Fini sventola le bandiere leghiste: federalismo e freno agli immigrati

L’ex vicepremier a Treviso: "Statuto speciale al Veneto e giro di vite sui clandestini. Ci sono troppi sbandati: chi sbaglia deve pagare"

da Milano

Gianfranco Fini punta a Nordest la bussola di Alleanza nazionale. Il «rompete le righe» nella Casa delle Libertà restituisce alla scena politica un Gianfranco Fini alla ricerca di consensi in un pezzo d’Italia da tempo «feudo» della Lega Nord. E proprio su un mix di temi cari al Carroccio e al popolo di An che le sue dichiarazioni convergono: autonomia e federalismo, no all’immigrazione selvaggia, sì alla sicurezza.
«Secondo noi è arrivato il momento - dice Fini a Treviso - di dare al Veneto lo statuto speciale. Avere statuti diversi in regioni confinanti - aggiunge il leader di An - è uno strano modo ci concepire l’uguaglianza dei cittadini davanti alle istituzioni». Parole dolci come il miele per il governatore veneto Giancarlo Galan, che proprio al Giornale qualche settimana fa aveva ribadito gli stessi concetti: «Fini fa benissimo a schierarsi per l’autonomia della mia regione, in Senato giace una proposta di legge per lo statuto speciale in Veneto. Mi auguro che il centrodestra unito spinga il Parlamento a concederci al più presto il federalismo fiscale».
L’asse in salsa padana si rinforza sul capitolo immigrazione e sicurezza, in una regione che assiste impotente a una recrudescenza criminale compiuta da clandestini e irregolari: «Quando An tornerà al governo - sottolinea l’ex vicepremier - renderemo più efficaci le norme sulle espulsioni». Quella legge Bossi-Fini, che non a caso porta i nomi dei due segretari, «non è repressiva ma va migliorata - aggiunge - inserendo il reato di immigrazione clandestina». Ma gli immigrati regolari al Nordest sono una risorsa, e Fini lo sa benissimo. Per questo aggiunge: «Chi vuole lavorare è ben accetto. L’importante è che rispetti le nostre regole. La solidarietà è un dovere ma la legalità e la sicurezza sono altrettanto importanti». L’ex ministro degli Esteri è anche tornato su cittadinanza e voto agli immigrati: «Non ci sono motivi per negarlo a uno straniero che vive a Treviso da 10 anni, ha un reddito, ha un domicilio, manda i bambini a scuola, ha sempre pagato le tasse e non ha mai preso una multa». Sull’allarme criminalità, dopo la norma antisbandati del sindaco di Cittadella, la ricetta è semplice: «È evidente che il problema della sicurezza non lo possono risolvere i sindaci. Bisogna riaffermare il principio che chi sbaglia paga; ci sono troppi delinquenti, troppi sbandati, troppa gente che vive di espedienti, italiani e clandestini». Il no all’indulto è stato un segnale preciso, ricorda: «Siamo orgogliosi di non averlo votato - sottolinea - pensiamo anche di modificare per via referendaria i benefici previsti dalla legge Gozzini, cancellando gli sconti per i recidivi».
Il Fini «veneto» condanna infine «la matrice ideologica della protesta contro la base Usa di Vicenza», prevista per oggi, rilancia il sistema Italia contro il cliché dell’italianità rilanciato nei giorni scorsi dal New York Times, che Fini definisce «francamente superficiale e ingeneroso» e in serata lancia da Verona «un’iniziativa politica per tutto il centrodestra che culminerà a febbraio, a Milano, in una grande manifestazione nazionale». In poche parole: a Nord, a destra.
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