Fini: sul taglio delle tasse Prodi racconta solo bugie

«Dal 1996 al 2001 la pressione fiscale media era del 43,1%. Con questo governo è scesa al 41,4%»

Anna Maria Greco

da Roma

«È semplicemente comico». Gianfranco Fini parla delle promesse elettorali di Romano Prodi, candidato premier dell’Unione, in particolare sulle tasse e la riduzione del costo del lavoro per le imprese addirittura del 5 per cento.
«Nel 2000 - ricorda il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri - era al 32,7 per cento. Oggi è sceso al 31,7». Di qui, la «comicità» dell’obiettivo di abbassare il cuneo fiscale del 5 per cento prospettato dal programma del centrosinistra.
«Il professore - aggiunge il presidente di An - saprà anche fare i conti ma certamente ha la memoria corta e una notevole faccia tosta. Prodi non è credibile quando promette la riduzione delle tasse».
Fini risponde al leader dell’opposizione, snocciolando i dati relativi all’andamento delle tasse negli anni. «Ricordiamo che dal ’96 al 2001 la media pressione fiscale è stata del 43,1 per cento. E che dal 2001 al 2006 è scesa al 41,4».
Lo scetticismo del vicepremier Fini su questo punto è quello già espresso dal capo del governo, Silvio Berlusoni, che ha parlato di «gaffe» del suo antagonista del centrosinistra, perché così si andrebbe a incidere sulle pensioni. Ed è lo stesso anche del presidente della Camera e leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, che ha definito «irrealizzabile» la proposta di Prodi di tagliare in un anno di 5 punti il cuneo fiscale.
Anche il ministro leghista del Welfare, Roberto Maroni, critica pesantemente Prodi e il programma del centrosinistra. Il taglio dei contributi sul lavoro dipendente di cinque punti percentuali in un anno, di cui ha parlato il candidato premier dell’Unione, avverte, «costerebbe almeno 10 miliardi di euro». E l’esponente del Carroccio nel governo Berlusconi chiede di chiarire come l’opposizione intende trovare le risorse per questa riduzione. «Altrimenti - spiega -, c’è da sospettare che sia pura propaganda».
Maroni si chiede: «Se sono cinque punti di taglio dei contributi spieghino subito dove prendono i soldi». Il ministro non la vede proprio come una previsione realistica. «Mi sembra di capire - spiega Maroni - che vogliono aumentare i contributi dei lavoratori autonomi. Sarebbe iniquo e sciocco perché con il nuovo sistema contributivo ognuno si prende la pensione che paga. Non si può pensare di trasferire i contributi previdenziali pagati dai lavoratori autonomi sul costo del lavoro delle imprese».
Il ministro sottolinea che, piuttosto, riducendo il cuneo contributivo sul lavoro dipendente si rischia di ridurre le prestazioni previdenziali future per queste persone. «Questo - spiega il titolare del Welfare - è altrettanto iniquo. Quando proponemmo la decontribuzione il sindacato insorse dicendo che volevamo tagliare le prestazioni. Se l’Unione vuole ridurre i contributi ma non vuole ridurre le prestazioni previdenziali, allora pensa ad aumentare la pressione fiscale. Prodi dica bene a chi aumenta le tasse per finanziare questa riduzione del costo del lavoro per le imprese. Non si scappa, altrimenti è solo demagogia. Se non importa come si trova la copertura allora io dico otto punti».