Fini in trincea: "Silvio scorda i patti Le sue ipotesi sono campate in aria"

"Non pensi di portarmi via voti". Poi il giallo su alcune frasi che avrebbe detto in Transatlantico: "Berlusconi con me ha chiuso, io ho vent’anni meno di lui"

da Roma

Le distanze tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini restano profonde. Anzi, se possibile, la temperatura dello scontro sale ancora e diventa incandescente, in una sorta di escalation polemica apparentemente senza soluzione di continuità. Il tutto mentre Pier Ferdinando Casini da New York adotta una linea più morbida e concede una prudente apertura di credito al progetto berlusconiano, dicendosi «interessato a un progetto di centro moderato, a condizione che non ci siano suggestioni plebiscitarie».
Il vero confronto/scontro è, però, quello che vede protagonisti il leader di Forza Italia e quello di Alleanza nazionale. La disfida inizia nello studio di «Porta a Porta» dove Fini torna a portare il suo affondo. «Il nuovo partito? È stato un colpo di teatro, anche se da tempo Berlusconi pensava a un restyling di Forza Italia». E la proposta di dialogo sulle riforme? «Berlusconi dice: una nuova legge elettorale proporzionale alla tedesca e poi tutti al voto. Questa ipotesi è campata per aria. Anche perché in realtà lui dice no al confronto, mentre io sono pronto». «Comunque quando Berlusconi dice che è archiviato il sistema bipolare - continua il numero uno di Via della Scrofa - si ricordi di aver sottoscritto a Gemonio un accordo con me e Bossi. Questo accordo prevedeva il proporzionale ma anche l’indicazione del premier e la soglia di sbarramento. Berlusconi è stato ambiguo quando ha detto che è archiviato il bipolarismo. Se vuole archiviare questa legge va benissimo ma il sistema bipolare non può essere archiviato».
Il tutto condito da un’affilata dichiarazione di lotta, nel nome della legittima difesa del proprio elettorato. «Evitare la frammentazione - conclude Fini - è interesse di tutti ma non credo si possa sostenere che Berlusconi e Veltroni potranno essere pilastri e mettere altri all’angolo. Noi non ci sentiamo né intimiditi né all’angolo. Se Berlusconi pensa di portare gli elettori di An nel suo partito si sbaglia in modo clamoroso».
La parola d’ordine, insomma, è ostentare serenità, difendendo a spada tratta i colori sociali di An. In realtà la preoccupazione per un accordo Berlusconi-Veltroni c’è tutta. Non è un caso che un esponente di An ieri si sia soffermato a parlare lungamente con Gavino Angius ricevendo l’assicurazione che contro il «Veltronellum» (la proposta di riforma elettorale sponsorizzata dal sindaco di Roma) Socialisti, Verdi e Comunisti italiani sono pronti a unirsi in una battaglia comune con An e Udc.
L’apice della tensione si tocca, però, nel pomeriggio. Nel momento in cui Berlusconi riceve Francesco Storace e Daniela Santanchè a Palazzo Grazioli, Fini incrocia Alfredo Biondi in Transatlantico. Il parlamentare azzurro riferisce parole al vetriolo pronunciate dall’ex ministro degli Esteri. «Se Berlusconi vuole tornare a Palazzo Chigi, ci vada con Veltroni, perché con me ha chiuso. Ma il suo progetto fallirà. È un problema politico - avrebbe aggiunto il leader di An -, io non cambio idea come lui. E poi ho vent’anni di meno, ho tempo per giocare le mie carte». Parole smentite dall’ufficio stampa di An ma confermate in serata dallo stesso Biondi. Fini, poi, incrociando Lorenzo Cesa in Transatlantico, gli comunica che già oggi proverà a contattare Pier Ferdinando Casini negli Stati Uniti. La tensione, insomma, resta altissima. E il percorso verso la ripresa del dialogo tra i due ex alleati della Cdl appare sempre più stretto e tortuoso.