Fini sui muri fa il saluto romano. È caccia all’autore della beffa

Una vecchia foto del leader di An che sembra fare il saluto romano. E
una scritta: "Fini: una garanzia ideale e politica". Poi la firma: "Centro studi Ideale e Libertà". È questo il manifesto che campeggia
sui muri e per le strade della capitale

Roma - Una vecchia foto del leader di An che sembra fare il saluto romano. E una scritta: «Fini: una garanzia ideale e politica». Poi la firma: «Centro studi Ideale e Libertà». È questo il manifesto che campeggia sui muri e per le strade della capitale, affisso soprattutto nei quartieri Trieste, Salario, Appio Tuscolano, Piazza Vittorio e nel Centro di Roma, tutte zone in cui il radicamento della destra è storicamente forte.

L’immagine è di quelle che accendono la curiosità e riportano alla memoria una stagione politica lontana, superata se non rinnegata, e comunque consegnata alla storia. Ma a due giorni dalla grande manifestazione organizzata da An contro la politica fiscale del governo Prodi e per la sicurezza, quel flashback su un passato da alcuni considerato imbarazzante, ha tutto il sapore della provocazione, della trappola tesa al numero uno di Via della Scrofa che da anni si impegna, attraverso i suoi strappi e le sue accelerazioni revisioniste, a modernizzare l’identità profonda della destra italiana.

L’inedita, e anonima, campagna anti-finiana si trasforma naturalmente anche in un piccolo giallo. Sul committente dell’operazione si accendono, infatti, le ipotesi più disparate. Il «Centro Studi ideale e Libertà» risulta inesistente alla prima semplice verifica. Ma anche alla tipografia che avrebbe stampato (Industrie grafiche editoriali Sud, di Isola del Liri, in provincia di Frosinone) cadono dalle nuvole e dicono di non saperne nulla. Fini (impegnato ieri mattina in un giro in elicottero sulla Capitale e nell’operazione-denuncia contro i campi rom romani) immediatamente derubrica l’evento a «una cazzata». Anzi, incontrando i cronisti in un eliporto, Fini, ironicamente, prende una falce in mano, invitando i presenti a trovare un martello per farsi fotografare in una nuova posa «choc».

L’ufficio stampa di Alleanza nazionale, più tardi, si chiede: «Chi ha interesse a pescare nel torbido alla vigilia della manifestazione di An, che si annuncia imponente per partecipazione popolare?». Spiegando che si tratta di «un fotogramma tratto da un filmato in cui l’onorevole Fini saluta i partecipanti a un comizio» e non di un saluto fascista. In attesa di sviluppi, An invita le forze dell’ordine a vigilare e prevenire «nuove e più gravi provocazioni». E conclude: «Quando si ricorre a simili espedienti da magliari si è politicamente alla disperazione».

Su chi sia davvero il regista di questa operazione scarseggiano le certezze. A Via della Scrofa i sospetti cadono subito su Francesco Storace, sull’editore Giuseppe Ciarrapico, su Roberto Fiore, leader di Forza nuova, e sull’ex marito dell’ex moglie di Fini, Sergio Mariani. Quest’ultimo si affretta a negare: «Non sono stato io. Sono un componente dell’Assemblea nazionale di An, e porto rispetto al presidente e al mio partito. Io le cose le dico in faccia. Attaccare manifesti non fa proprio parte del mio modo di pensare e di agire».

L’editore Giuseppe Ciarrapico, da tempo in polemica con Fini, è più duro: «Sono pronto a sottoscrivere quel manifesto ma questa volta non c’entro assolutamente nulla. Che vado a fare la pubblicità a Fini che è uno che desiste e che a me non piace?». Anche Francesco Storace nega qualsiasi coinvolgimento. E lo fa basandosi su un argomento molto concreto: la mancanza di fondi. «In giro non si è visto ancora un manifesto de La Destra per il semplice motivo che non abbiano nemmeno un euro» spiega. «Figuratevi se vado a spendere soldi per un manifesto con la foto di Fini che fa il saluto romano».