Fini: «La Turchia è pronta per i negoziati di adesione all’Ue»

Il ministro degli Esteri: «Porre altre condizioni sarebbe un errore». Ma il premier Erdogan è pessimista

da Atene

Il premier turco Tayyip Erdogan subito dopo la vittoria elettorale aveva scherzato sul fatto che l'ingresso di Ankara nell'Unione europea potesse essere «un matrimonio cattolico», di quelli che durano per sempre. A un mese dall'apertura dei negoziati per l'adesione delle Turchia all'Ue, Erdogan teme però che alcuni Paesi europei possano «sedere al tavolo delle trattative e dire semplicemente “rimaniamo amici”».
Fare parte dell’Europa: una meta che la Turchia accarezza da decenni, ma questo «sogno» sta sfumando man mano che diventa sempre più chiaro il fatto che molti Stati europei non siano disposti ad accettare nell'Unione un grande Paese musulmano. E alcuni dirigenti turchi hanno lasciato intendere che potrebbero anche abbandonare il tavolo delle trattative. «Abbiamo rispettato tutto quello che ci è stato richiesto da Copenaghen, tutto è stato realizzato - aveva detto Erdogan durante la sua visita in Italia lo scorso 2 settembre -. Siamo tra gli Stati più pronti per entrare nell’Unione europea. Chi si aspetta altre cose da noi si sbaglia».
Il premier Silvio Berlusconi in quell’occasione aveva confermato il sostegno dell’Italia alle aspirazioni di Ankara. Sostegno rinnovato ieri anche dal ministro degli Esteri Gianfranco Fini in visita ad Atene. «La Turchia ha già soddisfatto tutti i requisiti per l’avvio dei negoziati - ha affermato Fini al termine dell’incontro con il capo della diplomazia greca Petros Molyviatis -. Porre qualunque altra condizione sarebbe un errore». Insomma, Ankara è pronta per cominciare i colloqui di adesione all’Unione europea. «Nello stesso tempo - ha però aggiunto il nostro vicepremier - Ankara deve essere consapevole che il problema del riconoscimento di Cipro è, in prospettiva, ineludibile».
L’inizio dei negoziati è previsto per il 3 ottobre, anche se negli ultimi tempi il governo francese aveva sostenuto la necessità che la Turchia definisse la sua posizione su Cipro prima dei colloqui. Ma la scorsa settimana il ministro degli Esteri francese Philippe Douste-Blazy ha lasciato intendere che Parigi congelerà la sua posizione: «Non è nostra intenzione innescare una crisi». La Francia era stata chiamata indirettamente in causa da Berlino, sostenitrice dalla prima ora dell’ingresso turco nell’Ue. «Mi aspetto che l’Unione europea metta in atto quanto deciso lo scorso dicembre dai capi di Stato e di governo con il premier turco Erdogan - aveva sottolineato il capo della diplomazia tedesca Joschka Fischer - e che vengano confermati gli accordi sull’avvio del negoziato».