per quanti giri faccia il suo automezzo, il risultato è già scritto. A decidere le elezioni sarà il voto della Campania, della Calabria, del sud in generale».

E non basterà al Partito democratico, aggiunge il leader di An, infarcire le liste di industriali per rovesciare i pronostici. «Colaninno è la concezione di un modello che non ha nulla a che vedere con la realtà degli imprenditori del mezzogiorno, che sono ex operai che lavorano 14 ore al giorno. E il no di Antonio D’Amato alla candidatura? «Non condivido le sue dichiarazioni perché non credo che nel Pdl non ci siano le condizioni per un forte impegno riformatore. Dica che non vuole fare politica, non che è impossibile modernizzare il sud. Quando abbiamo governato, e lui lo sa bene perché era presidente della Confindustria, lo abbiamo dimostrato vincendo resistenze molto forti».

Fini parla a Salerno e ovviamente affronta il caso-Bassolino: «Veltroni non può rimuovere il problema, dovrebbe ricordarsi che il presidente della Regione Campania è anche lui un esponente del Pd. Bassolino doveva sentire l’esigenza mortale di dimettersi, non tanto per il rinvio a giudizio, quanto per la situazione della regione».

Quanti ai fogli stracciati dal Cavaliere a Milano, «quello era solo un gesto dimostrativo». «Veltroni - dice - o non capisce, o fa finta di non capire. Berlusconi non ha stracciato nessun programma, ha solo voluto mostrare la mancanza di credibilità della sinistra. Non credo, ad esempio, che il Pd in Campania avesse messo nel suo programma la situazione che ha lasciato Antonio Bassolino. In Campania c’erano l’ambiente, la vivibilità, la gestione dei rifiuti, e quel programma è evidentemente stato stracciato».

Sul futuro, sulle riforme della prossima legislatura, Fini è convinto che la legge elettorale vada cambiata, però boccia seccamente l’ipotesi di tornare alle preferenze. «Proprio qui in Campania - spiega - c’erano personaggi che raccoglievano 100-120mila preferenze e non necessariamente per questo erano degli statisti. Soprattutto in alcune aree la preferenza presta il fianco al rischio di collusioni con ambienti della criminalità. A mio parere più che di questi ritocchi c’è bisogno di ripristinare un migliore rapporto tra elettori ed eletti con i vecchi collegi uninominali».