Fini va nei guai L’alleato a destra sarà Storace

La fine della Casa delle libertà mette in evidenza che i tre partiti alleati godevano di una rendita di posizione grazie a Berlusconi. La Lega, ormai residua dal suo grande momento, usufruiva della sua forza al nord per costringere Berlusconi a darle voti e seggi. Scegliendo di collaborare per la riforma della Costituzione e per il federalismo fiscale, la Lega ha rotto di fatto, sotto la direzione di Roberto Maroni, il suo vincolo con la Casa delle libertà. Il proporzionale alla tedesca riduce le possibilità elettorali della Lega anche al nord.
Alleanza nazionale vedrà Fini in difficoltà: l'alleanza con Berlusconi gli dava la possibilità di essere padre padrone in An. Non essendo più il partner di Berlusconi, Fini perde i poteri assoluti che aveva in Alleanza nazionale. Egli ha scelto di abbandonare la linea di Giorgio Almirante, che considerava il postfascismo come un elemento della democrazia italiana. Ha invece scelto una linea di destra laica neogollista, in un paese in cui non c'è la tradizione nazionale della Francia e l'eredità di De Gaulle. Del resto non si vedono in Fini l'attivismo e le competenze di Sarkozy. Gasparri, La Russa e Alemanno avevano cercato di trovare legittimità nel rapporto con il mondo cattolico. Fini ha duramente condannato questi sforzi, che invece appartenevano alla tradizione di Almirante. È probabile che in An le correnti filocattoliche tradizionali riprendano forza.
Fini dovrà fare i conti anche con la posizione di Almirante che è stata assunta da Francesco Storace e corrisponde ai temi fondamentali del postfascismo. E, non a caso, il primo segno che Berlusconi stava per rompere con Fini è venuto dalla partecipazione del leader di Forza Italia al congresso di fondazione della Destra. Ciò vuol dire che Storace sarà alleato di Berlusconi al posto di Fini. Il leader di An puntava sul referendum e sulla legge elettorale proposta dai referendari che comporta un'alleanza stretta con Berlusconi. Ma ora anche su questo punto Fini si trova senza strategia. Berlusconi lo ha aggirato a destra: una manovra tattica perfetta.
La posizione di Casini è paradossale. Egli chiedeva la proporzionale alla tedesca e Berlusconi l'ha scelta. Ma un conto era imporla a Berlusconi inchiodato sul bipolarismo e un altro è l'essere imposta da Berlusconi. Casini, che ha usato persino la perfidia di Follini per umiliare Berlusconi, si trova ora, come si dice in gergo, in «braghe di tela». Cambieranno le cose anche in Forza Italia, l'accenno ai «parrucconi» è significativo. Berlusconi non ha certamente dimenticato le pressioni che alcuni senatori di Forza Italia gli avevano fatto per essere garantiti della loro elezione, minacciando altrimenti di disertare il voto in Senato. Egli certamente gradirà contornarsi di giovani, perché questa è la sua intenzione da più di tre anni quando disse che Forza Italia si era secolarizzata, cioè aveva perduto il sentimento della battaglia. Forza Brambilla.
Bisognerà fare molta attenzione a quel che accade nel Partito democratico: è molto probabile che la scelta di Berlusconi sia nata d'intesa con D'Alema. Massimo è da sempre l'interlocutore preferito dal Cavaliere e la cosa è ricambiata.
Quanto inciderà tutto ciò sulla durata del governo Prodi? Il Partito democratico non può fidarsi di un leader che ha contro di se la maggioranza del paese in modo mai avvenuto; un caso di delegittimazione così radicale deve preoccupare i dirigenti del Partito democratico. Non è improbabile che il governo Prodi cada l'anno prossimo, magari con il voto contrario di Lamberto Dini e pochi altri. Si sono create le condizioni in cui il Partito democratico può vedere con letizia la dipartita del professore.
Berlusconi, con un solo centro, ha colpito tutti i bersagli. Anche quelli dei nanetti dell'Unione, per cui ormai è chiaro che non c'è trippa per i gatti.