Fini-Veltroni, due idee di Roma a confronto

Dalla «bella politica» alla «bella amministrazione». Dall’immigrazione alle periferie, fino ai trasporti pubblici. Non solo temi nazionali, ma anche tante questioni prettamente «romane» durante il faccia a faccia di ieri mattina al parco del Celio tra Walter Veltroni e il presidente di An, Gianfranco Fini. Il primo nella sua doppia veste di sindaco e leader in pectore del Pd, che da mesi gira l’Italia con le lezioni sulla «bella politica». Il secondo da leader della destra, alle spalle cinque anni di governo e davanti, probabilmente - ancora di più dopo ieri -, la contesa per la conquista del Campidoglio. Una sfida per dare a Roma quella «bella amministrazione» oggi, secondo l’opposizione, negata da Veltroni.
E allora il dibattito di «Atreju», moderato dalla leader di Ag Giorgia Meloni, non può non ondeggiare tra lavavetri e legge elettorale, emergenza rom e riforme costituzionali, degrado urbano e future alleanze. Così, incalzato da Fini, Walter ribatte che «non spetta ai sindaci far rimpatriare i clandestini», snocciolando le cifre sui rom: «In questi anni abbiamo chiuso 28 insediamenti e spostato 15mila persone: tra le chiacchiere e la vita delle persone c’è una profonda differenza. Il fenomeno dell’immigrazione romena sta diventando difficile: da qui il nostro impegno per trovare aziende che assumano in Romania». Non una parola invece sulla futura collocazione dei quattro «villaggi della solidarietà», o sulla moltiplicazione dei campi abusivi. Il presidente di An getta sul tavolo una «cosa di destra»: «Per cultura e costume di vita i rom non possono essere considerati alla stregua di qualsiasi altro cittadino dell’Ue. Se sono nomadi occorre dare loro campi-sosta attrezzati, altrimenti si rischia di creare dei ghetti». E sull’affaire lavavetri Fini ricorda: «Per il 99 per cento si tratta di clandestini. E come tali dovrebbero essere rimandati a casa».
Quindi Veltroni risponde alle critiche sulle periferie abbandonate: «È qui che il centrosinistra ha ottenuto il maggior incremento di consensi. Grazie anche al nostro lavoro di ricucitura». La platea rumoreggia. Dopo qualche minuto Fini rilancia sui trasporti e l’attuale primo cittadino gioca in difesa: «Roma sconta un gap con le altre capitali europee. Qui abbiamo iniziato a costruire le metro decenni più tardi. Ora spero che il centrodestra ci appoggi per ottenere dal Cipe i 1.320 milioni di euro necessari per il prolungamento della linea C da piazzale Clodio fino a Grottarossa». Per cui però sono ancora in corso le indagini geognostiche, tanto che il progetto preliminare verrà consegnata da Roma Metropolitane al Comune solo il prossimo 31 dicembre. «L’altro ostacolo è il tesoro archeologico del sottosuolo - conclude Veltroni che disinnesca così la «mina Alemanno» -. Si pensi al Colosseo, dove il 13 ottobre manifesterete». Il «federale» capitolino, insieme con i parlamentari Fabio Rampelli e Maurizio Gasparri, incassa il successo e annuncia: «Abbiamo superato un veto - quello iniziale del Campidoglio - che ci sembrava inaccettabile. Il 13 ottobre la manifestazione di An si concluderà al Colosseo, all’Arco di Costantino, dove confluiranno i due cortei che partiranno da piazza Esedra e da San Giovanni». «Parleremo di fisco e soprattutto di sicurezza - rincara la dose Gasparri -. Oggi (ieri, ndr) abbiamo visto che Veltroni quando viene incalzato su questi temi non ha risposte convincenti perché non si può abbinare il buonismo di maniera con la necessaria fermezza».